PUBBLICAZIONI MERIDIES  


A cura di:
Angelo Amato de Serpis, Carmine Minieri,
Pio Natalizio, Antonia Solpietro


Interventi di:
Franco Manganelli, Mario Palma, Vincenzo Quindici, Aristide La Rocca, Antonio Minieri, Paolo Minieri, Luigi Rossi, Guido D'Agostino, Filippo Renato de Luca, Giovanni Russo, Luigi Simonetti e Ugo Tebaldini



Nola 1943:
un'epoca
ed il suo tramonto


In ricordo del Presidente Luigi Agostino Rossi

"L'esigenza di dare un contributo culturale alla Festa dei Gigli è una delle prerogative dei maestri di festa del Giglio del Sarto 1998.
Con entusiasmo abbiamo, pertanto, aderito alla pubblicazione del meticoloso e frenetico lavoro svolto da valenti giovani, che hanno raccolto scritti e testimonianze- anche inedite - relative ad un periodo storico della nostra città ed, in particolare, ad un evento tristissimo non solo per Nola, ma per tutta l'umanità.
E' un contributo che si è inteso dare per la ricerca della verità di un fatto controverso e poco conosciuto dai più."

I maestri di festa del Giglio del Sarto 1998
Gugliemo Del Piano, Antonio Vassallo,
Giuseppe Greco, Agostino Morisco.


Introduzione

Il pretesto per arricchire l'opuscolo realizzato nel gennaio di quest'anno, riguardante un episodio importante della storia della nostra città, quale l'Eccidio di Nola del 1943, è scaturito dalla considerazione che aprire "l'obiettivo" e focalizzare un intero periodo della nostra storia, può avere una valenza sicuramente non trascurabile.
A tale pretesto si è aggiunta la disponibilità dei maestri di festa del Giglio del Sarto 1998, che hanno creduto fermamente in un simile progetto, tanto da riuscire a superare tutte le difficoltà d'organizzazione, di tempi e di costi.
Il nostro obiettivo è stato quello, di riunire in un unico volume diverse testimonianze e giudizi autorevoli, che nel loro complesso hanno tracciato un profilo, da diversi punti di vista, di un'epoca storica non tanto lontana dalla nostra, poiché, spesse volte alcune testimonianze possono essere raccolte direttamente da coloro che le hanno vissute in prima persona.
L'Eccidio di Nola, perpetuato in Piazza d'Armi l'11 settembre del 1943, diviene così il punto di partenza intorno al quale sono evidenziati numerosi aspetti noti o meno noti di quei terribili giorni che vanno dall'armistizio alla liberazione alleata.
Le voci diverse inserite in tale lavoro possono anche non coincidere e lasciare interrogativi inevasi, ma il nostro obiettivo è di poter ascoltare pareri diversi ed opinioni anche a volte contrastanti. Non abbiamo voluto dare risposta, anzi abbiamo cercato di disegnare un quadro di quei giorni, il più possibile variegato, proprio per far riflettere il lettore e stimolare la formulazione di opinioni personali.
Abbiamo provato a far rivivere quegli anni difficili, che hanno portato l'Italia, prima in guerra, poi alla catastrofe ed infine, a numerosi lutti. Vogliamo inoltre, parlare ancora dell'Eccidio di Nola, come un episodio che ha segnato la storia della nostra città e che, in ogni modo, nonostante, qualche opinione contraria, è stato in pratica dimenticato. Uno dei primi atti di guerra contro l'occupazione nazista in Italia, quale l'Eccidio di Nola, se fosse avvenuto in qualunque posto, sarebbe stato probabilmente conosciuto da tutti. Non basta che pochi studiosi locali sappiano cosa sia avvenuto l'11 settembre a Nola, è invece, necessario che siano tutti consapevoli che la nostra città è stata protagonista di una vicenda che ha segnato non poco la vita dell'intera nazione.
La strage di Marzabotto, l'Eccidio delle Fosse Ardeatine, il sacrificio di Salvo D'Acquisto e tanti altri episodi della storia di quegli anni sono conosciuti ai più, l'Eccidio di Nola invece no. Non abbiamo, certamente, la pretesa di poter colmare questa lacuna con una semplice pubblicazione, a noi basta comunque l'aver lanciato un sassolino che possa però provocare tante e tali onde da poter essere da stimolo per una maggiore coscienza civile e storica delle nostre genti. L'Eccidio di Piazza d'Armi, la sofferenza ed i drammi che hanno vissuto le popolazioni in quelle tragiche giornate, devono essere di monito per chi, come la nostra generazione, non conosce tali stenti che potrebbero però ricomparire senza nemmeno avere il tempo di accorgercene.
Sentiamo il dovere di ringraziare tutti coloro che hanno accolto con grande entusiasmo il nostro invito e che, sacrificando un po' del loro tempo hanno reso possibile questa pubblicazione. Tale lavoro, non volendo essere un punto d'arrivo, e solo un invito a guardare alle nostre spalle per scoprire le cose positive, ma anche gli errori commessi da chi ci ha preceduto, proprio per puntare ad una società con meno sofferenze ed ingiustizie.
Ringraziamo i maestri di festa del Giglio del Sarto 1998; Guglielmo Del Piano, Giuseppe Greco, Agostino Morisco, Antonio Vassallo, gli autori; Guido D'Agostino, Filippo Renato de Luca, Aristide La Rocca, Franco Manganelli, Paolo ed Antonio Minieri, Mario Palma, Vincenzo Quindici, Luigi Agostino Rossi, Giovanni Russo, Luigi Simonetti, Ugo Tebaldini; hanno, inoltre, contribuito; Leonardo Avella, Salvatore Broda, P. Oreste Casaburo, Nicola Castaldo, Italia Paternostro de Luca, Giacomo De Sena, Guido Galdi, Giuseppe Mollo, Raffaele Napolitano, Antonio Silvestri, Luigi Vecchione, l'Istituto Italiano per la Storia della Resistenza, l'Ufficio di Segreteria del Comune di Nola, i Verdi di Nola.

