PUBBLICAZIONI MERIDIES  


Angelo Amato de Serpis - Filomena Sicondolfi


I RAPACI NELL'AREA NOLANA
(Gli interventi della L.I.P.U. di Nola)


INTRODUZIONE

Sono uccelli da secoli apprezzati, ammirati, venerati, resi simboli d'insegne guerresche ed araldiche, ma, allo stesso tempo, perseguitati, cacciati, uccisi per puro divertimento, per assurde tradizioni popolari o per motivi di semplice sadismo. I rapaci, per la loro fierezza, maestosità ed abilità nel volo, hanno da sempre attratto, sia in modo positivo, sia negativo, l'attenzione dell'uomo.
Già da diversi anni la L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Uccelli) è impegnata a livello nazionale per la salvaguardia e la conoscenza di questi uccelli, con incontri a scuola e campagne di sensibilizzazione, ma principalmente attraverso l'opera concreta di salvataggio e cura svolta dal Centro Recupero Rapaci di Parma che, ogni anno, riceve migliaia d'uccelli feriti o in difficoltà da tutta Italia. I risultati di tale attività sono più che evidenti visto il numero elevato di esemplari che si riesce nuovamente a curare e poi liberare.
Aquile, barbagianni, astori, nibbi, civette, poiane e tanti altri uccelli, spesse volte feriti da bracconieri (i rapaci sono uccelli protetti dalla legge), caduti dal nido o in difficoltà per ragioni diverse, sono amorevolmente curati dagli operatori della L.I.P.U., per poi essere rimessi in libertà. Tale attività necessita della collaborazione delle sezioni locali e della gente che, recuperato un uccello in difficoltà, attiva i volontari per un veloce soccorso. Anche nell'area nolana la Sez. "Davide Marotta", in collaborazione con la delegazione L.I.P.U. di Napoli (Giovanni Albarelli, Rino Esposito, Fabio Mamone Capria, Ciro Troiano, Giuseppe Campanella, Luigi Pino e tanti altri), fornisce da diversi anni un efficace e capillare servizio di recupero e soccorso di rapaci e di altri uccelli in difficoltà, grazie anche a persone sensibili ed amanti della natura. Lo spu
nto per realizzare tale pubblicazione, a cui con entusiasmo ha aderito l'associazione culturale ed ambientale Meridies, è stato fornito dal 50° uccello recuperato in alcuni anni nell'area nolana; un traguardo importante (ed allo stesso tempo triste) che, nel nostro piccolo, crediamo possa essere degnamente documentato da questo lavoro.
Lungi dal voler avere un carattere tipicamente scientifico, l'opuscolo punta invece a documentare, per un più vasto pubblico, le numerose specie avicole esistenti nella nostra area, che convivono con noi, molto spesso in modo discreto, e che in molti casi sono costretti a subire le gratuiti violenze dell'uomo.
L'intento di questa pubblicazione è di far conoscere, nel modo più semplice e chiaro possibile, il patrimonio faunistico avicolo che l'area nolana ancora possiede, nonostante gli attacchi sconsiderati dell'uomo negli ultimi anni. In particolare si è puntato l'accento sull'importanza di tali specie, che sono al vertice della catena ecologica ed alimentare, e che risultano molto utili ad attività umane come l'agricoltura, essendo anche degli importanti indicatori biologici sullo stato di salute di un territorio. C'è inoltre da ricordare che la nostra area (ed in particolare la zona, una volta umida, di Boscofangone) era un'importante tappa per uccelli migratori che, fino a poco tempo fa, nidificavano anche in tali territori (come gli aironi sulle sponde dei Regi Lagni). La L.I.P.U. e Meridies si battono da tempo per la tutela e la salvaguardia delle aree verdi, non solo per un fattore puramente "naturalistico" ma, principalmente, perché un ambiente sano vuol dire meno malattie, meno inquinamento, meno problemi sociali e, perché no, maggiore benessere economico.
L'attività di sensibilizzazione della L.I.P.U., i percorsi ambientali di Meridies e le iniziative di altre associazioni ambi
entaliste come la Legambiente, gli Amici della Terra, il W.W.F. ed i Verdi, a Nola e nella sua area, hanno attenuato di molto l'impatto che l'uomo ha avuto nei confronti della natura, ma tutto ciò forse non basta, visti i numerosi problemi ambientali ancora esistenti (discariche, frane, inquinamento, ecc.), ed è difficile che le cose possano migliorare, se questo territorio potrà avvalersi solo dell'opera di poche volenterose persone.
Ora il paesaggio è molto cambiato, gli attacchi al territorio ci sono stati e continuano ad esserci e, se non ci sarà più "spazio" per i rapaci, in un futuro ancora non precisabile, potrebbe non esserci spazio nemmeno per noi!

