Traccia
Centrale nello Spaccio de la bestia trionfante
è il tema della giustizia. Giove, rinsavito, vuole sostituire,
agli antichi, nuovi valori, tutti ispirati al senso della responsabilità
e della libertà propria dell'uomo. Ciascuno, infatti,
liberamente e responsabilmente può migliorare se stesso
con lo studio e la fatica, e diventare migliore di altri e di
se stesso con lo studio e la fatica, e diventare migliore di
quella "certa neutralità e bestiale equalità,
quale si ritrova in certe deserte e inculte republiche".
Contro l'uguaglianza astratta che, nel livellare tutto e tutti,
cancella impegno e merito dei singoli e, nell'appiattimento
indistinto e casuale delle fortune e dei destini, mortifica
la tensione al miglioramento di cisacuno, invoca la giustizia.
Questa deve assicurare l'affermazione di quanti hanno migliorato
se stessi con ferma volontà e costante applicazione contro
quelli che rivendicano privilegi di sangue, di titoli o di condizione
economica, non supportandoli con virtù e competenze specifiche.
Per Bruno, infatti, la dignità, non è una qualità
connaturata all'uomo e, quindi, di tutti. E', invece, una faticosa
conquista individuale, frutto dell'applicazione vigile e costante
di ciascuno. La Giustizia, perciò, è chiamata
a vigilare affinchè ognuno occupi il posto adeguato alle
proprie specifiche competenze e ai propri comprovati meriti.
Per tutto questo, nel dialogo terzo dello Spaccio, Giove ordina:
"Le Bilancie [...] vadano per le fameglie, acciò
con esse li padri veggano dove meglio inchinano [inclinano]
gli figli, se a lettere, se ad armi; se ad agricoltura, se a
religione [...]. Discorrano le Accademie ed Universitadi, dove
s'essamine se quei che presumeno d'insegnar in catedra e scrittura,
hanno necessità d'udire e studiare [...]. Per le corti,
a fin che gli ufficii, gli onori, le sedie, le grazie ed exenzioni
corrano secondo che ponderano gli meriti e dignitade di ciascuno
[...]. Per le republiche, acciò ch'il carrico delle administrazioni
contrapesi alla sufficienza e capacità de gli suggetti;
e non si distribuiscano le cure con bilanciar gli gradi del
sangue, de la nobilitade, de' titoli, de ricchezza; ma delle
virtudi che parturiscono gli frutti de le imprese; perchè
presiedano i giusti, contribuiscano i facultosi, insegnino li
dotti, guideno gli prudenti, combattano i forti, conseglino
quei ch'han giudicio, comandino quei ch'hanno autoritade".
Ciscuno di voi, partendo da queste affermazioni, faccia le proprie
considerazioni.