Basiliche Paleocristiane di CimitileCastello Lancellotti di LauroFesta dei Gigli di NolaL'Anfiteatro di Nola (I sec. a.C.)
>HOME>FESTA DEI GIGLI>GIORNATE DI STUDIO BENI IMMATERIALI

 


COMUNICATI STAMPA E NEWS

COMUNICATI STAMPA

GIGLI – DUE GIORNATE DI STUDIO PER I BENI IMMATERIALI



La festa: dinamiche socio-culturali e patrimonio immateriale
di Federica Giordano


Estremamente positivo l’esito delle due giornate di studio del 27 e 28 settembre dedicate alla Festa dei Gigli di Nola e alle macchine da festa del territorio italiano. L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Campania, dal Comune di Nola, e organizzata dalle Associazioni Meridies, Aisea, Sete sois sete luas, da “Il Nolano” e dal Bimestrale “Infiniti Mondi”, ha visto la partecipazione di importanti personalità del panorama culturale italiano che l’uditorio nolano ha accolto con grande interesse e vivace spirito di scambio.
La sala consiliare del comune di Nola ha accolto questi illustri personaggi che hanno toccato l’argomento della “festa popolare”, evidenziandone diversi aspetti e problematiche.

27 settembre. Ore 17.00 - Il Presidente dell’Associazione “Meridies” Angelo Amato de Serpis, presenza insostituibile per la valorizzazione dei beni culturali del territorio nolano, si è curato della fase introduttiva della conferenza. Dopo aver espresso la sua soddisfazione per la riuscita di quella che inizialmente era solo una proposta, de Serpis ha espresso i suoi ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento, con l’augurio di ripeterlo magari con cadenza annuale. Ha poi lasciato la parola ai professori universitari, in particolare a Lello Mazzacane, professore presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Questi si è occupato della presentazione del progetto di un museo della cartapesta a Nola. Oltre il progetto specifico, il Professore ha ritenuto opportuno discutere circa le problematiche sul “ruolo” di un museo al giorno d’oggi, ruolo che deve estrinsecarsi nella multimedialità. Secondo il Professore infatti, solo attraverso l’interazione dei diversi supporti con i canali mediatici è possibile creare un “ambiente” in cui ci sia una valorizzazione non soltanto dei beni materiali ma anche e soprattutto dello spirito che vi è alla base. Questo aspetto, aggiunge Mazzacane, è la garanzia della legittimità della conoscenza anche da parte di persone che non provengono dallo stesso humus culturale. Quest’ ultimo elemento è stato il punto di partenza dell’analisi del professor Luigi Lombardi Satriani, che si è fatto apprezzare per il discorso quasi “universale” sulle feste popolari. Questa dimensione così ampia è stata efficacemente rievocata con la citazione di alcuni versi di Giacomo Leopardi: “la gioventù del loco/lascia le case, e per le vie si spande;/e mira ed è mirata/e in cor s’allegra”. La descrizione del poeta tocca con una precisione di specialista gli aspetti più profondi della manifestazione popolare. A suo avviso, con l’espressione “per le vie si spande”, il poeta allude all’appropriazione della dimensione spazio - temporale da parte delle masse. Involontario ma indispensabile il riferimento kantiano. Con questa violenta rivendicazione, il popolo s’impadronisce dei mezzi primi della percezione, ripristinando quel livello pre-cognitivo che trova la sua espressione formale nelle “forme pure a priori”che Kant aveva individuato. Secondo il professor Satriani, durante la festa si vive nella prospettiva del “hic et nunc”, senza sovrastrutture imposte ed esterne all’individuo stesso. Da ciò conseguono l’autocompiacimento e la gioia, la sensazione cui Leopardi fa riferimento nell’ultimo verso scrivendo “e in cor s’allegra”. Inoltre, aggiunge Satriani, la felicità è dovuta anche al recupero del “noi”. Quest’ affermazione è stata sostenuta dall’esempio mitico di Narciso, l’uomo che si innamorò di sé stesso. L’uomo, spiega Satriani, non riesce a vedersi scisso da una realtà sociale e dunque, durante la festa, si recupera la funzione visuale primitiva, quella che ci fa riconoscere l’altro come individuo simile a noi e che contemporaneamente ci rende uomini agli occhi degli altri (mira ed è mirata). A quest’attentissima analisi, il Professore ha poi aggiunto altre considerazioni:una tra queste, il carattere religioso della festa. Per quanto riguarda Nola, in particolare, lo sforzo fisico dei collatori può essere letto in chiave cristiana come offerta a Dio della fatica fisica, o meglio sacrificio a Dio della propria fisicità. C’è poi stata da parte di Satriani l’identificazione di altri motivi caratterizzanti delle realtà festive; tra questi il commercio, la dinamica ludica e la gastronomia che permette, attraverso l’atto del mangiare, una comunicazione con un codice vero e proprio (si pensi come esempio nel mondo antico al “simposio”).  