Angelo Amato de Serpis - Filomena Sicondolfi

SUCCIACAPRE (Caprimulgus europaeus)

Appartenente all'ordine dei caprimulgidi, molto simile ad un rapace, deve il suo curioso nome alla credenza che questo uccello andrebbe, spesso di notte, nelle stalle a succhiare il latte alle pecore; mentre, in realtà, il succiacapre, ha sì l'abitudine di entrare nelle stalle, ma per predare gli insetti, numerosi in quei luoghi.
Gli studiosi l'avvicinano in alcuni casi ai rapaci notturni (strigiformi), in altri ai rondoni (apodiformi).
Presenta una larga testa appiattita, mentre il becco, che possiede delle vibrisse alla base, è piccolo ma con ampia apertura, poiché, essendo insettivoro, ha l'abitudine di cibarsi in volo, afferrando le prede spalancando il larghissimo becco. Altra caratteristica è la presenza dell'unghia del dito mediano dentellato.
Ha un piumaggio grigio bruno con numerose macchie e barrato di fulvo e bruno; la livrea ha un'importantissima funzione mimetica, in particolare durante il giorno, quando si poggia sul terreno o sui tronchi nell'attesa del crepuscolo.
Maggio, giugno e, in alcuni casi anche luglio, sono i periodi di nidificazione; depone 2-4 uova di forma allungata ed ellittica di colore bianco-grigie o crema, marmorizzate di grigio o bruno. Sia il maschio che la femmina collaborano all'incubazione, che dura 18 giorni, ed all'alimentazione dei nati che si protrae per circa un mese. Dopo 16-18 giorni i piccoli sono in grado di volare. In Italia nidifica nel periodo estivo ed è di passo in primavera ed ottobre.
E' un uccello "lunofilo", regola cioè la propria attività secondo i cicli lunali, intensificando la caccia e sincronizzando la schiusa delle uova con il ciclo di luna crescente, favorendo così, proprio nei primi giorni di vita, un maggiore apporto di cibo ai piccoli.
La specie è in forte calo per l'intenso uso di pesticidi in agricoltura e, nell'area nolana, non sono stati avvistati o recuperati altri esemplari, oltre all'unico rinvenimento di un maschio adulto, ferito da arma da fuoco.

Lunghezza 230-290 mm; ala 174-203; apertura alare 530-590; tarso 15-19; becco 8-12; coda 129-140; peso 52-100 g; max. long. 8 anni. Uovo 32x22 mm; peso 8 g.

NIBBIO BRUNO (Milvus migrans)

Accipitride di medie dimensioni, predilige habitat non oltre i 700 metri e vive di norma nelle vicinanze di zone umide, anche se si è ben adattato, in molti casi, alla presenza umana cercando cibo tra i rifiuti.
La livrea è prevalentemente scura ed ha una coda leggermente forcuta. E' molto abile nel volo manovrato e variato, cosa questa che ne fa un temibile predatore anche in volo. E' un instancabile migratore, viaggia in stormi anche numerosi attraversando gli stretti, per raggiungere le aree di svernamento in Africa. Non è infatti insolito poterli osservare in gran numero in volo, in particolare nei mesi aprile-maggio ed agosto e settembre. E' un ottimo "spazzino" della natura perché si nutre, oltre che di piccoli mammiferi uccelli, crostacei e pesci, anche di rifiuti e carcasse di animali.
Curiosi alcuni atteggiamenti dettati dalla sua aggressività, come l'inseguire altri rapaci o uccelli acquatici per fare cadere le prede da loro catturate, oppure l'andare a beccare nelle ceste portate sul capo dalle donne africane. Sempre in Africa è utilissimo come predatore di cavallette migratrici.
La L.I.P.U. di Nola ha avuto l'opportunità di soccorrere uno splendido esemplare adulto di grosse dimensioni, recuperato a S. Gennaro Vesuviano, vicino Nola, che era stato inanellato per scopi scientifici a Praga nella Rep. Ceca. Il nibbio salvato è stato curato e rimesso in libertà, anche grazie alla collaborazione della Clinica Veterinaria "Il Cucciolo", per continuare il suo lungo viaggio verso l'Africa.
Dopo spettacolari voli nuziali la coppia si unisce verso febbraio-marzo e costruisce il proprio nido, di dimensioni notevoli (45-60 cm di diametro), su alberi ad alto fusto o, più raramente, su mura e cespugli. E' specialmente il maschio d impegnarsi nella costruzione del nido, usando di sovente anche rifiuti umani come carta, plastica, ecc. Le due-tre uova deposte sono tondeggianti e di colore bianche con macchie rossastre e vengono covate dalla femmina per 26-38 giorni. I piccoli imparano a librarsi in volo a 40-42 giorni e devono essere accuditi dai genitori per due mesi circa.

