| ROBERTO
CARIGNANI (Napoli, 1894-1975)
Eccoci
al cospetto di un pittore che ha fatto propria l'antica esperienza
di illustri maestri: pensiamo alla Scuola napoletana e ci
vengono in mente artisti contemporanei come Eduardo Amato
o Alfonso Grassi, i quali conoscono il segreto del cangiante
colore e quindi la segreta possibile, mescola per dominarlo;
pratica non facile per mettere insieme colori diversi e della
cui mescolanza, l'artista trae effetti che sono suoi propri,
diciamo di una tavolozza personale, la quale può farci
esclamare: "Questo è il colore di un Tiziano o
di un Caravaggio", inconfondibili come quelli per l'appunto,
della contemporanea Scuola napoletana. Ora, di questo Carignani
osserviamo il 'disegno' che egli sa tracciare evidenziando
due cose: la sicurezza della linea tracciata senza sbavature
nè tentennamenti, e il lento graduare delle ombre che
lumeggiano il volto, conservandone in quel movimento di positura,
la naturale espressione. Una simile capacità tecnica
la possiamo osservare tuttavia nella pittura; guardiamo per
esempio "Il Bevitore", in esso il colore diventa
carne, e lo sguardo si illumina in un quieto, talora quasi
allucinato guardare fissamente, tentando come si dice, di
'allusciare' che stringe il collo del fiasco di vino come
una proprietà di cui non può nè deve
privarsi.
Questa figura vestita con poche, marcate, pennellate sulla
camicia aperta sul petto, esce dal fondale graduato con blu
ora intensi che poi si estinguono come in un velame più
tenero, lacerato d'una subitania luminosità.[...]
Carignani sicuramente mostra di possedere una ricca tavolozza
personale, ma che non gli basta se non per formulare il tremolante,
variegare di quel sottile gibigiana se solo sa far vero e
personalissimo, quasi superando la natura stessa, un artista
come sa farlo appunto, questo Roberto Carignani.
Giovanni Nocentini
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