Angelo Amato de Serpis, Carmine Minieri,
Pio Natalizio, Antonia Solpietro


Il ventennio fascista

Gli anni del fascismo a Nola

La città di Nola non ha avuto dei trascorsi prettamente fascisti. Infatti, nella cittadina dei gigli, nei primi anni dell'avvento del regime, vi era una certa tendenza nazionalista che si fece, sentire con manifestazioni varie, e che ebbero una notevole influenza sull'amministrazione in carica all'epoca. Nonostante ciò fin dall'Ottobre del 1922 fu istituita nella città una "sede circondariale dei fasci di combattimento", nella quale confluirono tutte le sezioni del circondario: le più agguerrite furono soprattutto quelle di Saviano, Marigliano, Cicciano, Camposano, San Paolo Belsito, Palma C.
Tutte queste agitazioni portarono alla fusione, l'8 agosto 1923, tra nazionalisti (cioè i seguaci dell'onorevole Greco), e i fascisti di Padovani (che perì tragicamente a Napoli in seguito al crollo di un balcone).
Venne anche stampato un giornale fascista "Gente Nostra" diretto da un nolano: Bruno Spampanato che in seguito si trasferì nella capitale. Il fatto curioso era che questo giornale dichiaratamene fascista (come del resto il suo direttore), sulla testata portava: "Organo dei Nazionalisti di Nola".
D'altra parte, tutto quello che non facevano i fascisti a Nola, era svolto dai paesi del circondario, che fin dal 1926 cercavano di svolgere una loro azione combinata, onde imporre l'adesione di tutti i cittadini al nuovo credo fascista; infatti, fissarono per la fine del 1926 un convegno di tutti i podestà. Il fiduciario del comprensorio nolano il dottor Luigi Manzi, quale nuovo comandante della Federazione Provinciale Fascista, pronunziò per l'occasione un vibrante discorso inneggiando alla patria, al Fascismo ed alla concordia di tutti i cittadini (si ricorda che a Nola vi era sempre la lotta politica tra Bianchi e Neri).
Il convegno si svolse nell'Aula Magna del Comune di Nola alla fine di gennaio del 1927 (la riunione del 1926 fu rimandata per ragioni contingenti). A quest'importante convegno (si ricorda che era il 1° incontro che l'Agro Nolano abbia avuto con il Fascismo) aderirono anche le sezioni nolane dei combattenti e reduci mutilati di guerra.
In quell'occasione parlò il presidente, l'avvocato Antonio de Luca, che inneggiò "al giubilo di vittoria, poiché l'ultima roccaforte e la più tenace della socialdemocrazia era smantellata nel nostro circondario… poiché il fascismo nolano, con un'opera fervida e costante, aveva combattuto e vinto la nobile e santa battaglia…".
Da questo discorso si rileva come a Nola non fu abbastanza facile l'opera di convincimento e di propaganda del regime fascista!
Mentre una nota del "Roma" informava che a Nola la cittadinanza attendeva la nomina del podestà (la corrispondenza datava 24 febbraio 1927), nell'aprile dello stesso anno, dopo molte richieste avanzate dal prefetto di Napoli, poiché il circondario di Nola cessasse di appartenere alla provincia di Caserta, cosiddetta "Terra di lavoro", e passasse a quella di Napoli, fu deliberato il 24 giugno 1927 che il comune di Nola facesse parte a tutti gli effetti della provincia di Napoli.
A Nola, poi, solo il 18 maggio 1928, dopo ben sei anni dalla fatidica "Marcia su Roma", fu nominato un podestà nella persona del Generale G.B. Raimondo; infatti, la città fu uno degli ultimi comuni italiani a vedersi assegnarsi tale carica.
Questa nomina fu inoltre preceduta da un manifesto, una sorta di lettera aperta a Benito Mussolini da parte di cittadini nolani, in cui si lamentava che da due anni in Italia era stato istituita la carica di podestà, mentre il comune di Nola subiva ancora l'onta dei commissari.
Ritornando al discorso precedente, l'opera del primo "sindaco fascista" fu molto intensa sotto tutti i punti di vista, ricordiamo il riattamento degli edifici scolastici, l'ampliamento del cimitero.
Nel '31 lo sostituì Luciano De Santis, del quale vanno ricordate, tra le sue opere, la costruzione e la sistemazione di molte strade e piazze di Nola, e l'approvazione del progetto riguardante Piazza Duomo (reso effettivo nel '36).
Sembra strano, ma un vero e proprio fervore fascista si delinea proprio negli anni trenta. Dal 1933 vi fu una continua "adunata fascista", anche per la fattiva opera del segretario del fascio, il centurione Spampanato, che in una riunione di maggio aveva elogiato l'opera del suo predecessore, il preside Pietro Mundo, specialmente in campo organizzativo. Per la cronaca al tempo (come risulta dalla relazione del camerata Spampanato) la federazione giovanile di Nola contava circa 200 iscritti, l'Opera Nazionale Balilla quasi mille, il Nucleo Fascisti Universitari (N.U.F. che in seguito prese il nome G.U.F.) circa 220 iscritti e l'opera nazionale dopolavoro più di 250 iscritti.
Ma chi sovrintendeva a tutto ciò era il gerarca Ciccone di Saviano, che aveva sotto il suo controllo tutte le organizzazioni circondariali del regime fascista.
Come accennato già in precedenza, gli anni che seguirono il 1933 furono tutti caratterizzati dallo sforzo comune di porre Nola e dintorni all'avanguardia in ogni campo: sociale, organizzativo e finanche sportivo, poiché verso la fine di quello stesso anno fu nominato ispettore sportivo della zona il camerata Felice Spampanato che, oltre al calcio, dette nuovo impulso al campo motoristico e ciclistico, fece installare perfino un "ring" per una palestra di pugilato.
Gli anni trenta per Nola ebbero come momento di maggiore splendore il 1935, quando le donne nolane donarono alla patria le loro fedi nuziali d'oro e d'argento. Furono versati, per la cronaca, anelli d'oro per kg. 4,400 e d'argento per Kg. 20,500.
Nello stesso anno, con un gesto simbolico, il nuovo podestà di Nola, Luigi Ronga (che sostituì De Santis), partì volontario per l'Africa orientale (fece le sue veci il vice-podestà Spizuoco); allo stesso tempo il Vescovo di Nola tenne un vibrante discorso che inneggiava al Duce, al Re Imperatore d'Etiopia ed ai giovani nolani che avevano sacrificato la vita in terra d'Africa, basti ricordare, tra questi, la medaglia d'oro Geremia Trinchese.
Certamente gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale (i podestà furono: nel 1938 Celestino De Sena; nel 1940 Eduardo Contieri) si ricordano come anni di intenso lavoro e fervore di opere. Infatti, vi fu la realizzazione del campo sportivo in località "Stella", la creazione della "Colonia Elioterapica" (o "Colonia Solare") in Via Seminario per i bambini orfani e gli indigenti dell'agro nolano, l'incremento delle linee ferroviarie mercè, il servizio delle "Littorine" che, per mezzo delle ferrovie dello stato, raggiungevano Napoli in 32 minuti, ed infine la costruzione della "Casa del Fascio", terminata soltanto nel 1941.
Ci fu, poi, l'inaugurazione (non ufficiale) del monumento ad Ottaviano Augusto il 1 maggio 1938. Questo dono di Mussolini alla città di Nola era la risoluzione di una polemica sorta tra Nola ed Ottaiano circa la residenza dell'imperatore. Ma il Duce, pose fine alle polemiche, cambiando l'antico nome della cittadina d'Ottaiano in Ottaviano e donando la statua d'Augusto a Nola. L'inaugurazione ufficiale non avvenne mai ed un lenzuolo, una volta bianco, copriva ancora la statua il 1 ottobre 1943 all'arrivo delle truppe alleate a Nola, i nolani si affrettarono insieme con gli alleati a far sparire quel grigio mantello. Sono inoltre da ricordare: la realizzazione dei monumenti ai caduti ed a Tommaso Vitale, per opera dello scultore Pellegrini, e l'approvazione del nuovo regolamento edilizio in data 10 novembre 1939. Proprio nell'anno in cui il Duce doveva venire a Nola (a luglio del 1940 per l'anniversario dei moti carbonari) vi fu la dichiarazione di guerra il 10 giugno.
Gli anni del fascismo furono tutto sommato anni positivi per Nola; certamente, dopo la lettura di questo capitolo, qualcuno potrebbe considerare, in modo ironico, questa una piccola isola felice nell'Italia fascista. Ciò non lo fu senz'altro, infatti, episodi d'intolleranza si registrarono anche nella città dei gigli nei confronti dei non pochi antifascisti nolani.
Purtroppo, senza voler dare alcuna giustificazione, i regimi dittatoriali (di qualsiasi colore politico) hanno, tra le tante cose, come lato negativo, quello di reprime
re le libertà. C'è sembrato superfluo soffermarci su questi fatti che, in ogni caso, ci sono stati e non vanno dimenticati, perché la libertà è un bene che va tutelato. Nel descrivere la cronaca di quegli anni si è preferito evidenziare gli aspetti più concreti, per non rischiare di essere considerati retorici e ripetitivi.

