PUBBLICAZIONI MERIDIES  


Stefano Colucci - Antonia Solpietro


...ALLA LUCE.
Restauro di due pregevoli tavole del Museo Diocesano di Nola
(L'Annunciazione di Cristoforo Scacco da Verona e La Madonna col Bambino di Andrea Sabatini da Salerno)


Prefazione

Riportare alla luce, dare la luce, dare alla luce: questo il passaggio attraverso i tre stadi che hanno caratterizzato le opere che vengono presentate in questo piccolo catalogo.
Le opere di due artisti che hanno illuminato la fede e il gusto per il bello delle nostre terre, e che hanno lasciato traccia indelebile della loro presenza sul nostro territorio. Una traccia che l'usura del tempo e la mano inavvertita dell'uomo hanno rischiato di offuscare, ma che oggi torna in piena luce grazie al restauro di mani esperte, sapienti e accorte quali quelle dello studio Virnicchi-Zorzetti e alla lungimiranza del Banco Napoli che ha voluto sovvenzionare quest'intervento.
Oltre al notevole valore artistico e alla documentazione fotografica precisa, che testimonia il certosino lavoro d'intervento dei tecnici sulle due tavole, mi preme particolarmente sottolineare il lavoro sinergico delle diverse forze presenti sul nostro territorio. La riscoperta della cultura come valore, e valore da trasmettere, ha associato l'opera del Banco Napoli, del Museo diocesano unitamente all'Ufficio Beni culturali della Curia e della Sovrintendenza per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Napoli.
La collaborazione cordiale ha permesso prima l'accordo sugli interventi da produrre e quindi la realizzazione vera e propria. Oggi viene presentato questo repertorio fotografico a testimonianza dell'azione svolta e dello stato attuale delle opere, corredata di un piccolo saggio di diversa natura -dalla riflessione artistica a quella teologica per andare a schede tecniche- proprio per mostrare i multiformi linguaggi e le diverse sensibilità che, poste insieme, costituiscono la reale ricchezza del nostro patrimonio.
Colgo l'occasione di questo lavoro per ringraziare tutti coloro che s'impegnano in questo faticoso cammino di collaborazione, che cerca di dare il proprio contributo per donare un nuovo volto alla società. Ringrazio il Banco di Napoli per il suo intervento e la cooperazione istaurata che, mi auguro, possa continuare ancora in altre occasioni. La conservazione del bene comune e la cura di quanto c'è stato tramandato, quale segno del decoro e della bellezza dell'incontro con Dio, rappresenta quel patrimonio culturale e di fede che ancora fa vivere e feconda questa nostra terra nolana.