Lunghezza 550-600 mm; ala 447-464; apertura alare 1600-1800; tarso 55; becco 25-27; coda 256-268; peso 800-850 g; max long. 23 anni ed 8 mesi. Uovo 54x33 mm; peso 56 g.


POIANA (Buteo buteo)

Insieme alla civetta è il rapace che più frequentemente è stato soccorso nell'area nolana. Accipitride dalle grandi dimensioni, almeno nel contesto avifaunistico locale, non passa certo inosservato agli amanti della natura, ma purtroppo anche ai bracconieri o ai cacciatori "distratti".
E' caratterizzato da ali larghe e coda arrotondata, con piume variabili dal quasi bianco allo scuro uniforme. I due sessi sono molto simili ed i giovani presentano la banda terminale della coda poco accentuata.
E' piuttosto frequente in tutta la penisola e, nell'area nolana, sono segnalate diverse presenze, oltre ai soccorsi effettuati. La poiana può raggiungere quote di fino a1500 m ed è molto frequente in zone appenniniche ed alpine. In Italia si stimano circa 1000 coppie e sono comuni in inverno popolazioni dall'Europa centro-settentrionale.
Si nutre soprattutto di mammiferi, piccoli uccelli, rettili ed insetti. Volteggia in aria di giorno (è un rapace cosiddetto diurno) dolcemente scrutando il suolo con la sua acutissima vista in cerca di prede o appostandosi su di un posatoio.
Le coppie, che possono essere anche fisse per più anni, iniziano i cerimoniali nuziali tra febbraio e marzo, costruiscono il nido generalmente sugli alberi. Le uova, di colore bianco con macchie rossicce, sono generalmente due o tre e vengono covate da entrambi i genitori per un mese circa. I piccoli imparano a volare entro 40-50 giorni, mentre la maturità sessuale viene raggiunta dopo il terzo anno di vita.
Il forte calo verificatosi negli ultimi decenni è dovuto alla distruzione del suo habitat (foreste ed aree non troppo secche e steppose) ed all'assurda persecuzione con caccia indiscriminata ed ingiustificata, assolutamente poco plausibile il fatto che la poiana uccida polli e galline per cibarsene.

Lunghezza 510-570 mm; ala 387-398; apertura alare 1130-1280; tarso 75-76; becco 21-23; coda 208-215; peso 530-1350 g; max long. 25 anni e 4 mesi. Uovo 55x44 mm; peso 55 g.


SPARVIERE (Accipiter nisus)

