| FEDERICA GIORDANO
Nata il 6 ottobre del 1989 a Napoli. Attualmente è diplomata al liceo linguistico ed è iscritta alla Facoltà di Lingue e Letteratura Straniera dell’Università S. O. Benincasa di Napoli. Appassionata di viaggi e di musica classica, si dedica allo studio del pianoforte. Ha collaborato con il conservatorio di Avellino per l’organizzazione del “Progetto Scarlatti, genio felice della tastiera” curando il testo della composizione Favola di Mezzanotte, messo in musica sotto forma narrativa. Nomadismi è la sua prima silloge edita. E’ uno dei talenti poetici più rilevanti del panorama letterario campano.
La poesia della giovane scrittrice nolana appare subito molto intensa, vibrante, mai banale. La ricerca poetica di Federica Giordano si poggia su un substrato culturale di grande spessore, ma anche sulla più spontanea gioia e il più irrefrenabile desiderio di mettere su carta i propri sentimenti e le proprie emozioni. Vi si percepisce una forte tensione ed una naturalezza a versificare non comune, che fa della poesia della Giordano, nonostante la giovane età, già poesia vera. E’ una lirica che affronta temi impegnativi, come quelli più leggeri come l’amore (se possiamo considerare leggero tale argomento), con la stessa vibrazione poetica, mai scontata, spesso con parole e termini ricercati, seppur mai gratuiti. Ascoltando poi le risposte alle tante domande poste a Federica Giordano si è subito capito che lo spessore culturale, il “poetare” di questa giovanissima nolana, è qualcosa di naturale, qualcosa che nasce spontaneo, senza forzature, senza ripensamenti: è un desiderio irrefrenabile di dare corpo e poesia a ciò che il cuore, la mente e i sentimenti, irrefrenabilmente, sentono di esplicitare e di fissare su carta. “Nomadismi” è una raccolta di 52 poesie. “Il titolo sta ad indicare proprio il carattere del libro – ha sottolineato Federica Giordano-, che nasce come una raccolta di varie poesie riguardanti i temi più diversi, spaziando dall’arte all’amore, dalla sofferenza esistenziale alla descrizione di paesaggi, dalla musica alla vita nella sua totalità. La varietà dei temi è una scelta ben determinata che ha come fine quello di cogliere, per quanto è possibile, la vita nel suo essere più puro ed autentico, essere che si articola nelle infinite differenze temporali e sensoriali, nei cromatismi delle cose che esistendo si rivelano all’uomo attraverso intime e spontanee allusioni. È il divenire delle cose, lo “scolorar del sembiante” per usare un termine leopardiano, che provoca nell’autrice il sentimento dell’errante. L’errante è l’esule perenne, colui che non riconosce luogo che gli sia proprio, colui che trova solo nelle fugaci armonie della sua anima col mondo il suo nido. La raccolta è dunque un percorso interiore, un iter poetico che traccia i “nomadismi dell’anima” che, attraverso momenti di tenera serenità o di cupa oppressione o di entrambi contemporaneamente, descrive le “istintive corrispondenze” di cui il suo animo si nutre”. La poesia della Giordano appare densa di contenuti. Una poesia da leggere e, magari, rileggere più volte, per scoprire sfumature sempre nuove e contenuti più profondi che, ad una prima lettura, potrebbero rimanere celati. I suoi versi sciolti, individuando una musicalità interna non necessariamente ricercata, creano schizzi di atmosfere che, nonostante il solo strumento della parola, hanno tutto il peso del vissuto. Sono infatti descritte in modo tale da renderle assolute; spesso si tratta di scene atemporali in cui è solo il “ritmo” a scandire la successione dei momenti interni dell’autrice. “I “nomadismi” sono inoltre – ha proseguito Federica Giordano-, l’azione che meglio raccoglie in sé la natura dell’uomo che, limitato nel tempo e quindi nella sua stessa materia, il corpo, è illimitato nel tessuto interno, nelle onde interiori che determinano qualitativamente la vita di ciascuno. La silloge quindi propone tutti gli stati d’animo legati alla scoperta; il momento dell’entusiasmo e dell’appagamento momentaneo dovuto ad un bisogno soddisfatto, quello della “spinta costante a dolci e imprescindibili nomadismi”. Ma l’“oltre” che manda dalla realtà i suoi richiami causa presto una nuova insoddisfazione che mette a nudo davanti a lei la caducità della sua gioia. È una “fiamma d’amore e poi di dolore” (ndr.:come si legge in una sua poesia). Questo avvicendarsi di sentimenti porta però alla riflessione e all’arricchimento e anche all’espressione artistica, che salva l’uomo dalla prigione della realtà e di se stesso. L’arte quindi si configura come specchio tra mondo interno ed esterno e come voce evocatrice all’istinto creativo”.
Nomadismi
Errando girovaga
di anni e di spazi
mi aggrappo alla parola
che non si degna
di nessuna patria.
L’anima si congeda da ogni luogo
ma non lascia il cuore
da nessuna parte. La parola
la segue; dapprima muta
ascolta, poi si scioglie
disegnando sulla carta riccioli neri,
cera di candela lenta e fioca.
Ma cerco una nuova fiamma;
ormai mi sono bruciata
con la vecchia lingua di fuoco
di amore e poi di dolore.
E in una gravità di affetti
per luoghi morenti e fioriti
sento costante la spinta
a dolci e imprescindibili nomadismi
che in comune hanno solo
le giravolte della gonna.
|
|