Antonio e Carmine Minieri

Bibliografia
AVELLA L., Nola 1926-43, in "Documenti - Cronaca, libro VII, Napoli 1980.
DE ANTONELLIS G., La fine del fascismo a Napoli, Ares, Milano 1967.
MINIERI A., Compendio della Terra di Nola, Nola, 1973.
MINIERI A., Testimonianze ed opere, Nola 1990.
MINIERI G., Storia di Nola, Nola 1983.
PRETI L., Giovinezza, giovinezza, Mondadori, Milano 1964.


L'urbanistica e l'architettura fascista

Il ventennio fascista ha promosso la realizzazione di un elevato numero di opere pubbliche che costituiscono vere e proprie testimonianze della sua presenza concreta, capillare ed innovativa nel tessuto territoriale nazionale.
Fin dal discorso proclamato in Campidoglio da Benito Mussolini il 31 dicembre 1925 vengono enucleati i punti cardine del programma di trasformazione urbana di Roma in capitale del fascismo:
"Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta, ordinata, potente come fu nei tempi del primo impero di Augusto. Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora l'aduggia...Tutto ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza deve scomparire...i monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine".
L'intento di affermare un modello ideale di città nella quale si sarebbe dovuto armonizzare il "vecchio" con il "nuovo", le metropoli, con i borghi rurali, fa si che in Italia si diffonda una nuova cultura architettonica ed urbanistica, che risente negli anni trenta del secolo della diretta influenza delle idee di Le Corbusier, il cui interesse per l'Italia fascista deriva dalla convinzione che nel paese vi è un'autorità realmente interessata a dare spazio all'architettura moderna.
Quest'idea si rafforza negli anni fra il 1933 e il 1936, quando in Italia si afferma l'architettura razionalista.
Il razionalismo, infatti, nasce nel nostro paese fra il 1926 e il 1927 a opera di giovani architetti che a Milano fondano il Gruppo 7 alcuni di questi come, Giuseppe Terragni, Luigi Figini, Gino Pollini, Adalberto Libera diventano negli anni successivi le figure di spicco della nuova architettura italiana, e a loro non mancano occasioni di lavoro da parte del partito nazionale fascista, per il quale realizzano numerose costruzioni di edifici pubblici: scuole, colonie marine, stazioni, uffici postali e Case del fascio, la più nota, delle quali, è quella di Giuseppe Terragni.
Nel 1928 Libera organizza a Roma la prima Esposizione italiana di architettura razionale, ove sono presenti i giovani razionalisti di Milano, Torino e Roma. Tre anni dopo, sempre a Roma si apre la seconda Esposizione di architettura razionale, organizzata dal MIAR (Movimento italiano per l'architettura razionale) ed inagurata da Mussolini che dichiara l'architettura razionalista la vera espressione del fascismo. L'anno successivo per celebrare il X anniversario della marcia su Roma, viene allestita nella città eterna la Mostra della rivoluzione fascista.
Fra il 1936 e il 1937, la svolta impressa da Mussolini con la conquista dell'Etiopia e la fondazione dell'Impero (9 maggio 1936), l'alleanza con la Germania di Hitler (1937) e la guerra di Spagna (1937) impone a questi architetti di interpretare in maniera più aulica il nuovo supposto ruolo dell'Italia in Europa, legandosi direttamente alla tradizione di Roma antica.
La preparazione dell'Esposizione a Roma prevista per il 1942, prende il via con la costruzione dell'E42 (EUR), in cui il linguaggio classicista si afferma come meglio rispondente alle ambizioni imperialistiche del paese.
Marcello Piacentini diviene l'architetto più noto del Regime e dirige l'intera operazione nel disporre centinaia di colonne e di archi romani sulle facciate degli edifici, in maniera non dissimile da quanto avviene contemporaneamente in altre capitali, da Washington a Parigi, da Berlino a Mosca.
Nella seconda metà degli anni trenta trionfano, dunque, i classicismi più retorici e i monumentalismi, segno di regimi totalitari, che pur con differenti espressioni politiche sentono il bisogno di affermare, in un momento critico, la propria autorità e stabilità. Infatti, in architettura ne risulta un enfatico monumentalismo che ricorda, proprio, quelle monarchie assolute e quella dittatura fascista che contrassegna quel periodo storico. Alcuni edifici e ambienti urbani sono concepiti come scenario di celebrazioni di riti, atti ad esaltare i fasti del nazional-socialismo e del fascismo.
Molte fabbriche architettoniche si richiamano senza originalità, ai soliti modelli classici, con un rigoroso rispetto della simmetria, l'uso di materiali comuni, come il travertino e i mattoni, facciate caratterizzate da lastre piane, fredde superfici marmoree e forme essenziali, finestre di predeterminate dimensioni, particolari ricorrenti, quali l'attacco a terra dell'edificio e il suo coronamento.
La nuova città fascista, pertanto, diviene testimonianza di ciò che è perenne e non contingente, proiettando il cittadino in una concezione di vita eroica e collettiva da contrapporre a quell'individualista borghese.
L'impianto urbano è impostato su uno schema radiocentrico, con la grande piazza centrale, la casa comunale affiancata dall'alta torre littoria, la chiesa, il mercato coperto, le scuole, i campi sportivi, la fascia periferica delle borgate e la zona dei villini residenziali.

