ANTONIO GIORDANO

Nato a Nola il 7/11/42, ha frequentato il Liceo Artistico di Napoli e la Bottega
d'Arte del prof. Gennaro Sallusto. Vive e opera in Nola, via 7 bis, Parco Hyria, 28 bis Nola (NA)

Dilatare l'orizzonte visivo e conformarlo all'estasi della propria percezione è quanto concede a se stesso l'artista Antonio Giordano nel gioco del segno e del colore. Nelle sue opere la Natura suggerisce l'immagine, ma il filtro emozionale dell'occhio l'accresce e la dilata: non ne tradisce la struttura d'essere, ma ne coniuga le forme in significati che oltrepassano il dato del reale per divenire suggerimenti a metafore universalizzanti. Ed il pittore qui rivela l'animo di poeta, quando ricerca il materiale verbale di una intitolazione che suggerisce percorsi interiori, travalicamenti di senso cui la corposità dell'immagine riporta. E' questa un'arte privilegiata e fortemente materica che per trascendersi non sceglie nè l'astrazione, nè l'informale, nè l'esile assottigliarsi ascetico. Al contrario, il colore si impone, definito e a contrasto, per sottolineare il possesso di una pienezza d'immagine che però sfrontatamente denuncia ogni perdita di ingenuità, e sottende, e corregge se stessa nella tensione comunicativa. Fiori dai petali grossi e carnosi si slargano come variazioni tematiche di forme danzanti
dai colori auspicati oltre la verosimiglianza e vanno a richiamare figure di donne dai volti stigmatizzati dal silenzio, ma espressive nella forza della postura, a dichiarare così il loro "stare": quel ritrovarsi necessario così consono alle presenze femminili del nostro Sud. Alla staticità della figura corrisponde il guizzo di linee, che suggerisce panorami monocromatici soltanto nella nota di base, ma ricchi invece di infinite tonalità sfumanti l'una nell'altra, che coprono il segno lì proprio quando il colore si fonde, di ibrida, si disfa nel'altro tono che l'accoglie: nasce una policromia nuova, fatta di una costante che continuamente si riconverte e si coniuga. E' il guizzo inquieto dell'artista che esprime così la sua ansia del dire. E' anche l'invito all'immersione rivolto al visitatore che, prima di percorrere con lo sguardo una tela e poi l'altra, è costretto ogni volta a distrarci dalla profonda suggestione in cui è rimasto catturato.
Lucia Stefanelli Cervelli
scrittrice, sociologa della comunicazione scenica

Il cesto di frutta
fiori possibili
la collina felice
la madre dell'eroe
l'angolo antico