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COMUNICATI STAMPA E NEWS 6

GLI ULTIMI RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI DI NOLA

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Ritrovamenti: Nuove tracce dalla preistoria nel villaggio del bronzo antico scoperto a Nola
di Carlo Avvisati - da IL MATTINO del 6 dicembre 2001

Un copricapo impreziosito con placchette di osso ricavate da zanne di cinghiale. Di più. Alla sommità del berretto, quasi certamente realizzato con la pelle dello stesso animale, ci sono, ben conservate, le lamine ottenute lavorando l'intero osso. Un simbolo di potere e rispetto. Forse, apparteneva allo stregone della comunità, secondo una delle ipotesi fatte dagli scopritori, visto che la capanna in cui è stato scoperto era abbastanza piccola e non poteva accogliere più di un paio di persone.
Il reperto, unico in Italia e forse al mondo, risalente a circa 2000 anni a.C., è stato ritrovato all'interno di una capanna del villaggio risalente al Bronzo antico e scoperto alla periferia di Nola qualche mese addietro dagli archeologi coordinati da Giuseppe Vecchio, ispettore archeologo della Soprintendenza di Napoli, e da Claude Livadie, paleoarcheologa e docente del Suor Orsola Benincasa. Oltre al copricapo, gli scienziati hanno anche ritrovato, impresse nell'argilla dello scavo, testimonianze di spighe di grano e di una felce. Ancora, è stato possibile rilevare le impronte degli abitanti il villaggio e recuperare l'ordito e la trama di un elemento di tessuto (ricavato dalla lavorazione di vegetali) di cui era rimasta traccia nel terreno argilloso. Un dato su cui gli archeologi non si sono ancora pronunciati, ma potrebbe essere anche questo un elemento assolutamente eccezionale, è la camera d'aria ritrovata costruita all'interno della parete di una capanna. Un elemento che farebbe pensare, considerata la presenza di un forno nell'ambiente - casa, alla perfetta conservazione del calore nella dimora. Altro che primitivi, dunque. Quegli uomini del Bronzo antico (1850, circa, a.C.) che lasciarono le loro capanne, per salvarsi dall'eruzione e dai flussi piroclastici che gli arrivarono addosso dal monte Somma 40 secoli fa, non erano per niente sprovveduti.
Anzi, erano già riusciti a padroneggiare tecnologie, per quei tempi, avveniristiche. E, avevano anche realizzato delle rudimentali porte - ne sono stati rinvenuti gli alloggiamenti - con telai, forse, in legno e parte centrale che montava stuoie fabbricate con elementi vegetali. Ancora, nella capanna di superficie maggiore, gli ambienti erano divisi da una parete ricavata con tende e una parte di vano aveva un soppalco, forse la dispensa della casa, su cui erano conservati numerosi contenitori, uno dei quali a forma di scodella conteneva una sostanza biancastra simila alla farina.
Quando arrivò la nuvola di cenere e lapilli su quell'insediamento, però, all'interno delle capanne, non trovò nessuno. Gli uomini, messi sull'avviso dalle prime piogge di lapilli e pomici infuocate, temendo incendi, così come poi si verificò effettivamente, scapparano in aperta campagna. In quale mese si sia poi verificata la catastrofe (se si esclude l'anno che presumibilmente viene fatto cadere intorno al 1850 a.C.) detta delle "pomici di Avellino" perché le tracce del violento sconvolgimento si sono trovate in quell'area, si può ricavare dall'osservazione dei resti di tredici caprette, incinte di piccoli, rimaste uccise perché prigioniere di un'ovile. Considerato che i parti avvengono in primavera e in autunno, secondo gli zoologi, l'eruzione sarebbe dovuta avvenire in febbraio o in settembre. Dei rilievi e delle ricostruzioni delle capanne e degli elementi vegetali si stanno occupando gli architetti Emilio Castaldo e Pasquale Mercogliano. Una parte degli elementi rinvenuti, una volta bonificato il terreno, andranno ad arricchire il museo archeologico di Nola. Ma, fatto ancora più significativo, lo stesso edificio ospiterà una intera capanna di quelle scoperte.
Di più, un'altra dimora, dovrebbe essere ricostruita nella sezione antica del Museo Nazionale Archeologico di Napoli e, infine, l'ultima capanna, quella più grande, sarà l'elemento di spicco di un Parco Archeologico della Preistoria. La struttura, sarà realizzata nella periferia di San Paolo Belsito, in località la Vigna, e sfrutterà anche la presenza di un edificio seicentesco, Castel Cicala, che dovrà essere recuperato.
«In effetti - spiega l'archeologo Giuseppe Vecchio - si tratterà di operare su un territorio degradato per riproporlo come area di estremo interesse scientifico e culturale e che già in antico doveva diventare sede di una residenza borbonica».
Il costo dell'operazione, almeno all'inizio, dovrebbe aggirarsi sui dieci miliardi di lire. Inoltre, il Parco, dovrà essere sede di laboratori universitari, servirà alla ricerca vulcanologica e all'archeologia sperimentale. La parte squisitamente espositiva, sarà ricca delle testimonianze degli insediamenti che sull'area si sono succeduti dal Bronzo antico, al periodo greco, a quello romano. Storie di terre, di genti, di civiltà. Passate. Ma che quasi sempre ritornano. Basta cercarle.

Una delle capanne del villaggio  di Nola (1800-1600 a.C.)

Statuetta votiva dal Villaggio Preistorico di Nola (1800-1600 a.C.)

Una delle capanne del villaggio  di Nola (1800-1600 a.C.)
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