Beniamino Depalma Arcivescovo
Vescovo di Nola


Da sempre il sistema bancario si è interessato al patrimonio artistico del nostro paese.
Come è noto le banche in generale sono proprietarie di opere d'arte prestigiose e spesso tale attività, certamente non scontatamente sinergica all'attività tipica, assume risvolti e contorni molto peculiari.
Non è difficile assistere all'allestimento di banche in prestigiosi siti, al recupero finanziario da banche di opere d'arte che altrimenti ben difficilmente avrebbero potuto essere recuperate, alla progettazione effettuata con l'ausilio di istituti bancari di iniziative museali, pubblicazione di strenne ecc.
Il Banco di Napoli, con il contributo al restauro delle stupende tavole di Cristoforo Scacco e Andrea Sabatini, ha inteso nuovamente testimoniare la propria, particolare, vocazione ai momenti di concreta presenza per il recupero del patrimonio artistico della Diocesi di Nola.
La presenza testimonia la rinnovata volontà del Banco ad essere testimone di momenti culturali tesi alla rivalutazione del territorio.
Una banca moderna deve sempre più costituire con le istituzioni locali, un punto di forte riferimento culturale votato alla crescita culturale del territorio stesso.
Personalmente sono convinto che il successo di una Banca è determinato, anche dalla propria capacità di saldare la propria presenza alle esigenze del territorio.
Presenza che, non deve contemperare esclusivamente le esigenze finanziarie in senso stretto, bensì deve spaziare a tutto campo, con attenta selezione delle iniziative culturali e sociali che le si sviluppano intorno.
Il nostro territorio è fertilissimo terreno ove tali forme di collaborazione potranno incrementarsi e trovare tante occasioni per continuare l'esperienza di interventi sul terreno della concretezza, provvedendo a restituire alla società civile pezzi del proprio patrimonio e della propria storia.
L'emarginazione, la disoccupazione, l'alienazione sociale nascono e progrediscono in società senza radici e senza valori.
La ricerca delle origini, il recupero delle opere d'arte, la rivalutazione attraverso il rilancio della propria vocazione ben possono combattere e risolvere i problemi della nostra società.
I giovani hanno bisogno d'essere interessati, debbono ritrovare le motivazioni del senso d'appartenenza.
Le ricchezze artistiche presenti a Nola e nell'Agro nolano in genere, possono se coordinate, far risorgere il nostro territorio rilanciare la nostra immagine, scatenare processi d'occupazione e d'attenzione di cui si sente tanto bisogno.
La terra di G. Bruno non può continuare ad ignorare la propria vocazione, la propria storia.
Imprese e filiere turistiche possono contribuire a lanciare una forte azione di riqualificazione storico culturale del nostro antichissimo territorio.
Il recupero ed il restauro delle tavole dello Scacco e del Sabatini può segnare un nuovo momento di stimolo per tentare di spingere verso progetti di recupero e non di distruzione del territorio.
La preziosissima attività della dott.ssa Solpietro, infaticabile ed entusiasta promotrice di tante iniziative, può essere emulata, per contribuire a scatenare momenti di rinato vigore verso le attività di recupero e di rilancio della nostra terra.
Il Banco di Napoli, il sistema bancario, in ciò, non potranno che trovare ulteriori momenti d'intervento e di collaborazione.
Occasioni eccezionali per testimoniare la propria presenza e voglia di essere cerniera di rilancio di attività tese creare benessere sociale.
La ricchezza di una società non si deve basare esclusivamente sulla valutazione dello stato di fatto in cui si trova, ma anche sulle potenzialità che è in grado di esprimere.
Le potenzialità rappresentano una base valutativa essenziale per i progetti di sviluppo cui il sistema bancario deve fare riferimento, per pianificare la propria azione e presenza territoriale.
Molto spesso ci sfugge la portata economica dell'indotto che l'arte e la storia possono determinare.
La Banca del futuro sempre più protesa ad assumere il ruolo centrale di supporto evoluto per la soluzione delle problematiche sociali, non sarà assente dalle potenzialità di mercati che troveranno sviluppo nel riscoprire le reali vocazioni del territorio.
Progetti concreti tesi a far conoscere la nostra zona, la nostra antichissima storia, le nostre preziose tradizioni non hanno visto grandi consensi negli ultimi decenni.
Eppure ben altre realtà nel mondo vivono dell'indotto che nasce da territori con tradizioni e storia di ben più marginale interesse.
È un problema culturale!
È un problema che nasce sui banchi di scuola!
Il rispetto è la riscoperta del territorio, l'amore per le tradizioni, l'impiego per il recupero del patrimonio storico/artistico/archeologico, non potranno mai diventare concreti atteggiamenti culturali, se non insegneremo ai nostri giovani la "cultura del territorio".
Quale solidità economica potrà mai essere creata su violazioni delle vocazioni territoriali?
La politica del territorio deve essere globalmente riconsiderata con il contributo ed il coinvolgimento di tutti coloro che a tanto sono deputati, non ultime le istituzioni finanziarie ed economiche.
Il recupero ed il restauro di opere come quelle del Museo Diocesano di Nola di Scacco, offre momenti ed occasioni d'incontro che possono essere l'occasione per cominciare a riflettere con profitto sulle potenzialità che abbiamo, sugli errori che abbiamo commesso, sul futuro che potremmo disegnare.
Tutti insieme facendo un passo indietro e rileggendo la storia della nostra terra, ricca ed importante un tempo, periferia metropolitana ferita e quasi abbandonata oggi.
Ringrazio S.E. Mons. Beniamino Depalma Arcivescovo, Vescovo di Nola, e quanti hanno collaborato all'iniziativa del restauro, per l'occasione che mi è stata di conoscere l'emozionante storia di queste opere e l'affascinante opera di restauro.