Fiero e combattivo rapace (il nome deriva dall'inglese sparrow-hawk = falco da passeri) ha segni distintivi piuttosto marcati tra il maschio e la femmina, essendo il maschio più piccolo, di colore grigio-lavagna sul dorso e rossiccio ed arancio nella parte inferiore, la femmina invece scura nella parte superiore e con barre brune in quella inferiore, con un caratteristico sopracciglio bianco. I giovani sono simili alle femmine, ma con un colore più tendente al fulvo. Le ali sono corte ed arrotondate, mentre la coda presenta una forma fortemente squadrata.
Questo accipitride simile all'astore (accipiter gentilis) frequenta aree boschive o zone miste dove il bosco si alterna ad ampi spazi aperti. In Italia, pur essendo maggiormente presente al nord, non è raro poterlo osservare al sud ed anche nell'area nolana. Sono migratrici le popolazioni settentrionali, mentre quelle meridionali sono stazionarie. La migrazione ha inizio a luglio nel nord fino ad ottobre-novembre nelle aree meridionali, il passo primaverile avviene in marzo-aprile.
Uccelli di piccole e medie dimensioni sono le sue prede preferite che caccia attaccandoli di sorpresa al volo o partendo da un punto d'osservazione ben mimetizzato tra la vegetazione. E' un eccezionale cacciatore e veniva addestrato in passato, in particolare la femmina, per la falconeria.
Il periodo del corteggiamento e l'edificazione del nido avviene a marzo. Le dimensioni del nido, costruito con rami incrociati, sono di 35-80 cm. di diametro ed è realizzato su alberi ad un'altezza di 6-12 metri. La deposizione di 4-7 uova, di colore azzurrognole picchiettate di bruno, avviene in aprile-maggio e la cova, effettuata dalla femmina, dura 33-35 giorni. I piccoli imparano a volare a 24-30 giorni e si rendono autosufficienti dopo altri 20-30 giorni, mentre la loro maturità sessuale è raggiunta a 2-3 anni.
Lo sparviere recuperato dalla L.I.P.U. di Nola è stato trovato, tra Saviano e S.Gennaro Vesuviano, ferito da arma da fuoco all'ala destra in modo piuttosto grave. L'intervento dei volontari ha consentito un immediato soccorso, che presso il Centro Recupero Rapaci di Parma della L.I.P.U. si è felicemente concluso con la liberazione del particolare paziente.

Lunghezza 280-380 mm; ala 203-240; apertura alare 550-700; tarso 53-61; becco 11-14; coda 149-180; peso 144-264 g; max long. 11 anni e 7 mesi. Uovo 40x32 mm; peso 23 g.


GHEPPIO (Falco tinnunculus)

Falconide dallo sguardo sveglio ed attento, il gheppio non è raro poterlo osservare nell'area nolana, in particolare nelle vicinanze della Collina di Cicala e dei primi versanti preappenninici.
Marrone nella parte superiore, con frequenti macchie scure, presenta una colorazione crema, con macchie scure nella parte inferiore. La testa e la coda sono grigie, ma quest'ultima caratterizzala specie con una evidente larga banda terminale scura. Giovani e femmine sono più uniformemente scuri nella parte superiore, mentre risultano più chiari, con striature scure, nella parte inferiore.
Ha una grande adattabilità colonizzando indifferentemente habitat al livello del mare, come ad oltre 3000 metri, riuscendo a non subire gravi contraccolpi alla progressiva modificazione del suo territorio d'adozione da parte dell'uomo. L'uso dei pesticidi, nemico subdolo ed infido, risulta essere il vero grande pericolo per la sua sopravvivenza, abbinato alla continua ed indiscriminata caccia illegale.
Questo uccello era molto comune nelle città per la familiarità acquisita alla presenza dell'uomo, oggi non è più così a causa dell'assurda caccia dell'uomo negli ultimi anni. Nell'area nolana il 70% dei soccorsi sono dovuti a causa di ferite subite da armi da fuoco.
Singolare è stato inoltre il recupero, con successiva cura e liberazione, di un gheppio salvato dagli addetti della discarica di Paenzano di Tufino, nei pressi di Nola, avvenuto nel corso dello scorso anno, che hanno subito attivato la Sez. D. Marotta della L.I.P.U. consentendone il recupero.
La dieta del gheppio prevede, prevalentemente, piccoli mammiferi ed uccelli, ma non è raro il cibarsi di insetti o uccelli di dimensioni maggiori.
Nidifica nella maggioranza dei casi singolarmente in cavità di alberi, rocce o edifici, ed è il maschio che caccia per la femmina e per la maggior parte per i piccoli. Il corteggiamento avviene in febbraio-marzo. Le uova, normalmente da tre a sei e di colore biancastro con chiazze rossicce, sono covate dalla femmina, raramente dal maschio, per circa un mese. I genitori accudiscono i figli per diverse settimane, mentre i piccoli imparano a volare dopo circa 30 giorni. La maturazione sessuale del gheppio avviene circa dopo un anno dalla nascita.

Lunghezza 320-350 mm; ala 246-256; apertura alare 710-800; tarso 39-40; becco 13-15; coda 163-171; peso 136-314 g; max long. 16 anni e 2 mesi. Uovo 39x31 mm; peso 20 g.