L'Urbanistica e l'Architettura a Nola nel periodo fascista.

Regolamenti Edilizi dal 1930 al 1939

La città di Nola, così come l'intero agro nolano, conosce un periodo di intensa attività urbanistica ed architettonica durante il regime fascista, numerose sono le sistemazioni dei centri abitati, pavimentazioni di strade, costruzioni di edifici pubblici, centri assistenziali, interventi di consolidamento e restauro di edifici preesistenti. Basti pensare alle Case del Fascio e alle Colonie Elioterapiche realizzate a Marigliano, Roccarainola, Visciano, Castelcisterna, Cicciano.
In particolar modo per la città di Nola, l'esame delle Delibere Comunali dagli anni trenta agli anni quaranta ci consente di delineare il quadro urbanistico delle trasformazioni del territorio, sulle indicazioni prescritte dai Regolamenti Edilizi Comunali.
La delibera del 7 ottobre 1930 (DGC 134) prescrive il Regolamento Edilizio da applicarsi "... al perimetro dell'abitato, nelle vie esterne di circonvallazione, a quelle di comunicazione con Saviano, Cimitile, San Paolo Belsito, fatta eccezione per le norme di nuova costruzione da applicarsi per tutte le opere che si eseguono nel territorio del Comune… ". La Commissione Edilizia presieduta dal Podestà, e costituita dall'Ingegnere comunale, dall'Ufficiale sanitario, da un legale, da un Ingegnere civile o Architetto e da un Geometra , tiene conto dell'approvazione di progetti che devono rispondere a determinate norme:
"... Chiunque voglia costruire, ricostruire e modificare sostanzialmente edifici nei siti suindicati dovrà presentare denunzia in carta libera. Alla denunzia nel caso di nuove costruzioni, dovrà essere allegata una planimetria generale della località a piccola scala e una planimetria a scala 1:100, per ogni piano, oltre il prospetto della facciata principale alla stessa scala 1:100 e questa con l'indicazione dei laterali livelli di cornici e vani se all'erigendo casamento ce ne sono altri contigui. Nel caso in cui si tratta di restauro o ampliamento necessita corredare la denunzia della planimetria del solo piano o dei diversi piani ove si eseguirà l'opera, oltre il prospetto principale nel quale con diverse tinte deve essere precisata la parte che va ricostruita ed aumentata rispetto a quella che resta inalterata...
... Ogni proprietario che voglia costruire, restaurare il suo edificio nell'ambito dell'articolo 1, è tenuto al rispetto delle seguenti norme nonché a quelle degli articolo seguenti:
a) l'estetica del fabbricato deve essere in armonia con la sua destinazione e non contraddire ai precetti elementari dell' architettura,
b) i coloramenti esterni dovranno eseguirsi con tinte secondarie e pallide, escludendo quelli che possono offendere la vista o riuscire indecorosi,
c) i vani saranno su una medesima verticale con opportuna distribuzione sul fronte dell'edificio, che sarà terminato superiormente, da cornicioni di coronamento, in armonia con l'importanza, destinazione e stile del fabbricato,
d) l'altezza dei fabbricati deve essere di regola uguale a due volte la larghezza delle strade. Per gli edifici prospicienti sulle piazze pubbliche e strade di rimarchevole larghezza l'altezza degli stessi non deve superare i metri 18. Per gli edifici prospicienti sui vicoli è concessa un'altezza massima di m. 9. Nelle vie in pendenza le misure d'altezza saranno fatte sull'asse verticale centrale del fabbricato da costruirsi. Per gli edifici ad angolo fra piazza e via e fra due strade sarà permesso che la casa possa raggiungere l'altezza consentita in proporzione alla via più larga anche sul fronte prospettante quella più angusta per una estensione che non oltrepassi il terzo della lunghezza del corpo di fabbrica costruito sulla via più larga.
e) gli ambienti tutti debbono ricevere aria e luce direttamente dall'esterno a mezzo di regolari vani di balcone o finestre o mai a mezzo di lanternini superiori o pozzi di luce, i quali sono permessi per le sole scale e acquai o latrine...
f) i fabbricati si svilupperanno in corpo di fabbrica, atti a permettere il libero gioco del sole all'interno...
...Al confine della pubblica via, le intercapedini fra due casamenti contigui non saranno permesse, se non hanno la larghezza minima di m.4 tra il vivo delle mura opposte, in maniera che per due zone contigue ciascuno dei proprietari deve distanziarsi m.2 dalla linea di confine. Tali intercapedini devono essere munite di inferriate verso la strada e piazza.
... E' vietato nelle facciate verso la pubblica via o piazza qualsiasi condotto per cessi, acqua di Serino, fumo ed acqua lurida o anche semplicemente di ventilazione. Le grondaie debbono essere risaltate ed in metallo, e la parte inferiore, per l'altezza di m. 2.50, di ghisa o di ferro e debbono versare con appositi rametti nella pubblica fogna.
Nessuno potrà, senza licenza del Podestà, abbassare, alzare o in altro modo alterare il lastricato o il suolo delle strade, ne piantarvi colonnine, scansaruote, scalini ed altri simili ingombri.
... E' vietato costruire edifici sul ciglio o al piede degli appicchi, su terreni franosi o comunque atti a scoscendere, sul confine fra terreni di natura o resistenza diversa, o sopra un suolo a forte pendio, salvo il caso che le fondazioni appoggino su roccia viva o compatta.
... Le murature debbono essere eseguite secondo le migliori regole d'arte con buoni materiali e con accurata manodopera... Quando il pietrame non presenti piano di posa regolari dovrà prescriversi che la muratura stessa venga interrotta da corsi orizzontali di mattoni a due filari a da fasce continue di calcestruzzo di cemento dello spessore non inferiore a cm. 12 estesi a tutta la larghezza del muro, e che la distanza reciproca di tali corsi o fasce non sia superiore a m. 1.50.
... Nei piani superiori a quello terreno dovranno essere vietate le strutture spingenti contro i muri ove non siano munite di robuste catene. I tetti dovranno essere costruiti in modo da escludere ogni spinta orizzontale. Le travature dei solai dovranno essere incastrate nei muri perimetrali per non meno di m. 0.25.