Dott. Tommaso Izzo
Banco Napoli


Una lettura teologica del tema dell'Annunciazione

Ci troviamo di fronte ad un'opera che, per sua stessa natura e per il soggetto raffigurato, non può essere sottoposta ad una lettura puramente stilistica o di gusto estetico, ma che deve passare attraverso un interpretazione anche teologica. Da sempre l'iconologia è strumento vitale della comunicazione della fede, sia in oriente che in occidente, e la percezione dell'immagine non vive solo di una funzione emozionale ma s'innesta in una serie di linguaggi ricchi della sapienza, della cultura e della recezione di fede.
Il soggetto dell'annunciazione, tra i più cari alla rappresentazione sacra e al mistero della fede stessa perché giunge al fulcro del mistero dell'incarnazione, viene situato dal nostro autore in una situazione particolare in quanto il luogo dell'evento è inondato unicamente dalla luce: il fondo oro che sovrasta l'intera scena non è semplicemente un "fondo", è la presa di possesso di uno spazio che si traduce in un colore. L'oro è il colore dell'eternità e dell'alterità, è un colore non-colore che simboleggia la luce, il bagliore che oscura ogni altra cosa. Su questa luce i raggi, ancor più evidenti a seguito dell'opera di restauro, pongono anche un movimento all'interno di una immagine altrimenti risultante schiacciata sulla tavola.
Siamo dunque dinanzi ad un primo messaggio: l'entrata in contatto della realtà umana con quella divina provoca immediatamente l'entrare in una dimensione diversa dove tempo ed eternità si congiungono, dove i luoghi poco contano perché ogni cosa è ritessuta nelle trame dell'eternità.
Un secondo elemento di lettura può essere dato dal simbolismo dei gesti dei due personaggi in primo piano.
La figura angelica forma come un angolo con un vertice, letto nella mano posta in alto, che conduce lo sguardo all'Eterno Padre mentre l'altro vertice, la mano con il giglio, va verso la Vergine. È il chiaro simbolo dell'annuncio, la voce che passa e che diviene strumento di unione, una voce che offre una vita nuova - il giglio, fiore primaverile ha una simbologia ricca rimandante a diverse sottolineature - e che chiede accoglienza.
La Vergine che si posiziona in due movimenti: da una parte avvolta, chiusa nel suo manto - a simboleggiare l'atteggiamento di Maria che tutto meditava nel suo cuore - e aperta alla disponibilità nella posizionatura simbolica della mano destra, che sconfina per andare verso l'alto, in un gesto che è a mezza strada fra l'accogliere il giglio e il puntare, trapassando il volto angelico, verso la gloria del Padre.
Terzo elemento le figure dell'Eterno Padre e della colomba dello Spirito. Formano, puntando su Maria, il cammino Kenotico o catabatico del mistero dell'incarnazione. La Trinità prende dimora nella storia attraverso la via dell'accoglienza e della disponibilità.
Fede cosciente o presupposto a posteriori di una lettura un po' intellettualistica? Forse lo sforzo di non lasciarsi prendere solo dall'immagine ma di decodificare anche ciò che sedimenta nell'immaginario comune o ancor meglio ciò che non sempre è esplicitato nelle parole ma bellamente intuito nel cuore di chi crede.

Pasquale D'Onofrio

Il restauro dell'Annunciazione di Cristoforo Scacco

"Annunciazione"
Cristoforo Scacco fine sec. XV
Olio su tavola, cm. 157 x 114
Museo Diocesano di Nola

