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BATTISTELLO CARACCIOLO (Napoli, 1570-1637)
L'arrivo
a Napoli del Caravaggio nel 1607 segna un avvenimento di importanza
fondamentale per la pittura napoletana del Seicento. Tra i
primi a testimoniare quel nuovo stile troviamo Giovan Battista
Caracciolo detto Battistello nato a Napoli intorno al 1570.
Allievo di Fabrizio Santafede sembra aver conosciuto la pittura
caravaggesca e la sua grande formula innovatrice esaltante
la " verità " del modello " tagliato
" dalla luce rivelatrice, prima ancora che l'arrivo a
Napoli del Merisi sconvolgesse i temi e i canoni della pittura
tardo-manierista imperante. Eppure nelle prime opere di Battistello,
come il " Battesimo di Gesù " nella chiesa
dei Girolomini e la " Madonna con Bambino e S. Giovannino
" al Museo di San Martino pur avvertendo la nuova ispirazione
verista del maestro lombardo, si notano ancora stilemi manieristici
legati alla pittura del suo tempo. Soprattutto negli affreschi,
il Caracciolo, si distacca maggiormente dalla formula caravaggesca
anche per la tecnica peculiare della pittura murale, che non
si presta felicemente alle " tenebrosità "
di quella scuola. Tanto accade sia per i primi affreschi del
1601 nella cappella del Monte di Pietà, che per quelli
successivi in S. Martino ed in S. Teresa agli Studi del 1616.
Nelle tele coeve la pittura ad olio permette una maggiore
aderenza ai modi del Caravaggio come nell' " Immacolata
" di S. Maria della Stella, nel " Miracolo di S.
Antonio " in S. Giorgio dei Genovesi, nelle pale di S.
Pietro dei Turchini ed in S.
Chiara di Nola. Capolavoro di quegli anni resta la celebre
" Lavanda dei piedi " in S. Martino del 1622. L'andata
a Roma, allora vero centro della potenza culturale barocca,
porta Battistello a contatto con il fasto di quella pittura
che derivava dai Caracci: lo spirito della maniera ed una
diversa ariosità dell'insieme. Un lento, progressivo,
distacco dal rigore caravaggesco si nota in Battistello nei
primi anni Venti del secolo che ci rivelano anche figure più
allungate e una tavolozza più smaltata. I temi caravaggeschi
sono sempre controllati da una particolare dignità
aristocratica che resterà sempre il segno peculiare
della migliore pittura di Battistello, pittura che non scade
mai nel facile racconto del " pittoresco " nel quale
spesso si invischiano i caravaggeschi " minori "
di Napoli. Nel 1622, sempre in S. Martino a Napoli, Battistello
esegue una nuova serie di affreschi nella cappella di S. Gennaro,
la " Fuga in Egitto ", una tela ora al Museo di
Capodimonte, e molte altre opere in chiese napoletane. Negli
ultimi anni della sua attività si dedica quasi esclusivamente
agli affreschi; nel 1631 affresca la cappella dell'Assunta
sempre in S. Martino; poi la chiesa di S. Maria la Nova ed
infine esegue insieme al Lanfranco gli affreschi dell'oratorio
dei Nobili del Gesù Nuovo. Ormai stanco sebbene in
piena attività, Battistello Caracciolo muore a Napoli
nel 1637, " aprendo " quella grande scuola di derivazione
caravaggesca che Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio allievo
di Caravaggio, diffonderà nella capitale del viceregno
facendo fiorire una stagione felicissima mai più raggiunta,
che si esprimerà fra le più importanti del suo
tempo, per circa due secoli.
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