ANNO 2001

1° classificato

Domenico Palumbo
2° classificato

Elena Ardenghi
3° classificato

Chiarini Paolo
         
4° classificato

Elvira Serena Cacciapuoti
 
5° classificato

Valentina Confuorto
       
6° classificato

Valeria Mangraviti
       
7° classificato

Davide Scotto
     
8° classificato

Paolo Strati
9° classificato

Adelaide Galiero
10° classificato

Clementina Marsico
       
11° classificato

Francesco Gitto
         
12° classificato

Salvatore Russo
       
13° classificato

Alessia Di Iorio
         
14° classificato

Maria Pia Fantini
     
15° classificato

Marianna Avino
 

TRACCIA
Nel Dialogo primo de La cena de le ceneri, Bruno traccia il seguente giudizio su Niccolò Copernico:
"Lui [Copernico] avea un grave, elaborato, sollecito e maturo ingegno; uomo che non è inferiore a nessuno astronomo che sii stato avanti a lui, se non per luogo di successione e tempo; uomo che, quanto al giudizio naturale, è stato molto superiore a Tolomeo, Ipparco, Eudoxo e tutti gli altri, ch'han caminato appo i vestigi di questi. Al che è dovenuto per essersi liberato da alcuni presuppositi falsi de la comone e volgar filosofia, non voglio dir cecità. Ma però non se n'è molto allontanato; perchè lui, più studioso de la matematica che de la natura, non ha possuto profondar e penetrar sin tanto che potesse a fatto toglier via le radici de incovenienti e vani principii, onde perfettamente sciogliesse tutte le contrarie difficultà e venesse a liberar e sé ed altri da tante vane inquisizioni e fermar la contemplazione ne le cose costante e certe. Con tutto ciò chi potrà a pieno lodar la magnanimità di questo germano, il quale, avendo poco riguardo a la stolta moltitudine, è stato sì saldo contra il torrente de la contraria fede, e benché quasi inerme di vive raggioni, ripigliando quelli abietti e rugginosi fragmenti ch'ha possuto aver per le mani da la antiquità, le ha ripoliti, accozzati e rinsaldati in tanto, con quel suo più metematico che natural discorso, ch'ha resa la causa, già ridicola, abietta e vilipesa, onorata, preggiata, più verisimile che la contraria, e certissimamente più comoda ed ispedita per la teorica raggione calculatoria? [...] Chi dunque sarà sì villano e discortese verso il studio di quest'uomo, che, avendoposto in quel tanto che ha fatto, con esser ordinato dagli dei come un aurora, che dovea precedere l'uscita di questo sole de l'antiqua vera filosofia, per tanti secoli sepolta nelle tenebrose caverne de la cieca, maligna, proterva ed invidia ignoranza; vogli, notandolo per quel che non ha possuto fare, metterlo nel medesimo numero della gregaria moltitudine, che discorre, si guida e si precipita più per il senso de l'orecchio d'una brutale e ignobil fede; che vogli computarlo tra quei, che col felice ingegno s'han possuto drizzare e inalzarsi per la fidissima scorta de l'occhio della divina intelligenza?"
Commenta adeguatamente il passo bruniano e spiega, anche succintamente, con quali argomenti, nel Dialogo Terzo della stessa opera, il Nolano confuta le obiezioni avanzate dagli aristotelici alla tesi copernicana del movimento della terra intorno al sole (argomento dei venti e delle nuvole e della pietra che cade dall'alto verso il basso).