Tecnica di esecuzione e stato di conservazione
Il supporto ligneo era stato in origine realizzato unendo tre tavole di pioppo larghe cm. 40, 32, 42 e di spessore variante fra cm. 2,50 e 3, incollate sui profili ed inchiodate su due traverse di castagno. La preparazione di gessi e colla animale è stata realizzata con molta accuratezza, come richiedeva l'applicazione di foglie d'oro a guazzo. La lamina d'oro ricopre quasi tutta la superficie ad eccezione delle parti anatomiche: mani, volti e panneggi. Un prezioso lavoro di punzonatura incornicia la parte perimetrale del fondo; inoltre, delle filettature impreziosiscono gli abiti ed un motivo cufico decora il bordo sia del manto della Madonna che dell'Angelo. Le pieghe sono state realizzate con un disegno ad incisione diretta. Prima è stato eseguito il decoro delle vesti dorate e successivamente è stata realizzata l'ombreggiatura delle pieghe, resa possibile dall'evidenza del disegno ad incisione diretta. I pigmenti sono pochi: lacche, rosso, giallo, verde ed azzurro per i vestiti e bitume e bianco per le parti anatomiche.
Il supporto presentava gravi danni, con dissesti dei profili delle tavole in corrispondenza dell'Angelo, fatiscenza e corrosione della cellulosa del legno. L'intervento di "sverzatura" (operazione praticata per lo spianamento forzato delle tavole) realizzata con tagli longitudinali distanti 5-6 centimetri e profondi 10-11 millimetri, quasi la metà dello spessore della tavola, ha reso più precarie le condizioni del legno che, inoltre, è stato piallato assottigliandone lo spessore.
I sollevamenti e le fratture della preparazione e del colore sovrapposto sono stati causati dall'umidità degli impasti di colla e segatura posti a riempimento dal retro delle zone devastate da tarli. L'aspetto ruvido della lamina d'oro è dovuto all'effetto di microfrattura della preparazione anch'esso causato dall'umidità dell'intervento dal retro.
La palchettatura, molto pesante (3 traverse di legno di castagno e 60 passanti in rovere) condizionava il legno delle tavole di pioppo ad una posizione forzata che ha dato luogo a fenditure e frantumazioni. La policromia era molto sporca, con grossolani ed invadenti ritocchi ed una patina bruna che celava numerose spannature ed i numerosi crateri, effetto della caduta del colore e della preparazione.
Il restauro
Protetto il colore con una velinatura di carta riso e resina paraloide, si è dato inizio al risanamento ed al consolidamento del legno, procedendo alla rimozione della palchettatura. Le due tavole su cui è dipinto l'Angelo sono state riavvicinate correttamente e connesse con inserti di pioppo, posti longitudinalmente per tutta la lunghezza. Il legno devastato e fatiscente è stato consolidato con imbibizione di resine epossidiche ed, infine, è stata realizzata una palchettatura leggera, a contenimento delle tre tavole, consistente in 3 profilati di alluminio, che scorrono in 36 passanti in legno dì faggio incollati con colla epossidica.
La pulitura è stata condotta in più riprese, rinnovando gli stucchi invadenti e tutti i ritocchi e le patine che imbrattavano la policromia in maniera più pesante sulle vesti dorate dell'Angelo.
La ripresa estetica è stata realizzata con la stuccatura di tutte le mancanze di preparazione e l'integrazione pittorica è stata eseguita con colori a vernice; sulle mancanze e le abrasioni della lamina d'oro è stata eseguita una integrazione a tratteggio. Il dipinto è stato verniciato in più fasi usando resina, mastice e resina Damar, sciolte in acqua ragia.
Per l'operazione sopra descritta sono stati utilizzati i seguenti materiali: diluente, acqua ragia, alcool ed idrossido d'ammonio.
Gli stucchi sovrapposti sono stati rimossi anche con l'ausilio del bisturi.
Il restauro è stato documentato in tutte le sue fasi con foto in bianco e nero e diacolor.
Francesco Virnicchi
Cristoforo Scacco da Verona
Poche e scarne le notizie che consentono di ricostruire la vicenda biografica di Cristoforo Scacco da Verona. L'indicazione geografica spesso apposta accanto alla firma ne lascia immaginare a buon diritto la provenienza veronese. La "Visitatio ecclesiae castri Monticelli" di Mons. G. B. Camparini del 1599 lo definisce "olim civi dictae terrae Monticelli", nonché beneficiario di una donazione in territorio laziale da parte del cardinale G. Colonna. Il documento è una buona prova della sua probabile residenza a Monte S. Biagio, piccolo centro del basso Lazio: in questo territorio stabilisce il centro della sua attività, con frequenti presenze in Terra di Lavoro, a Napoli e nel salernitano. L'opera, ad oggi, più antica della produzione dello Scacco è il trittico per la chiesa di S.Bartolomeo a Penta (Sa), attualmente a Capodimonte, datato 1493 e commissionato da un tal "Sagisius de Sagisio". La costruzione delle figure per masse espanse ed il richiamo alle quadraturistiche rappresentazioni bramantesche di Casa Panigarola denunciano l'originaria formazione settentrionale del pittore. A questa matrice culturale si ricondurebbero: il S. Giovanni Battista Harewood di Avignone, figura dalla massa solida inquadrata in un paesaggio dalle rocce mantegnesche, e gli affreschi con i Santi Benedettini della Cappella Tolosa in Monteoliveto a Napoli. La permanenza dello Scacco in Italia centro-meridionale a contatto con le esperienze di Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì mitiga la natura settentrionale della pittura del veronese: ne scaturiscono una più diffusa grazia ed il soffermarsi sul preziosismo cromatico di ori e tessuti. Si collocherebbero così alla metà dell'ultimo decennio del '400 opere quali l'Annunciazione di Fondi, il Trittico di Itri, oggi a Capodimonte e la Madonna e Santi della collezione Cini. Al 1499 rimanda un documento che ricorda il pittore impegnato in S. Giovanni a Carbonara a Napoli, per conto della duchessa Lucrezia del Balzo, mentre all'anno successivo si data lo Sposalizio mistico di S. Caterina tra i santi Giovanni Battista ed Evangelista a Monte S. Biagio ed il Polittico della croce per Sessa Aurunca, oggi a Capua. L'iscrizione apposta a piè della prima opera ne tramanda la commissione da parte di un "dominus Evangelista Scaccho de Monticello…canonicus salernitanus": questo un ulteriore legame con la cittadina di Monte S.Biagio ed un possibile aggangio per la successiva presenza dell'artista nella città di Salerno, con il S. Michele Arcangelo della chiesa di S. Pietro in Vincoli. Questa tavola, conservata nel Museo Diocesano di Salerno, è considerata l'ultima produzione dell'artista veronese: lo storico Riccardo Naldi la lega agli esempi orvietani di Luca Signorelli, datandola oltre l'anno 1500, unanimamente riconosciuto come termine dell'attività dello Scacco. L'uso prospettico e la costruzione geometrica della figura dell'Arcangelo, nonché la bramantiniana cimasa del Polittico della croce da Sessa convincono lo studioso che lo Scacco acquisisca esperienze bramantesche solo sul finire della carriera, magari in seguito alla presenza nel 1497 a Terracina, e forse a Roma, di Donato Bramante.

