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LA SETTIMANA SANTA NEL VALLO DI LAURO

Le usanze e le tradizioni della Settimana Santa
Nella cultura folkloristica del Vallo di Lauro, la settimana santa costituisce un momento di meditazione collettiva sul mistero della morte e al tempo stesso di esorcismo di essa.
In questo contesto si inseriscono consuetudini (benedizione delle case e delle uova; "'o canisto", una cesta ricolma di prodotti casarecci, che si scambiavano "cumpari e cumparielli") e tradizioni ("biancovestiti" e rappresentazione vivente della Passione di Cristo), talora ancora oggi praticate, per lo più relegate nella memoria del tempo ma che, comunque, offrono uno spaccato interessante, suggestivo e tangibile della cultura e della fede popolare di un tempo che fu.

La processione delle palme (o degli ulivi)
Molto sentita è ancora oggi la processione di Cristo Re a ricordo dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme; processione semplice ma altamente rievocativa: si arriva davanti alla chiesa parrocchiale e ci si dispone su due ali di folla per far passare avanti il sacerdote per la benedizione. Benedette le palme (o meglio "'e frascuni 'e alive") si ritorna in processione in chiesa dove viene celebrata la Messa con la lettura del "Passio".
Durante la giornata ci si scambia doni in segno di pace; mani esperte con le palme facevano (e riescono a farlo ancora oggi) lavoretti a varia forma; in questa giornata i fidanzati si scambiavano (e si scambiano) regali di ogni tipo.
Tutti, comunque, portano a casa il ramoscello di ulivo benedetto da appendere "'a capolietto" e nei campi per propiziarsi le benedizioni divine contro le insidie del demonio.

La benedizione delle case
Durante la Quaresima, oltre alla carne si proibiva l'uso del latte (e derivati) e delle uova. Le massaie, durante questo periodo, accomulavano le uova delle proprie galline per la settimana santa (preparazione delle pastiere; omaggio al sacerdote, che prima di Pasqua passava per la benedizione delle case) e per la scorpacciata di uova nel lunedì di Pasqua, durante la tradizionale scorpacciata "fuori porta".

“‘O Subburco”
Ai riti pasquali sono legate una serie di tradizioni che simboleggiano la rinascita della natura e la vittoria sulla morte. Tra queste, singolare è, senza dubbio, quella del "subburco". Le donne seminavano (e seminano ancora oggi) del grano, delle lenticchie e dei grani leggeri in piatti, che tengono al buio e innaffiano ogni due giorni;
le piante crescono rapidamente; vengono legati insieme i germogli con dei nastri rossi e si mettono i piatti che li contengono sui sepolcri che si fanno con le immagini del Cristo morto, il venerdì santo nelle chiese. Forte il richiamo al culto di Adone.

La veglia
Nella notte tra giovedì santo e venerdì santo, era costumanza vegliare il Sepolcro ('u subbùrco), un tumolo sepolcrale, allestito con germogli di grano (fatti germogliare al buio per far assumere loro un colore chiaro), fiori freschi; numerosi i fedeli, in prevalenza donne, sostavano in chiesa pregando e cantando canti popolari riecheggianti il lamento funebre. Una vera stortura aliturgica e astorica (Cristo muore alle 15 del Venerdì Santo!); con la riforma liturgica del Vaticano II si è riportato il Giovedì Santo a sera alla sua originalità con l’adorazione privata e pubblica dell’Eucarestia nella sera della sua istituzione.

La visita ai sette Sepolcri (Venerdì Santo)
Il venerdi Santo è il giorno della rappresentazione corale e spettacolare del dolore, del sangue, della morte e della sepoltura di Cristo. Viene coinvolta tutta la popolazione della Valle di Lauro.
Nelle prime luci dell'alba, giovani e meno giovani ripercorrono la strada dolorosa dei Sepolcri.
Un crocifero, quattro donne vestite in nero, portano un pannello di tela, simbolo della Sindone, dov'è dipinta l'immagine di Cristo morto.
Seguono uomini in camici bianchi e coronati di spine ("i biancovestiti"), che lungo le deserte vie del Vallo di Lauro al fioco lume dei lampioni, posti accanto alla Croce, intonano un canto di struggente bellezza (e il pensiero non può non correre ai cori greci guidati dalla Corifea), che echeggia in quell'ora di generale silenzio, ti sveglia, se dormi, e ti commuove. Nella tarda mattinata, "i biancovestiti", dopo aver fatto visita alle chiese del Vallo, dove è avvenuta la reposizione dell’Eucarestia del Giovedi Santo, si ritrovano a Lauro; qui, sul sagrato della parrocchiale "S. Margherita e S. Potito", e subito dopo all’interno, la "gara dei cori".
A questo raduno del Venerdì Santo a Lauro non partecipano i “biancovestiti” di Marzano e Domicella, che “ab immemorabili” gravitano sul nolano e sui Paesi vesuviani.
Antiche le origini di queste pia pratica penitenziale .
Queste processioni, il cui spirito originale era fortemente mistico, devozionale e penitenziale, sembrano, in questi ultimi anni, aver perduto la propria autenticità e sacralità, trasformandosi in surrettizie esercitazioni teatrali, sempre meno sacre e sempre più profane.
Questi forsennati tentativi turistici e consumistici, ripropongono il problema mai seriamente affrontato in passato, di trovare un punto di coesistenza tra il vissuto sacro, da difendere per affidarlo integro alle nostre generazioni future, e il bisogno di spettacolarizzazione che oggi tutto travolge.