... Nelle strutture di cemento armato dovranno essere strettamente osservate le prescrizioni per l'accettazione degli aggiornamenti idraulici e per l'esecuzione delle opere di conglomerato cementizio semplice ed armato approvato con D. R. presidenziale 15-6-1925 ed eventuali successive modificazioni.
... I proprietari, per i lavori edilizi da eseguirsi fuori delle località indicate all'art.1, hanno l'obbligo di presentare la denunzia prima che siano iniziate le opere, al Podestà, il quale procederà agli opportuni accertamenti a mezzo dell'Ufficio Tecnico Comunale.
Salve le disposizioni vigenti in materia non potrà eseguirsi alcun lavoro negli edifici aventi pregio artistico o storico senza darne previo avviso al Podestà presentandogli ove occorra il progetto. Il Podestà, udito il parere della Commissione edilizia, può impedire l'esecuzione di quelle opere che fossero riconosciute contrarie al decoro pubblico e alle regole d'arte. Se nel restaurare o nel demolire un edificio qualsiasi si venisse a scoprire qualche avanzo di pregio artistico o storico, il Podestà ordinerà i provvedimenti che siano richiesti dalle urgenti necessità della conservazione del monumento o oggetto scoperto.
Quando l'ampiezza della strada, a parere della Commissione edilizia, lo consente, sono permessi i tavoloni di balconi, con lo sporto maggiore del normale e mai superiore a m. 0.70, ma dovranno essere costruiti con la dovuta solidità e d'altezza minima non inferiore a m. 5 dal livello del suolo per gli esistenti casamenti. Detti tavoloni debbono essere o con voltino a gattoni di ferro o essere di marmo spesso cent.4 poggianti su appositi gattoni a telaio di ferro, se di sporto maggiore di m.0.60 debbono essere rafforzati con squadri.
E' vietata l'apertura delle porte delle case o botteghe verso le vie e piazze pubbliche, tutti gli infissi devono spiegare negli interni dei vani.
Le Amministrazioni ed i privati debbono collocare a loro cura e spese i numeri plateali accanto i vani dei loro edifici prospicienti sulle pubbliche vie con l'ordine e modelli prescritti dal Municipio.
...Non possono collocarsi tende sporgenti sopra il suolo pubblico senza lo speciale permesso dell'autorità comunale. Le tende dovranno essere disposte con sostegni pensili metallici, dovranno essere di forma e stoffa decorata e sotto nessun aspetto disdicevole al pubblico ornato e non dovranno mai discendere con le loro parti più basse ad un'altezza minore di m. 2.20 dal piano del marciapiede o della strada sottostante.
... Il Podestà, per ragioni di decenza e d'igiene pubblica, può costringere i proprietari a restaurare, intonacare ed attintare tanto le facciate esterne degli edifici, le mure di cinta degli orti e dei giardini che danno sulle pubbliche vie, nonché a quelle facciate laterali dell'edificio visibili dal suolo pubblico. All'obbligo della tinteggiatura fanno eccezione quegli edifici il cui stile non comporti una speciale coloritura e cioè per quelli costruiti in pietra a vista od in laterali a lavori quadri...
... Se un edificio è posseduto da più proprietari la tinta della facciata dev'essere uniforme e generale e non indicare il modo onde è distribuita la proprietà. La scelta della tinta, se tutti non sono d'accordo, spetterà di diritto a colui o a coloro che ne posseggono la maggior parte.
... I proprietari di fabbricati, ovunque situati, non potranno per qualsiasi motivo o pretesto rifiutarsi all'apposizione dei numeri civici nel punto indicato dall'Autorità Municipale nonché dalle tabelle indicando il nome delle vie e piazze.
Le località in cui da privati o da pubbliche Amministrazioni si eseguono le opere edilizie sono sempre accessibili alle Autorità Municipali, al personale tecnico da queste all'uopo ed agli agenti di polizia urbana, ogni volta che occorre verificare l'osservanza delle disposizioni del presente regolamento... ".
Questo Regolamento Edilizio, approvato dal Comune con la suddetta deliberazione, e sottoposto al vaglio dell'Alto Commissariato per la Provincia di Napoli in data 13 marzo 1931, N°28629, è restituito dal Ministero dei Lavori Pubblici senza omologazione perché alcune disposizioni in esso contenute sono: " ...contrarie alle massime che secondo la dottrina, la giurisprudenza e la prassi amministrativa formano la materia...". La modifica, riguarda la disposizione relativa all'altezza dei fabbricati, indicata all'art.5, lettera d, del presente Regolamento Edilizio. Questi è ulteriormente rivisto nella deliberazione del 2 luglio 1932 N° 112 con l'aggiunta di altre norme: "…qualunque sia la larghezza della strada e tranne pei vicoli molto ristretti e non superiore a m. 3 - è sempre consentito la sopraelevazione fino a tre piani, compresi il pianterreno. In questo caso l'altezza minima della facciata e dei prospetti della fabbrica non devono superare i metri 14. Tutte le sopra richiamate misure d'altezza vanno fatte per la linea della gronda dell'edificio e il piano o marciapiede stradale nell'immediata vicinanza dell' edificio stesso...".
Il Regolamento Edilizio del 1932 è approvato dal G.P.A. (Giunta Provinciale Amministrativa) nella seduta del 20 gennaio 1933 N° 74695 fermo restante la modifica degli articoli 5 e 8.
L'aumento della popolazione e la necessità di provvedere a creare strutture rispondenti alle nuove esigenze di un centro in espansione, fa sì che nel 1933, venga redatto il progetto del Piano Regolatore per l'ampliamento e la sistemazione della città, mai reso esecutivo, ma tuttavia importante, perché rispondente a quei criteri dell'urbanistica razionalista che nel ventennio fascista diventa il simbolo dell'ideologia del Regime.
Il progetto prevede l'espansione della città verso la periferia e la creazione di un efficiente sistema viario per meglio defluire l'intenso traffico cittadino, nonché la realizzazione di sotto servizi, quali, fognature ed acquedotti.
Redatto dall'Ing. Luigi Galeone il Piano Regolatore è ispirato a criteri di urbanistica moderna " ... è pregevole per dati statici e statistici...e si adegua altresì alla conservazione di alcune caratteristiche della città di Nola che ha tradizioni pre-romane...".