L'Annunciazione di Nola
La tavola, dipinta ad olio su fondo dorato con decorazione a cornice punzonata, fu segnalata ed attribuita allo Scacco da Raffaello Causa nel 1952 .
Conservata originariamente nella chiesa dell'Annunziata a Nola, fu trafugata nel maggio 1999, insieme ad altra suppellettile e recuperata dal Nucleo tutela patrimonio artistico nell'aprile scorso.
Dalla ricerca d'archivio relativa alle vicende dell'edificio sacro non risulta menzione dell'opera in questione: ciò farebbe pensare ad una sua originaria collocazione nell'annesso convento delle Rocchettine, fondato come la chiesa stessa nel 1393 dal conte Niccolò Orsini .
Il tema iconografico dell'Annunciazione è quello consueto con l'Arcangelo che, porgendo da sinistra il simbolico giglio alla Vergine, è sormontato dall'Eterno Padre irradiante lo Spirito Santo. L'Annunciata è raffigurata spoglia dei tradizionali arnesi per il cucito, con i quali, secondo i racconti apocrifi, tesseva il velo per il tempio al sopraggiungere della buona nuova.
Questa rinuncia a connotare l'Annuncio di quotidiano realismo, il cortese corrispondersi dei gesti dei due personaggi, lo svolgersi delle vesti in un artificioso ripiegarsi, il galleggiare dell'Angelo dai piedi appena posati senza sforzo, il fondo dorato dalla indivisa luminosità conferiscono alla scena quell'aura di sogno che ne costituisce il principale elemento di fascino. Il pavimento a scacchiera, quasi una sigla dell'artista veronese, e lo scorcio dell'inginocchiatoio della Vergine sono gli unici accorgimenti utilizzati per definire prospetticamente l'ambiente entro cui si anima il sacro episodio.
Il confronto d'insieme con l'opera di medesimo soggetto che il maestro veronese realizza per l'Annunziata di Fondi denuncia in quest'ultima tavola una maggiore attenzione alla costruzione di una scatola prospettica ove ospitare la scena, nonché una ostentazione di opulenza più marcata in ragione della committenza Caetani.
L'abbigliamento dell'Arcangelo di Nola trova rispondenze negli angeli ai piedi della scena del trittico di Fondi con la veste bianca che sbuffa attraverso le allacciature delle maniche.
Gli estofados sgargianti e rutilanti di luce, rimandano ad esempi veneto-ferraresi, ma trovano abbondanti precedenti anche in esperienze di tradizione mediterranea. I colori, seppur stinti, si accostano contrastanti vagamente memori delle scelte cromatiche di Liberale da Verona.
La dolcezza del volto della Vergine ricorda Antoniazzo, e forse non è azzardato parlare dell incontro con la cultura antonelliana del siciliano Salvo d'Antonio. Dall'osservazione del Polittico della croce da Sessa del 1500 si evidenzia la presenza al di sotto del S. Gioacchino di un disegno preparatorio raffigurante un volto di Madonna sorprendentemente simile alla figura di Nola. Un tratto di continuità nel percorso dello Scacco. La fulva capigliatura di Gabriele non è escluso risenta dell'oro profuso da Melozzo nelle chiome degli angeli musicanti dell'abside dei Santi Apostoli a Roma. In base a questi elementi è cauto datare la tavola alla metà dell'ultimo decennio del '400, vicino ad altre esperienze in Terra di Lavoro, in epoca di assimilazione di cultura centro-italiana, in attesa di nuove illuminanti notizie. La qualità del dipinto ha indotto Ferdinando Bologna nel suo ricordo di Raffello Causa a definirlo come "uno dei più bei quadri del Rinascimento meridionale". Un invito ad apprezzarlo e conservarlo.