Questo puntualissimo intervento è giunto a termine con l’invito ad una prospettiva teleologica della festa, un’evoluzione che consenta al “locus festivo” la sua sopravvivenza storica.  C’è stato poi il Professor  Francesco Faeta dell’Università degli Studi di Messina. Il Professore Faeta, ha impostato invece la sua relazione in chiave critica. Il suo discorso verteva in particolare sulla questione della “promozione della tradizione”. Il centro della sua discussione è stata in sostanza la difficile conciliazione tra le realtà popolari, magmatiche e mutevoli e la tradizione. Con quest’ ultimo termine si intende infatti qualcosa di fisso e fermo che va al di là delle coordinate storico-temporali. Dunque Faeta si domanda quale sia il punto culmine di “curvatura dell’oggi” che le realtà festive possono sopportare senza perdere la loro identità originaria. La soluzione dell’ardua questione è nella rielaborazione estetica felice, nella ri-contestualizzazione consapevole della festa. “E’ come ripetere oggi le opere di Mozart oppure i pezzi teatrali di Sheakespeare” spiega Faeta. Si tratta di materiale ri-contestualizzato e rielaborato che tuttavia non perde la sua identità e dignità artistica. Letizia Bindi, Professoressa presso l’Università degli Studi del Molise ha invece tracciato un percorso di tipo concreto. Si è occupata del difficile rapporto tra la festa e i luoghi istituzionali della festa stessa. Si tratti infatti dei Gigli di Nola o dei Misteri di Campobasso, le problematiche sono ricorrenti. Il problema della gestione delle “macchine da festa”, ovvero del lato “materiale” della festa desta sempre problemi tecnici e logistici che richiedono un ingente dispendio economico. Letizia Bindi sottolinea inoltre un altro aspetto importante soprattutto per il Sud d’Italia; per il Meridione, le feste si configurano come elementi etnoculturali che dovrebbero portare al rilancio dei territori. La festa diventa quindi icona, cartolina, biglietto da visita. Dunque l’importanza della vista. La definizione di questo aspetto topico delle feste è “ipertrofia del momento visivo”. Premesso ciò, il tourbillon di eventi spettacolari e mediatici fa si che la festa si diffonda e si conservi. Importante è anche il rapporto con l’istituzione religiosa. Da questo dualismo istituzionale (politica e religione) sorge l’interrogativo forse più pratico ed importante che ci si possa porre. La festa è un’esigenza di mercato oppure un patrimonio culturale? La Professoressa Bindi spiega che la festa è in primis patrimonio, patrimonio al quale il mercato non deve nuocere. Lo spunto del momento visivo trattato da Letizia Bindi ha animato l’intervento di Giovanni De Vita, Professore all’Università degli Studi di Cassino. De Vita ha esposto una relazione dal titolo “visualità e visioni nell’esposizione etnografica”. Si tratta dello studio scientifico dell’uso rappresentativo delle immagini e dei suoi conseguenti stereotipi. De Vita ha proposto una sequenza di foto e immagini collegate al toponimo “Ciociaria” facendone un’analisi sottile. Il professore ha illustrato l’immagine della donna (madre, balia o contadina) e dell’uomo (femmineo oppure bandito) nei suoi diversi aspetti rappresentativi. Dalle immagini si è poi passati alla rappresentazione mediante l’uso di manichini, siano questi anonimi e senza volto oppure dalle fattezze umane molto fedeli. Inoltre il pubblico ha avuto modo di osservare foto di pellegrinaggi e di feste tipiche popolari come la “festa dell’uva”. L’ultimo relatore dell’incontro pomeridiano del 27 settembre è stata la Professoressa Emilia De Simoni. Quest’ultima ha messo in evidenza l’importanza della partecipazione del popolo ai fini del recupero etnoculturale, ha parlato di sviluppo sostenibile  della cultura oltre che dell’ambiente. Questo concetto è esplicitamente espresso nell’art. 15 della Convenzione UNESCO. Emilia De Simoni ha inoltre posto l’accento sull’importante rapporto tra “istituto festa” e potere centrale; questo, per evitare  la strumentalizzazione delle realtà festive col rischio della perdita e dell’impoverimento culturale; cita Pasolini per criticare l’omologazione e l’annichilimento della cultura e termina il suo discorso indicando la necessità della “restituzione” delle cose alle comunità.
