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SALVATORE CIAURRO

Quasi un autoritratto

DAll'età di undici anni, a casa del mio compagno di banco Lucio Tafuri, dipinsi il mio primo quadro: una natura morta con frutta e brocca. Un signore alto, dalla chioma bianca e fluente, assenti e mi sorrise.
Era il pittore Clemente Tafuri. E' questo, forse, il ricordo più vivido dei miei inizi.
Giovanissimo, intorno ai 15 anni, dividevo il mio tempo tra scuola e "bottega". Si proprio la"bottega"!
Una sorta di sodalizio tra pittori anziani che mi accolsero con benevolenza, forse intuendo che da quella mia passione sarebbe venuto fuori, un giorno, il pittore.
Con entusiasmo, iniziai, dedicandomi alla ritrattistica sotto la guida esperta e sapiente di Nando Maddaloni. Ed insieme al giovane fratello di questi, Rino, imparai il vero "mestiere". Trascorsero alcuni anni in quell'atmosfera un po'irreale, ma per me carica di fascino e creatività. i miei amici pittori ritennero fosse giunto per me di approdare alla vera professione.
Mi presentai a quello che allora era un po' il mercante di tutti: Maresca. Avevo 22 anni, tanta incoscienza e tanta voglia di fare. Dipingevo tematiche di esclusivo gradimento al grande mercato americano, privilegiando comunque la "figura".
Cinque anni di questa esperienza e poi, presso la galleria Schettini, l'incontro con Mario Garbetta. Siamo nei primmi anni 70. Finalmente la mia prima personale presso la galleria "Il Cenacolo" Di Mario Garbetta e le prime recensioni critiche. Era finito l'incubo del "gusto" americano.
Intanto, mi dedicavo con piu approfondimento alla ricerca di uno "stile" sempre piu congeniale ai miei contenuti, privilegiando il mio grande amore per il disegno.
Nel 1980 l'incontro con il gallerista Raffaele Serio con la cui collaborazione, realizzai varie mostre tra le quali ricordo quella a Milano, presso la galleria "L'Isola", nel 1983.
il critico Carlo Munari presentò in quell'occasione la mostra "Linea figurativa napoletana" e recensi con molta convinzione il mio lavoro. Era il tema ispirato agli acrobati e agli attori, motivo che ancora oggi affronto con lo stesso entusiasmo di allora.
Nel 1983 altre due personali: a Roma, presso la Galleria "Il Leone", e a Bari, alla galleria "Martello d'oro", con testi critici di Carlo Munari, Domenico Rea e Bruno Lucrezi. poi, fino al 1990, una serie di mostre personali e collettive.
Il mondo del teatro , dei ricordi della mia infanzia (memorie degli anni'50) e di alcuni temi letterari costituiscono ancora oggi al nucleo centrale delle mie tematiche.
Interesse fondamentale, per quanto concerne l'aspetto meramente tecnico, è certamente lo studio dell'anatomia artistica in chiave grafico-pittorica, studio che reputo determinante per la mia formazione.
La ricerca tecnica, negli ultimi dieci anni, si è concentrata essenzialmente sul colore nel tentativo di enucleare la parte luminosa e trasparente, attraverso frammenti ed erosioni del colore stesso. Aspetti, questi, descritti in modo esaustivo da Vitaliano Corbi e Nino D'Antonio.
Intanto l'area della mia ricerca si è andata sempre più ampliando, anche per quanto concerne i motivi ispiratori, e quindi il contenuto delle mie opere.
E' maturata cosi la stagione che mi ha visto impegnato in una pittura a cicli, ispirata sia a fenomeni di costume, e comunque di estrema attualità, sia a temi letterari, con i quali ho da sempre un'assidua frequentazione.
Sono nate a questo punto le opere ispirate alla poesia e al teatro di Garcia Lorca: dal Lamento per Ignacio a Yerma. Segue il tema doloroso e inquietante dell'Esodo, legato al destino di popoli transfughi, e la serie di quadri ispirati al Candelaio di Giordano Bruno.
Col nuovo millennio, la mia pittura si è aperta alle seduzioni di Baudelaire, e in particolare ai suoi Fleurs du Mal, cui è dedicato un ciclo di opere.
Ancora nel 2000 il ciclo ispirato a Federico II di Svevia e alla sua corte.
Alla conclusione di ogni ciclo, c'è con me stesso l'impegno a non aprire un altro. Impegno sistematicamente disatteso.
La mia creatività si lascia continuamente sedurre dalle potenzialità della letteratura e della storia e, poichè entrambe sono fonti inesauribili di immagini e contenuti, ogni proposito di eluderle diventa fievole e privo di attrattiva.
I cicli dunque assumono per me un forte significato di vincolo tra il fluire del tempo e le "permanenze della memoria" - citando distrattamente Dali- e divengono cifra riconoscibile del mio cammino artistico.


Salvatore Ciaurro: via Simone Martini 42, 80100 Napoli

pittore@ciaurrosalvatore.it - www.salvatoreciaurro.it

Bagnanti
Carubina moglie di Bartolomeo - dal "Candelaio" di Giordano Bruno
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