Pertanto, il Galeone riceve, con la delibera del 2 settembre del 1933 N° 185, l'incarico di completare in ogni sua parte il progetto.
Il Piano Regolatore del 1933, purtroppo, non è mai stato reso esecutivo, né la documentazione ci consente di sapere se il progetto è stato mai ultimato, poiché le delibere successive per quanto riguardano le sistemazioni urbanistiche fanno riferimento al precedente Regolamento Edilizio del '32, al quale vengono apportate delle modifiche nelle deliberazioni dal 1935 al 1937.
La fase conclusiva di questa intensa attività di assetto e di trasformazione urbanistica della città nel ventennio fascista, si concretizza con il Regolamento Edilizio del 1939 che rappresenta la piena attuazione di quei principi dell'Architettura razionalista, che troveranno, poi, piena applicazione negli edifici, simbolo del Regime, quali la Casa del Fascio e la Colonia Elioterapica.
Nel Testo Unico di suddetto Regolamento emergono delle disposizioni ben precise, anche, riguardo alla tariffa di bollo per ottenere l'autorizzazione ad eseguire i lavori: "… Tale domanda essendo diretta a promuovere un vero e proprio provvedimento o concessione amministrativa, assume carattere di ordinaria istanza o petizione ed è soggetta alla tassa di bollo di £ 4,00 … dall'art. 6 lett. B della tariffa del bollo. Gli allegati sono soggetti al bollo, secondo la loro misura… in quanto compilati per quella tassa dalla tariffa A annessa alla legge tributaria 30 -12-1923 N° 3268. Anche in carta da bollo di £ 4,00 e sempre a carico dell'interessato deve essere compilato il nulla osta del Podestà…".
Inoltre il Regolamento del 1939 si caratterizza, per l'uso di un linguaggio più scientifico, rispondente alle nuove tecniche e norme costruttive, che si diffondono in questi anni in Italia. Si delinea anche, la presenza di figure professionali che rivestono ruoli e responsabilità ben precise durante l'esecuzione delle opere.
"… 1-Prima di iniziare i lavori l'interessato, pur avendo già ottenuto il nulla osta di concessione, è espressamente tenuto a comunicare al Podestà l'impresa appaltatrice, il suo numero di posizione assicuratrice ed il tecnico cui è affidata la direzione dei lavori che controfirmerà la comunicazione per accettazione. 2- Nel caso che i lavori si eseguissero… detta comunicazione conterrà il nome del committente con la sua posizione assicurativa e quella del direttore dei lavori. 3- Per tutta la durata dei lavori il committente dovrà tener esposta in fronte visibile, all'esterno del cantiere una tabella con l'indicazione del suo nome, dell'impresa appaltatrice e del direttore dei lavori. 4- Qualora durante l'esecuzione dell'opera risulti che il direttore dei lavori non presta effettivamente la sua opera sarà senz'altro revocata la licenza e disposta la sospensione dei lavori…".
I progetti devono essere sempre redatti e firmati da un professionista autorizzato ai sensi della legge 1213 del 29 luglio 1933, concernente i leganti idraulici e la realizzazione di strutture in conglomerato cementizio.
Il richiamo ai principi dell'architettura razionalista, alle sue linee essenziali e ai criteri di ordine, semplicità, decoro ed igiene, è chiaramente espresso nel documento: "…c) Le aperture di passaggio di aria e luce, nei vari piani del fronte dell'edificio si ubicheranno in verticale, salvo per ragione di architettura razionale. L'edificio terminerà superiormente con cornicioni di coronamento, in armonia, con l'importanza, destinazione e stile del fabbricato, salvo che per ragioni di architettura razionale. d) L'elevazione delle facciate e dei prospetti delle fabbriche non deve sorpassare una volta e mezzo la larghezza del tratto di strada e piazza sul quale fronteggiano, da non sorpassare il limite massimo di metri venti. In caso di trasformazione, modificazione e miglioramenti importanti di vecchi stabili siti in strade antiche nell'interesse dell'estetica cittadina, dell'igiene e del miglioramento edilizio, è permesso deroga dai limiti d'altezza predetti…".
Le indicazioni per i lavori da apportarsi ai vecchi fabbricati, già prescritte nella deliberazione del 24 febbraio del 1936, vengono ulteriormente specificate riguardo la sporgenza dei balconi in rapporto all'ampiezza della strada che per i nuovi fabbricati non è mai superiore 0,70: "… fatta eccezione per i vecchi fabbricati per i quali tale sporgenza può essere anche superata, quando i tavoloni ed i balconi già esistenti nello stesso stabile superano tale dimensione. I tavoloni in parte devono essere costruiti con la dovuta solidità ed all'altezza minima non inferiore di metri quattro dal livello stradale, devono inoltre essere o di soletta di cemento armato o di lastra di marmo bianco, di spessore non inferiore a centimetri quattro, sostenuti da appositi gattoni di ghisa o ferro, in conformità d'ogni buona regola di statica…".
Nella costruzione delle fabbriche, si devono tener presenti delle precise norme igienico sanitarie: "…prescritte dal R.D. del 27 -7-1934 N°1265 T.U. delle leggi sanitarie, nonché le norme tutte del regolamento in vigore di igiene del Comune. Le prescrizioni di tali norme nei progetti che vengono presentati al Comune e la sorveglianza della loro esecuzione spetta di diritto all'Ufficiale Sanitario, membro della Commissione edilizia.".
Un'ultima disposizione aggiuntiva del Regolamento del 1939 riguarda le prescrizioni a cui è soggetto il proprietario, qualora non si attenga al progetto approvato dalla Commissione Edilizia e alle norme stabilite dal Regolamento Comunale: "…Il Podestà fatti gli accertamenti del caso, ne ordina la sospensione. Contro l'ordinanza del Podestà da notificarsi al proprietario nel domicilio detto sulla domanda di autorizzazione è ammesso il ricorso al Prefetto, il quale decide su provvedimento definitivo. Il ricorso non ha effetto sospensivo. Qualora vengono iniziati i lavori senza autorizzazione ovvero vengono proseguiti questi per i quali sia stata notificata l'ordinanza di sospensione, il Podestà ordina la demolizione a spese del contravventore … L'ordinanza … ha carattere di provvedimento definitivo".