28 Settembre – ore 10.00 Il convegno è stato moderato da Katia Ballacchino (antropologa dell’Università “La Sapienza” di Roma che da tre anni sta studiando la Festa dei Gigli) e ha visto il  rilevante contributo del Sindaco di Nola Felice Napolitano, del vicedirettore di RAI International Michele Mezza, del Professor Luigi Lombardi Satriani e del compositore e musicologo Roberto De Simone. Dopo una breve introduzione sulla Festa dei Gigli, Katia Ballacchino ha lasciato la parola al Sindaco di Nola che ha sottolineato il carattere vitale della Festa che, ovviamente, è in contrasto con ogni eventuale tentativo di irreggimento. Michele Mezza ha vivacemente raccontato la sua personale esperienza di Festa da Nolano trapiantato a Milano. Ha poi ritenuto opportuno soffermarsi sul carattere di “verticalità” proprio dell’importantissima Festa nolana. Il Vicedirettore di Rai International si domanda se lo sviluppo fisico verticale del Giglio non sia la metafora di una ricercata modernità metropolitana. Mezza è infatti convinto che nel Sud in particolar modo, la Festa sia una rivendicazione che serve a mitigare ben altre delusioni, per lo più di carattere politico ed economico, sul territorio locale. Questa osservazione trova la sua legittimità nell’evoluzione storica. Mezza  cita a tal proposito Ambrogio Leone che descrive la Festa dell’epoca precristiana come manifestazione della potenza commerciale delle corporazioni. Nel ‘600  la Festa acquisisce invece il crisma della religiosità diventando patrimonio dei Nolani devoti. Dunque l’altezza diventa la dimensione della ierofania. Mezza conclude il suo discorso auspicando ad un’evoluzione della macchina della Festa che deve diventare multietnica nel messaggio di cui si fa portatrice. E’ la volta del nuovo intervento dell’apprezzatissimo Luigi Lombardi Satriani che questa volta insiste sull’aspetto della “coralità” della Festa dei Gigli, sulla sua completa interiorizzazione da parte delle nuove generazioni. Questo dato di fatto, tutt’altro che negativo, permetterà alla Festa di diffondersi e di evolversi. Satriani chiarisce la positività del cambiamento che però conservi lo spirito originale della manifestazione festiva. In particolare afferma: “La festa nasce come cambiamento. L’immobilità è del cadavere”. Le regole fisse e imposte non hanno motivo d’essere secondo il Professore che, per avvalorare la sua tesi, fornisce all’uditorio varie esemplificazioni storiche. Piuttosto è necessario delineare percorsi, individuare nuove direzioni di sviluppo che seguano il naturale percorso della festa popolare senza reprimerla. Infine suggerisce umilmente ai Nolani di migliorare l’attività diplomatico-istituzionale con lo scopo di raggiungere il meritato riconoscimento UNESCO, con l’ausilio dei supporti mediatici. La strada è ancora lunga.
Il compositore e musicologo Roberto de Simone ha degnamente concluso questa interessantissima “due giorni”manifestando il suo pieno accordo con il Sindaco Napolitano e con il Professor Satriani quanto alla regolamentazione della festa di cui egli apprezza in primo luogo le contraddizioni che la connotano per sua natura. Riguardo la Festa infatti De Simone ha semplicemente affermato “viva l’autarchia!”, poiché la Festa si gestisce autonomamente. Poi il Maestro ha introdotto il lato meramente musicale della Festa; ha spiegato le problematiche compositive dei brani scritti per l’occasione e ha sottolineato la difficoltà esecutiva connessa alla funzione gestuale. Inoltre, i cambiamenti timbrici musicali dovuti agli strumenti e alle scelte più o meno moderne sono funzioni marginali se il “complesso - festa” conserva il suo originale formalismo. De Simone si concentra poi sui veri protagonisti, i “collatori” che con la loro “sfacciataggine corporale” ricordano tanto le descrizioni somatiche dei personaggi di Rabelais Gargantua e Pantagruel e che con il loro sforzo fisico, istaurano con il pubblico una magica interazione che crea un’atmosfera tutta particolare nel locus festivo. De Simone infine termina il suo intervento dicendo che la musica dei Gigli è un tentativo di “sillabare” il rapporto con il trascendente e che la Festa scardina l’ordine del tempo e elimina i limiti dello spazio.

Il contributo video dell'intervento di Roberto De Simone realizzato dall'ICHNet