Stefano Colucci e Antonia Solpietro


Il tema teologico della Madonna con Bambino

Nel mondo esistono varie immagini della Madonna con Gesù Bambino, soprattutto nell'arte iconologica orientale.
Una insistente tradizione fa risalire le prime raffigurazioni di questo tipo ai tempi in cui Maria di Nazareth era ancora vivente, attribuendole a San Luca, il quale, oltre ad essere medico ed evangelista, sarebbe stato anche pittore e autore del ritratto della Madonna Costui sarebbe stato anche l'iniziatore del tipo tradizionale della Vergine santa con il Bambino.
Il tema della Madonna con il Bambino ha suscitato interesse in ogni epoca (si può ricordare quella delle catacombe di Priscilla dell'inizio del II sec.) e presso ogni popolo (ultimamente sono state scoperte immagini di tale tipo in Egitto e Sudan del V e del VI sec.).
In Occidente dobbiamo arrivare al XII sec. per trovare l'immagine della Madonna non più come una vergine maestosa, ma come mamma sorridente, tutta grazia, piegata amorevolmente verso il suo bambino (cfr. Andrea Sabatini da Salerno, Madonna con il Bambino, degli anni venti del XVI secolo).
Di madonne in trono con il bambino in braccio ne citiamo appena due: quella di Cimabue a Bologna (S. Maria dei Servi) e quella compresa nel polittico del Canavesio.
Diverse sono le immagini della Madre di Dio con il suo Divino Figlio; possiamo distinguere i seguenti tipi iconografici mariani:
L'"Odigitria", colei che indica la Via:
Maria è raffigurata in posizione frontale; su un braccio tiene Gesù benedicente mentre con l'altro lo indica a chi guarda, alludendo nel gesto: "È Lui la Via" (Gv 14,6). Ne esistono copie a mezzo busto, a figura intera, in piedi e seduta. La più antica copia è conservata e venerata nella chiesa di Santa Maria Nova in Roma e risale al IV - V sec.
L'"Elusa", la misericordiosa:
Si tratta sempre della Madonna che tiene in braccio il bambino; questi si stringe affettuosamente alla Madre, guancia a guancia, passandole il braccio attorno al collo, o accarezzandole il mento o il volto (Cfr, La Madonna della tenerezza o di Vladimir conservata nel museo di Trezyakov a Mosca). Il tipo di immagine mette in rilievo l'affetto che lega Madre e Figlio ed esalta l'umanità del Cristo a differenza dell'Odigitria che indica la divinità di Gesù di Nazareth. Tale tipologia esiste maggiormente a mezzo busto, mentre altre raffigurazioni presentano la Madonna intera in piedi o seduta. La più antica immagine di questo tipo pervenuta a noi è in avorio risalente all'inizio del sec. VII: proviene da Alessandria di Egitto ed è conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora.
La "Galaktotrofusa" che significa allattante o nutrice:
Raffigura la madonna con il bambino al seno. Il tipo di questa immagine mariana richiama la funzione materna di Maria per esaltarne la dignità facendo eco al grido della donna che gridò tra la folla a Gesù: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte" (Lc 11,27).
Le più antiche raffigurazioni provengono dall'Egitto e risalgono al sec. VI.
In queste varie tipologie di immagini possiamo cogliere un valore storico, spirituale e dogmatico.
Ogni raffigurazione della Madonna ha contenuto storico e si riferisce ad un evento determinato della vita di Lei o ad un suo intervento nella storia della Chiesa o dei santi.
I tratti di Maria in questi casi vogliono essere quelli di un ritratto.
Il contenuto spirituale delle immagini mariane vuole indicare che La Madre di Gesù Cristo non è più quel personaggio storico vissuto in tempi lontani, ma è una persona vivente che si trova nella gloria e soccorre i fedeli nel loro cammino.
Il contenuto dogmatico delle immagini mariane lo si evince dal tentativo di voler proporre ai fedeli la dottrina della Chiesa.
L'immagine della Vergine di Nazareth con in braccio il bambino Gesù illustra il dogma della maternità divina di Maria e La propone come la grande testimone dell'incarnazione.

Erasmo Napolitano

Il restauro della Madonna con Bambino di Andrea da Salerno

Madonna con Bambino
Andrea da Salerno, sec. XVI
olio su tavola, cm. 42x32,5
Museo Diocesano di Nola