Interventi urbanistici e sistemazioni di edifici

Come si è detto con l'avvento del Regime fascista, comincia per la città di Nola un periodo di riordino e sviluppo urbanistico, nonché una serie di interventi di consolidamento statico, manutenzione ed abbellimento di edifici preesistenti. D'altro canto la città assume un ruolo storico importante, anche in considerazione del suo prestigioso passato e delle sue numerose testimonianze storico-artistiche ed archeologiche.
Non bisogna dimenticare, poi, che l'ideologia fascista è legata, proprio, all'esaltazione dei fasti della Roma augustea, e che proprio in quegli anni inizia, per la città eterna, un'intensa attività archeologica tesa a riportare alla luce le antiche testimonianze del passato, che tornano a giganteggiare come espressione del nuovo Regime. Essendo Nola una tra le più importanti città dell'Impero Romano ed essendovi, secondo alcuni storici, morto Ottaviano Augusto, è naturale che questa rappresenti il centro più importante dell'Agro nolano durante il ventennio fascista. Non a caso il 1 maggio del 1938 viene inaugurato il monumento ad: "Ottaviano Augusto / simbolo / dell'Italia Imperiale / nella città millenaria / ov'egli chiuse la sua vita radiosa. / Dono del Duce / maggio 1938 - XVI e.f.".
Fra le prime opere inaugurate, nella città il 21 settembre 1924, sono da ricordare: il Monumento ai Caduti, in Piazza Vittoria (oggi Piazza Matteotti) e il Monumento a Tommaso Vitale, nella Villa comunale.
Il Palazzo Comunale, poi, è stato più volte, oggetto di interventi eseguiti sia per il completamento della struttura, sia per la rifinitura di alcune sale interne, che per la pavimentazione del cortile. I lavori di sistemazione dell'edificio sono affidati alla ditta Iorio Gennaro. Durante l'esecuzione vengono apportate alcune modifiche al progetto, specialmente riguardo la demolizione: "… delle ritirate pensili esistenti nel cortile del palazzo municipale che rappresentavano un'offesa al decoro e alla decenza…". I lavori della pavimentazione del cortile su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale vengono affidati con trattativa privata al signor Moriseo Carmine, con l'obbligo del completamento in 30 giorni. La sistemazione dei pavimenti di alcune sale d'aspetto del Comune, è resa necessaria, perchè questi risultano sconnessi. Pertanto, si dispone di sovrapporre a quelli attuali una pavimentazione in Linoleum, sicuramente più solida, più duratura e più economica. L'esecuzione dei lavori è affidata alla ditta Agenzia Italiana sul Commercio di Linoleum.
Nel 1936 vengono eseguiti dei lavori di restauro e di adattamento di alcuni locali a pianterreno del Palazzo Municipale, adibiti a sede del Fascio, affidati all'Impresa di Carmine Morisco per la somma di £. 5.500.
Dall'esame delle delibere di Giunta Comunale dagli anni trenta agli anni quaranta emerge che sono stati realizzati, più volte interventi su edifici religiosi, aventi un certa importanza storica; quali la Chiesa di S. Chiara, la Chiesa di S. Maria La Nova e l'ex Convento delle Rocchettine.
Nello stesso periodo si eseguono i lavori per le Carceri Mandamentali, del Cimitero, nonché per alcuni edifici scolastici, in particolare il Liceo Ginnasio.
Il progetto per la realizzazione del Campo sportivo in località Stella, ha seguito, invece, un lungo iter burocratico prima di essere approvato.
"…Considerato che, malgrado fossero stati a tale oggetto praticati appositi stanziamenti nei bilanci del 1928-29, la costruzione non si effettuò, perché si pensò ad un impianto più completo mediante la creazione di un Campo Polisportivo su una vasta zona di terreno… La ritardata concessione da parte del Ministero della Guerra non rese possibile l'immediata attuazione del piano progettato. …la privata iniziativa si sostituì al Comune e dotò la Città di un Campo sportivo provvisorio… che a distanza di tre anni funziona ancora mirabilmente e rappresenta l'unica palestra presente in queste contrade, dove le manifestazioni sportive hanno assunto uno sviluppo meravigliato…". Nel 1939 viene deliberato un nuovo progetto per la costruzione del Campo sportivo, che rappresenta una nobile ed antica aspirazione degli sportivi nolani. Questo viene realizzato dall'Ing. Carlo Minieri che si impegna a completarlo in ogni sua parte. Il Comune mette a disposizione sei ettari di terreno e con nuova deliberazione vengono affidati i lavori all'Ing., De Sena che procede alla stesura di un nuovo progetto in conformità a quello analogo realizzato dall'Ing. Minieri per l'ammontare delle spese a £.171.600. Il progetto prevede la costruzione di: "…un muro di cinta di pietrame calcareo in fondazione e di pietre di tufo fuori terra,… e attintato sulle due facce e con l'orlo superiore ricoperto da un bauletto di cemento… costruzione del prospetto esterno verso l'ingresso come risulta dal disegno allegato… Sistemazione e livellamento del campo per il giuoco del calcio. Costruzione della pista per corse a piedi a sei corsie di m.ti 25 di lunghezza per m. 7.50 di larghezza… costruzione della recinzione regolamentare composta di rete di ferro di m. 2 d'altezza… costruzione delle righe, fosse e pedane per i salti in alto e con l'asta in lungo… e pel lancio dei pesi. Costruzione del porticato per spogliatoi, composto di un unico terraneo della lunghezza di m. 19.80 e largo internamente m. 4…".