I canti della Via Crucis
I testi di questi canti, nei quali sono leggibili molti echi delle jacoponiane laudi duecentesche, sono attribuiti a Pietro Metastasio: la Passione, le omicide lance, le folgori, il Giusto che muore, il dolore della Madre.
E' un modo, questo, per esorcizzare la paura della morte nella attesa della resurrezione.
Questi testi, trasmessi per via orale da generazione in generazione, hanno subito, attraverso i secoli, aggiunte, modificazioni, alterazioni così da finire col perdere ogni connotato originario. Le versioni che proponiamo vengono sussurrate dai "biancovestiti" lungo la strada dolorosa dei Sepolcri.
Questi canti religiosi tradizionali che variano dai semplici e comuni richiami emotivi stereotipi a quelli di intenso contenuto drammatico, sia per la continua iterazione, che per le struggenti, toccanti e malinconiche note delle diverse melopee, possono essere accostati ai lamenti funebri in uso nei rituali della morte fino a mezzo secolo fa.

La rappresentazione vivente della "Passio Christi"

La rappresentazione vivente della "Passio" , che chiude il ciclo rituale e suggestivo della Settimana Santa, scandisce la sofferenza e la speranza di una intera comunità in una vita più serena e tranquilla.
Giovani e meno giovani, di ogni estrazione sociale e accomunati da uno spirito di sincera partecipazione collettiva, fanno rivivere la Passione e la morte del Figlio dell'Uomo, in costumi d'epoca preparati da abili e pazienti sartine locali.
Tra le rappresentazioni viventi, la più"originale" si svolge a Taurano. Più di un centinaio gli attori che partecipano a questo dramma religioso, che trasforma questo paese in un'altra Gerusalemme, occupando tutti gli spazi e le energie migliori della comunità tauranese. E', una drammatizzazione questa, che, nei segnali di un codice processionale barocco ma di radici penitenziali duecentesche, riesce a coinvolgere i presenti nel vissuto essenziale della tragedia di morte divina .
Non abbiamo notizie certe sull’origine di questo solenne e commovente rito penitenziale; può essere stato istituito dai Frati Minori del Convento di S. Giovanni del Palco nel secolo XV.

Stabat Mater dolorsa
Iusta crucem lacrymosa,
Dum pendebat Filius
Cuius animam gementem,
Contristatam et dolentem,
Pertransivit gladius.
Quando corpus morietur,
fac ut animae donetur
Paradisi gloia, Amen

Le tre Ore di Agonia
Resiste ancora a Moschiano e a Pago Vallo Lauro la celebrazione delle “Tre Ore di Agonia”. Nelle prime ore del pomeriggio del Venerdì Santo, sullo sfondo della chiesa addobbata a lutto, si erge la statua dell’Addolorata in contemplazione del Figlio inchiodato alla Croce; un’orchestrina con suonate e canti adatti (generalmente strofette della Via Crucis), introduce le Sette parole dette da Gesù morente, che poi un predicatore, dal pulpito, commenta e propone all’uditorio.
Sul tardi, infine, in tutte le chiese, dopo la solenne Liturgia della Morte del Signore, una fiumana di gente accompagna la Processione del Cristo Morto per le vie del paese, in un clima di accorata compunzione creato in tanta parte dai canti dei “Biancovestiti”, che seguono la Processione tra la bara di Cristo morto e la Statua dell’Addolorata.

La processione di Cristo morto
Nel tardo pomeriggio del Venerdì santo viene organizzata, ancora oggi, la processione di Cristo morto e dell'Addolorata.
Durante il lento cammino si prega e si intonano canti liturgici funebri. Chi non segue la processione ne attende il passaggio sugli usci, ai balconi, agli angoli delle strade; i fedeli lanciano fiori, si segnano col segno della Croce.

La "tròccola"
Durante la settimana santa le campane sono silenti dal Giovedì Santo alla notte di Pasqua, in segno di lutto per la morte di Cristo; per chiamare i fedeli alle sacre funzioni in chiesa viene utilizzata la tròcola (o tròccola), uno strumento, formato da una tavoletta di legno, con presa a mano per scuoterla e far battere diversi ferri liberi, a maglia, che vi sono attaccati, che producono un rumore secco, legnoso, crepitante. E’ deturpazione dialettale dal latino “crotalum”, una specie di nàcchere.

Le usanze del Sabato Santo
Il sabato santo allo scioglimento delle campane, che annunciavano la Resurrezione di Cristo, i contadini sospendevano i lavori nei campi, si percuotevano il petto per scrollarsi di dosso le pulci convinti che il Signore Risorto le facesse morire.
A casa le donne con la scopa o col battipanni battevano i materassi, le coperte con la speranza di distruggere le cimici e le pulci.

La pasquetta
Altro appuntamento rispettato del periodo pasquale nel Vallo di Lauro è la scampagnata del Lunedì in Albis (la pasquetta); ci si ritrova presso alcuni santuari (S. Giovanni del Palco e Madonna dell'Arco a Taurano; Madonna della Carità a Moschiano; Madonna dell'Abbondanza a Marzano; San Teodoro a Quindici; Grotta di San Michele a Migliano di Lauro ecc...) per pregare, cantare e gozzovigliare sui prati in fiore.

(Giuseppe Buonfiglio, “Il Desiderio e la Regola, Lauro 2001)


 
I biancovestitit di Lauro
Passio Christi
Passio Christi
Processione delle palme a Quindici