Tecnica di esecuzione e stato di conservazione
Supporto: il dipinto è costituito da un'unica tavoletta di pioppo, di spessore variabile da 12 a 18 millimetri e non appare assottigliata. In basso a sinistra il supporto presenta una mancanza risarcita con un innesto in legno di pioppo di spessore inferiore. Non è possibile stabilire con esattezza setale intervento sia originale, anche se, sul davanti, la porzione corrispondente non presenta differenze di preparazione.
Il legno ha subito attacchi di insetti xilofagi, che però non ne hanno compromesso l'integrità; al centro e sul bordo del supporto sono presenti dei fori di piccole dimensioni ma di notevole profondità.
Le parti deteriorate lungo il bordo inferiore presentano segni di bruciatura con i margini carbonizzati. Nel restauro precedente sono state fermate con applicazioni di cera e tutto il retro è stato ripassato con una tinta scura.
Preparazione e pellicola pittorica: la preparazione è a gesso e colla, stesa regolarmente, di spessore medio; lungo tutto il perimetro, è visibile il segno dello spessore variato della preparazione dove era alloggiata la cornice che ora è persa.
Intorno alle teste della Madonna e del Bambino le aureole sono punzonate, il fondo oro è steso a guazzo, il panneggio in basso a sinistra è decorato con la tecnica dell'estofado: sulla lamina d'oro è stesa una campitura di colore, in questo caso una lacca scura, che viene poi graffita per ottenere degli effetti grafici e decorativi.
La pellicola pittorica è ad olio stesa a corpo, la veste della Vergine è trattata con lacca rossa e il manto con lacca verde ora scurita. In alcune parti è visibile il disegno preparatorio.
La superficie è interessata da minuti graffi più o meno profondi, al centro del dipinto è presente un chiodo conficcato fino alla testa.
Nel restauro precedente il dipinto ha subito una pulitura drastica, che ha impoverito e reso crudo e stridente il colore eliminando velature e asportando in parte il verde alterato del risvolto del manto della Vergine portandone in luce la stesura preparatoria. Il fondo è stato ricoperto da oro a foglia a missione, steso maldestramente che ha saturato la punzonatura. Sono presenti ritocchi alterati e stuccature invadenti; il bordo dove prima vi era la cornice è stato ridipinto di nero.

Intervento di restauro
Supporto: è stato disinfestato con impregnazioni di permetrina, sono state rimosse le fermature a cera, pulito dalla polvere e dal nerofumo, e consolidato con Paraloid; i fori sono stati riempiti con resina epossidica.
Pellicola pittorica: la pulitura, a solventi e bisturi, ha rimosso la doratura falsa, i ritocchi e le stuccature. Il fondo oro si è rivelato lacunoso e sciupato, con molte parti con il bolo a vista, ma si è recuperata la punzonatura delle aureole; il bordo nero ricopriva una stesura azzurra con decorazioni di stelle dorate a missione; anche quest'intervento è successivo perché è posto su una preparazione stesa in modo approssimativo dal momento che doveva essere coperta dalla cornice; tuttavia si è scelto di conservarlo perché antico e, dato il carattere ingenuo e popolare, può costituire una testimonianza della destinazione e della storia del dipinto.
Le lacune sono state stuccate con gesso e colla e integrate con colori a vernice; il fondo non è stato integrato perché qualsiasi tipo di intervento avrebbe richiesto la rimozione di una parte della preparazione e del bolo originali: si è preferito accordare soltanto le abrasioni più profonde con la tinta del bolo. Il risvolto della veste della Vergine è stato leggermente velato per ridurre l'aspetto stridente provocato dalla precedente pulitura. La verniciatura è stata eseguita con resina mastice.
Giulia Zorzetti
Andrea Sabatini da Salerno

Nel Regno, che all'inizio del XVI secolo diviene provincia della Corona di Spagna, non molte sono le personalità artistiche indigene che tengono il confronto con gli artisti del resto della penisola: dei due unici pittori meridionali, che il Summonte nella sua lettera ricorda come "promettenti", Stefano Sparano ed Andrea Sabatini, solo il secondo confermerà le attese. Nato a Salerno intorno al 1480, sarà noto appunto come Andrea da Salerno. Il De Dominici nelle "Vite dei pittori, scultori e architetti napoletani" tramanda la sua formazione a bottega da Andrea Solario nella nota impresa del Chiostro del Platano dell'attuale Archivio di Stato di Napoli: formazione di marca umbra, in sintonia con la cultura figurativa delle Assunzioni del Perugino e del Pinturicchio, prodotte alla fine del primo decennio rispettivamente per la Cattedrale e per S. Anna dei Lombardi. Ma ancora a detta del De Dominici è la vista delle prodezze raffaellesche alla corte dei Papi a sorprendere il Sabatini: dal suo probabile viaggio romano del 1511 torna arricchito dall'incontro con il pittore di Urbino e con il lombardo Cesare da Sesto. La congiuntura Lombardia, Roma, Napoli è favorita dal ruolo prestigioso all'interno della Curia Romana del Cardinale napoletano Oliviero Carafa, prodigo committente e attento osservatore dei fatti artistici della penisola. Andrea Sabatini produce i polittici per S. Valentino Torio e Buccino sulla scia di queste esperienze di pittura centroitaliana pervasa di lombardismi: gli anni seguenti lo vedono assestarsi su un raffaellismo sintetico e pacato, in seguito anche all'arrivo a Napoli delle opere del maestro urbinate, la Madonna d'Alba per Nocera e la Madonna del Pesce per S. Domenico Maggiore. Sono di questi anni dunque l'Andata al Calvario di S. Maria la Nova a Napoli, il S. Bertario di Montserrat, il S. Francesco ed il lupo di Gubbio, ora a Capodimonte, nonché le tavole per la Collegiata di S. Michele a Solofra.
L'intervento di Cesare da Sesto sulla scena napoletana nel 1515 e soprattutto l'influsso del pittore toledano Pedro Machuca, proveniente alla fine del secondo decennio dalle imprese romane, rivitalizzano l'attività del Sabatini, che ritrova soluzioni più ardite ed estrose nell'interpretare la "maniera moderna". Lo Sposalizio mistico di S. Caterina di Nocera e la Deposizione per S.Teresa agli Studi a Napoli sono solo alcune testimonianze di questa fase a cavallo del 1520.
Il decennio successivo, fino alla morte del Sabatini nel 1530, sarà di nuovo caratterizzato da una "normalizzazione" della pittura dell'artista salernitano: si privilegiano ragioni di bottega, organizzata imprenditorialmente per soddisfare le numerose committenze provenienti da tutto il meridione. Oltre all'attività nei centri maggiori (S.Giorgio dei Genovesi a Napoli, S. Giorgio e S. Agostino a Salerno) si fanno più frequenti le presenze in provincia, come a Barletta, Fisciano e Nola. Di particolare rilievo la committenza benedettina delle abbazie di Cava, Montecassino e Gaeta. In questo ambiente operano gli emergenti Severo Ierace, Giovan Filippo Criscuolo e figure come il Maestro del polittico di Barletta.