CIVETTA (Athena noctua)

E' tra i rapaci notturni più comuni dell'area nolana, ma è anche tra i più "sfortunati", perché perseguitato da secoli a causa di assurde ed incivili credenze, legate ai cattivi presagi che il verso o il solo sguardo possano attirare. Invece la civetta è un animale molto utile all'uomo, rispettata dai civilissimi antichi greci che la associarono alla dea Atena, dalla quale deriva il nome scientifico della specie.
E' tra gli uccelli maggiormente soccorsi dalla L.I.P.U. di Nola, anche perché frequenta molto spesso centri abitati. Da sottolineare i numerosi interventi di soccorso per questa specie effettuati dalla Compagnia dei Carabinieri di Nola, in particolare dai militari della stazione di Cicciano.
Le dimensioni di questo strigide sono piuttosto ridotte e presenta il capo e la faccia abbastanza schiacciate con grandi occhi gialli, che garantiscono una buona visione, nonostante siano privi di movimento, dalla grande mobilità del capo. E' bruna nella parte superiore con fitte macchie bianche, mentre la parte inferiore è bianca con numerose bande brune.
E' diffusa in tutta la penisola e frequenta boschi, campi aperti, aree alberate sia in pianura che in montagna. Non è una grande volatrice, procede spesso per brevi tratti con volo radente e di frequente saltella e cammina al suolo. Si mantiene eretta su posatoi, pali e fili ed, in caso di timore, è caratteristica la sua posatura ondulata ed inclinata.
Si nutre, prevalentemente al crepuscolo, di piccoli roditori, insetti ed uccelli di dimensioni ridotte. Vive solitaria o a coppie.
E' solita nidificare in buche, per tale motivo non è rado scorgere piccoli di civetta apparentemente dispersi, ma che invece si sono solo allontanati dal nido con l'attento controllo della madre; in casi analoghi è bene non disturbare il piccolo rapace, ma solo osservare da lontano l'eventuale presenza dei genitori e, in tal caso, allontanarsi velocemente senza cercare d'intervenire. La deposizione delle uova (3-5) avviene da marzo a maggio e vengono covate per circa 26 giorni sia dalla madre che dal padre. In Italia la civetta è in parte stazionaria ed in parte di passo e svernante.

Lunghezza 240-250 mm; ala 150-170; apertura alare 500-590; tarso 300-350; becco 180-200; peso 105-200 g; max long. 9 anni e 6 mesi. Uovo 34,6x28,5 mm; peso 16 g.


BARBAGIANNI (Tyto alba)

Uccello riconoscibilissimo dal singolare aspetto con faccia bianca ed occhi neri inseriti nei dischi facciali con la caratteristica forma di cuore. Non ha ciuffi sul capo ed ha zampe piuttosto lunghe. La colorazione è fulvo-dorata nella parte superiore con leggere macchie scure, mentre la parte inferiore è bianca.
Questo titonide frequenta habitat disparati che vanno dalle foreste, agli alberi d'alto fusto o a luoghi rocciosi. E' un frequentatore di luoghi "umani" come vecchi edifici, rovine o abitazioni.
Nidificando in cavità di albero d'alto fusto, a causa dell'attività umana che tende all'abbattimento degli alberi di grandi dimensioni, ha adattato la realizzazione dei suoi nidi in cavità di case abbandonate e in rovina, oltre a soffitta vecchie e sottotetti. Si nutre di toporagni, piccoli roditori, di insetti, di uccelli di piccole dimensioni e di rane. Vive solitario o in coppia, caccia sul terreno e sugli alberi puntando fulmineo sulla preda individuata.
Il suo volo è ondeggiante, spesso librato. La nidificazione avviene da aprile (spesso si hanno due covate) in poi quando depone da 4 a 6 uova (o anche di più) che vengono incubate dalla femmina a sua volta cibata dal maschio per 33 giorni circa. Dopo circa 2-3 mesi i piccoli sono pronti al volo.
In Italia è nidificante e di passo ed è, nell'area nolana, abbastanza frequente. Singolare è stato un intervento della L.I.P.U. di Nola a S. Vitaliano, per la liberazione e l'allontanamento di una coppia di barbagianni da un capannone agricolo che avevano colonizzato e che stava per diventare una stazione radio-base per apparecchi telefonici cellulari. La presenza dei rapaci in tale luogo risultava pericolosa sia per gli uccelli che per la strumentazione esistente.

