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FESTA DEL MAJO

In vari paesi, sparsi ad arco ai piedi delle verdi alture nella conca del Baianese, è presente il rituale del Majo, che certamente, ebbe il suo centro propulsore a Baiano.
Negli anni molti studiosi hanno acceso vivaci discussioni sul rituale e sul significato del Majo; secondo alcuni il termine Majo deriva da mai-baum (albero di Maggio), rituale presente in alcune tradizioni popolari tedesche, secondo altri da maius arbor (albero maggiore). Sta di fatto che etimologicamente maggio o majo viene dalla radice Mag, che significa crescere, per alcuni studiosi riconducibile alla dea Maia, la grande Madre, dea della terra. Infatti in Italia e all’estero, sono molto diffusi i riti in favore della dea Madre, degli albero e del loro sesso e, la simbolica erezione dell’albero più grande piantato in terra, un chiara allusione alla fecondazione.
Con il rito del Majo, ogni anno il popolo di Baiano celebra in maniera singolare la solennità del Natale, e l’amore per S.Stefano, patrono della città, per il quale l’albero viene immolato.
I fedeli preparano la festa a partire dal 13 Dicembre, il giorno di S.Lucia, quando hanno inizio le celebrazioni delle “messe’ e notte” che durano sino al giorno di Natale. Queste celebrazioni liturgiche si svolgono nella chiesa patronale, dedicata a S.Stefano, con una caratteristica, la campana suona alle cinque del mattino, e i fedeli sfidando il freddo accorrono in chiesa, sollecitando con botti e tamburi chi dorme ancora e, finita la S. Messa i giovani per le vie della città intonano “O Stefanì”, canto popolare scritto dal concittadino Masi dedicato a S.Stefano.
La sera della vigilia di Natale, nei tortuosi vicoli del centro storico di Baiano, “ i Vusuni”, dopo il cenone, c’è un grande fermento di persone: nel cortile di un palazzo viene allestita una grotta e, adagiato il Gesù Bambino, che sarà portato in processione per il paese, accompagnato dalla banda dei musicanti locali e dalle prime carabine che a distanza di qualche ora scandiranno il ritmo della festa. La processione si conclude in chiesa, con la celebrazione della S. Messa. Termina così la fase religiosa di preparazione alla festa e comincia quella folkloristica, intrisa di un rituale che associa elementi sacri a profani.
Il cerimoniale inizia la mattina di Natale.
In chiesa il parroco aspetta il popolo per l’ultima “messa’ e notte” che si conclude con la benedizione degli attrezzi per il taglio dell’albero. Ognuno ha il suo posto: i boscaioli che taglieranno l’albero, sono a destra del presbiterio e, le donne nella navata centrale, dove a sinistra è esposta la statua lignea di S.Stefano. E’ ancora notte ma per le strade del paese è già un rullare di tamburi e un tuonare di carabine, grandi nubi di polvere da sparo si alzano sopra i vicoli. C’è chi ha aspettato questo momento sveglio dalla sera della vigilia, in compagnia di un buon bicchiere di vino e di una partita a carte.
I “mannesi” e i boscaioli sono quelli che prendono parte attiva al taglio dell’albero. In passato era consuetudine che il Majo fosse esclusivamente un castagno, da tagliare sul bosco di Arciano. La scelta di quel tipo di albero è perché per il popolo Baianese il castagno è sempre stato un legno pregiato, degno di essere sacrificato al Santo.
Nel bosco l’albero è stato già scelto e spogliato dei rami laterali, resta solo il tronco. Ai suoi piedi viene fatta esplodere una bomba carta in segno di buon augurio, poi si procede al taglio con le scuri. Una volta a terra l’albero viene scortecciato all’estremità del tronco, frondato dai rami in alto, per acquistare così un significato fallico e divenire il Majo.
Caricato sopra un carro e portato a valle, ad attenderlo c’è tutta la popolazione; la banda, i tamburi e, l’antico gruppo dell’ “Avancarica Baianese”, composto di soli uomini, che armati di carabine (armi storiche della fine dell’800), e vestiti da briganti fanno tremare la terrà al suo passaggio. Il corteo di giovani che cantando e ballando accompagna la parata fino alla chiesa di S. Stefano dove l’albero verrà issato.
Il carro è trainato dai cavalli, sul Majo, all’attaccatura dei rami, c’è il posto d’onore, che viene assegnato secondo un antico rito e per tradizione a uno che appartiene alla stessa famiglia, tramandando il privilegio da padre in figlio. Arrivati alla chiesa il carro viene staccato dai cavalli e tirato con le corde fino alla fossa in cui si ergerà. Il parroco benedice la creatura del bosco e il popolo, con questo cerimoniale viene suggellata l’unione del sacro e del profano.
Tutti si sono disposti in cerchio, al tronco vengono legate tre grosse funi per l’alzata, di cui la principale, calata dal tetto della chiesa.
Finalmente il Majo svetta verso il cielo, lo scioglimento delle funi è il momento più delicato e commovente. Su per il tronco si arrampica colui che per tradizione ha sempre svolto questo ruolo, la gente osserva trepidante e quando le funi cadono, con un forte applauso grida “evviva ‘o Majo ‘e Santu Stefano”, accompagnata dalle campane della chiesa che suonano a festa.
Di sera ai suoi piedi si accende un grande falò, c’è ancora chi canta a voce spiegata, e chi invece, di Natale ne ha trascorsi tanti, con un velo di malinconia negli occhi sa che un altro anno è passato e che la festa del Majo non è più come prima…

Maria Montella

Bibliografia: I Mai del Baianese di Galante Colucci





Il Majo di S.Stefano
Il Majo di S.Stefano
Fucilieri
Majo di S. Stefano di M. Montella