L'indagine del gennaio 2002
L'indagine archeologica (effettuata dalla Soprintendenza Archeologica
di Napoli, con la collaborazione dell'Associazione Meridies),
preliminare ai lavori di ristrutturazione del locale di proprietà
della Curia Vescovile (attualmente studio di cine-fotografia
Camine Napolitano, Via S. felice n.9), ha messo in luce, al
disotto delle opere di sostruzione del pavimento della cappella
del Santissimo del Duomo, alcune strutture murarie relative
ad un ambiente di un edificio di epoca romana.
Le murature, orientate nord-sud/est-ovest, sono conservate
per un'altezza massima di circa m 1,84 e si riferiscono a
vari momenti di vita del complesso. Ad una prima fase, probabilmente
di epoca repubblicana, è relativa la struttura muraria
con paramento in opera incerta di tufo; essa si sviluppa in
senso perpendicolare alla via San Felice, alla quale è
sottoposta di circa m 1,50, e sembra continuare ben oltre
il limite sud del locale, al disotto della strada. Ad una
fase successiva, riferibile a restauri o ristrutturazioni
dell'edificio, si collocano le ammorsature angolari in opera
listata, con ricorsi di tufo e laterizio su spessi letti di
malta, e la preparazione di un pavimento, forse di lstre di
marmo. Sul tratto murario messo in luce sul lato nord, è
presente un vano, largo m 1,08, chiuso da un tompagno in blocchi
squadrati di tufo; la parte alta del muro invece presenta
una sopraelevazione in opera mista di tipo incerto, probabilmente
riferibile ad una fase tarda di riutilizzo dell'ambiente.
Fra il materiale di reimpiego si nota un grosso frammento
di soglia in calcare, sulla cui superficie sono visibili incavi
quadrangolari per l'incardinamento di una porta.
Caduto in disuso, abbandonato e spogliato del pavimento, l'ambiente
fu poi invaso dall'alluvione fangosa immeditamente successiva
all'eruzione c.d. di Pollena, avvenuta in epoca romana tarda
(fine V-inizi VI secolo d.C.). Al disopra dello strato di
fango piroclastico rappreso, l'esplorazione ha evidenziato
uno spesso livello di colmamento, costituito da un terreno
morbido con incluso materiale ceramico, litico e numerosi
resti faunistici. Quest'ultima unità era ricoperta
da un sottile deposito cineritico, relativo ad un fall eruttivo
di un'eruzione vulcanica non ancora chiaramente identificata,
ma forse riferibile a quella del 1631, data che costituisce
un "terminus ante quem" per l'urbanizzazione di
questo settore dell'Insula del Duomo.
La scoperta è particolarmente significativa poiché,
oltre al buono stato di conservazione delle strutture, soprattutto
in elevato, ha consentito l'acquisizione di nuovi dati archeologici
utili a meglio chiarire l'assetto urbano della città
antica, unitamente ad una più completa comprensione
dell'impatto delle eruzioni sul territorio ad est del Vesuvio.