Lunghezza 320-390 mm; ala 260-305; apertura alare 910-1000; tarso 50-62; becco 22-30; coda 100-135; peso 210-360 g; max long. 21 anni e 4 mesi. Uovo 40x31 mm; peso 21 g.


ALTRI INTERVENTI

Esistono ancora altre specie di rapaci nell'area nolana che, per fortuna, la Sez. "Davide Marotta" della L.I.P.U. di Nola non è stata costretta a soccorrere ma che popolano l'area nolana.
L'Assiolo (Otus scops), il Gufo (Asio otus), l'Allocco (Strix aluco) tra gli strigidi, il Falco Pellegrino (Falco peregrinus) tra i falconidi, il Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus) tra gli accipitridi, sono uccelli che discretamente, in modo tranquillo e pacifico, chiedono di poter continuare a vivere, lottando quotidianamente per sopravvivere tra le insidie della natura e quelle più subdole e pericolose dell'uomo come la caccia o l'inquinamento. Tali specie sono utilissime all'uomo, ma l'uomo continua, nonostante i divieti di legge, a decimare questi esseri viventi bellissimi, fieri e con tanta voglia di non scomparire.
La L.I.P.U. di Nola, insieme alla delegazione di Napoli, negli ultimi anni, ha soccorso anche altri tipi di uccelli; tra i più numerosi vi sono sicuramente i Balestrucci (Delichon urbica) noti, erroneamente, come "rondini di città", essendo molto simili a queste ultime. Popolano in gran numero i tetti della città di Nola, anche del centro storico, con il loro caratteristico nido di fango. Cinque piccoli di balestruccio sono stati soccorsi in una volta sola, perché caduti dal nido (forse distrutto da qualche vandalo) nei pressi di Piazza Duomo a Nola, e tutti sono riusciti a prendere il volo dopo essere stati svezzati.
Anche una Rondine (Hirundo rustica) ha beneficiato delle cure dei volontari della L.I.P.U., tale uccello è in forte calo in tutta Italia, nell'area nolana ve ne sono in buon numero nella zona di Camposano, in particolare nella cava di tufo al confine con Comiziano.
Un particolarissimo soccorso, riuscito grazie ad una squadra d'intervento della locale società elettrica della S.N.I.E., è stato effettuato per un Rondone (Apus apus), simile alla rondine ma appartenente alla specie degli apodidi, rimasto impigliato ad un laccio metallico su di una parete di un palazzo a circa venti metri d'altezza.
Un soccorso è stato effettuato anche a favore di un "rumorosissimo" e velocissimo Storno (Sturnus vulgaris), uccello che, nei periodi primaverili ed estivi, riempie di mattina e nel tardo pomeriggio i cieli cittadini. E' un vero piacere poterlo osservare in volo, in grandi branchi, ad effettuare rapide e spettacolari evoluzioni in aria.
Numerosi sono gli interventi a favore di Merli (Turdus merula) della famiglia dei turdidi e di Passeri (Passer domesticus italiae) della famiglia dei passeridi.
Singolarissimo è stato il recupero di una Marzaiola (Anas querquedula), un migratore della famiglia degli anatidi, che, atterrata in un giardino nei pressi della zona ospedaliera di Nola, è stata letteralmente sfinita da un cane che l'ha rincorsa per molto tempo. Dopo averla rifocillata a dovere e rimessa in sesto, i volontari della L.I.P.U. l'hanno liberata nell'oasi naturale di Persano (Sa), per consentirgli la ripresa del suo lungo viaggio.
Un ultimo accenno ad alcuni recuperi di Upupe (Upupa epops), della famiglia degli upupidi, spesse volte letteralmente massacrate da colpi d'arma da fuoco che ne hanno reso straziante e, nella maggioranza dei casi, inutile ogni tentativo di recupero.
In conclusione tale lavoro mira a far riflettere su quanto l'uomo possa danneggiare un patrimonio di tale bellezza, fatto di colori, suoni, rituali, con un sadico colpo di fucile o una dissennata distruzione del territorio con l'avvelenamento del suolo, delle acque e dell'aria. "Questa terra è l'unica che abbiamo", recita un detto, e queste fragili creature tentano di ricordarcelo ogni giorno con la loro presenza e le loro sofferenze.

 

Bibliografia

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Pubblicazioni del catalogo L.I.P.U.