La Madonna con Bambino di Nola
La piccola tavola dal fondo dorato, dipinta ad olio, reca la tenera immagine della Madonna con il capo reclinato verso il Bambino in posa animata; gli sguardi puntano in direzioni divergenti spingendosi lontano dall'osservatore. La tavola è conservata da decenni nel Palazzo Vescovile di Nola: per ora non si conoscono fonti documentarie che ne attestino altra provenienza. Le vicende di Andrea da Salerno nella città degli Orsini sono legate alla figura del Vescovo Giovan Francesco Bruno, committente intorno al 1525 del polittico per l'altare maggiore della Cattedrale dell'Assunta. Di quest'ultima opera restano nelle collezioni del Museo Diocesano di Nola quattro ante raffiguranti S. Felice Martire e Vescovo, S. Paolino, S. Massimo e S. Giovanni Evangelista, nonchè un S. Felice Presbitero in collezione privata. La Madonna con Bambino trova così datazione non lontano dalla metà del terzo decennio del Cinquecento, negli anni in cui il Sabatini e la sua bottega vanno assestandosi su un raffaellismo controllato e standardizzato. L'analisi stilistica del dipinto spinge a rilevarne i tratti di sostenuto livello pittorico come il grazioso volto raffaellesco della Madonna, la capigliatura, briosa e quasi leonardesca, del Bambino dalle carni morbide, il prezioso estofado su cui lo stesso siede e la drappeggiata scollatura della Vergine. Proprio questi elementi convincono che la paternità dell'opera sia del Sabatini o al massimo di un suo fedele e valente collaboratore quale il Maestro di Barletta (ipotesi di Giovanni Previtali): quest'ultimo artista quasi citato dall'acconciatura della Vergine e dal suo modo di porgere il profilo; da escludere interventi di più mani, viste le ridotte dimensioni dell'opera. Piuttosto, le evidenti cadute di qualità vanno imputate ai numerosi interventi di rimaneggiamento e ridipintura subiti dall'opera, chiaramente segnalati nella relazione di restauro: ad occhio almeno due, identificabili con la realizzazione della cornice a stelline su fondo azzurro e con la sua successiva copertura con uno strato di colore scuro. Accade così che le dita appena affioranti che afferrano il molle fianco del Bambino, soluzione consueta in parecchi dipinti del Sabatini, diventino il brano di più scadente qualità dell'intero lavoro.
Antichi interventi sui colori vivacemente accostati ne hanno disperso l'originaria corposità, generando a tratti un fastidioso appiattimento. Ancora il restauro ha messo in evidenza la raffinata punzonatura delle aureole, anch'essa usurata.
Il fondo oro, non più di moda ormai in pieno Cinquecento, va giustificato con il carattere comunque provinciale della committenza. Innegabile una destinazione cultuale dell'opera, testimoniata dall'ingenuità della foggia della cornice, prodotto popolare, probabilmente settecentesco, nonchè l'applicazione di numerosi ex voto sulla superficie pittorica, ragione dei molti fori risarciti dal restauro; la piccola Madonna con Bambino denuncia così il suo destino di oggetto del forte significato devozionale.

Stefano Colucci, Antonia Solpietro

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