Sicuramente gli interventi che contribuiscono a migliorare l'estetica, il decoro e l'igiene della città sono la sistemazione di strade e di piazze, nonché la realizzazione di impianti di illuminazione pubblica.
Riportiamo, soltanto, alcuni interventi tra i più significativi. Nel 1929 vengono deliberati i lavori di pavimentazione in basolato del vicolo Ottaviano Augusto, affidati all'Imprenditore Ferrara Eugenio e del viale adiacente al Teatro Umberto I. "… Considerato che l'esecuzione è della massima urgenza, non essendo possibile rimandare la inaugurazione del Teatro, già fissata. Riconosciuta pertanto la convenienza e l'opportunità di eseguire i lavori mediante conferimento a trattativa privata. …il progetto compilato dall'Ufficio Tecnico (Ing. Piciocchi) …fa scendere la spesa a £.1993,20. Vista, inoltre, l'offerta presentata dal signor Ferrara il quale accetta di eseguire i lavori con il ribasso del 5 % e in un termine non superiore a 10 giorni…". La sistemazione dei marciapiedi di Piazza Principe Umberto su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale, viene affidata all'appaltatore De Falco Biagio "… il quale giusta verbale di licitazione privata del 29 ottobre 1929 ebbe ad offrire il ribasso del 22,75 %. Letta la misura finale redatta dall'Ing. Comunale Andrea Piciocchi dalla quale rilevasi che la spesa è scesa a £. 6.158,85 ridotta a £. 4.758,50 con la deduzione del ribasso di asta…". Successivamente vengono eseguiti i lavori di sistemazione e pavimentazione della suddetta Piazza "… Considerato che i lavori come sopra progettati rispondono a necessità impellenti riconosciute dal detto Ufficio Tecnico… Si autorizza l'esecuzione dei lavori occorrenti alla sistemazione e pavimentazione della Piazza Principe Umberto in base a progetto dell'Ufficio Tecnico per £. 6.722. Si affida l'esecuzione di tale lavoro mediante licitazione privata con l'obbligo dell'esecuzione in giorni 30 e con l'applicazione della multa di £.5 per ogni giorno di ritardo…".
Nel 1932 vengono approvati i lavori di pavimentazione e smaltimento delle acque del vicolo Marciano su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per £ 11.542,30 ridotte a £ 7.733,30 con il ribasso del 33% ed affidati all'impresa di Vitale Felice.
Ancora l'intervento di sistemazione di Piazza Collegio e del prolungamento di via Ambrogio Leone. "… Riconosciuta la necessità di provvedere con la maggiore urgenza alla esecuzione dei lavori… della Piazza del Collegio e ciò sia per ragione d'igiene, perché attualmente il pavimento è completamente sterrato e in tempo di pioggia si rende un pantano, sia per ragioni di decenza perché detta piazza è prospiciente all'edificio scolastico di recente costruzione…". Su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale si autorizza, pertanto, l'esecuzione dei lavori, per l'ammontare di £. 52.538,50.
Nel 1937 si procede, poi, alla sistemazione delle vie comunali esterne mediante una squadra di operai reclutati tramite l'Ufficio di Collocamento, che esegue i lavori sotto il controllo del Direttore dell'Ufficio Tecnico Comunale.
Nello stesso periodo si eseguono le pavimentazioni dei marciapiedi di Piazza Principe Umberto e di Piazza Principe di Napoli, su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per la spesa di £.25.512,25. Successivamente si realizzano, ulteriori, interventi sistemazione e ampliamento della suddetta Piazza Principe di Napoli.
Importante, poi, è, la pavimentazione di Piazza Geremia Trinchese, per l'imminente visita "… a Nola del Capo del Governo Duce del Fascismo per l'inaugurazione di una stele marmorea a ricordo dei precursori nolani del Risorgimento italiano…".


Sistemazioni di Piazza Duomo e di Piazza Giordano Bruno

La prima deliberazione relativa alla sistemazione della principale area della città, risale al 16 febbraio 1933. "… è una piazza che è una offesa all'edilizia e un attentato all'igiene stessa, infatti, è di forma irregolare, con pavimentazione sconnessa, con adiacenza di vicoli luridi ed antigienici, mentre il monumentale Duomo e il Palazzo di Città, due costruzioni moderne di gran valore, sono nascosti e deturpati dai fabbricati dall'aspetto indecente o antiestetico…", pertanto per ridare decoro all'antica e storica città di Nola è necessario trasformare radicalmente l'area, con provvedimento di estrema urgenza: "… rappresentata dalla costruzione del Monumento ai Precursori Nolani che è un ordine del Duce e della costruzione della Torre Littoria che tutti i comuni sono obbligati ad erigere… Riconosciuta pertanto l'opportunità d'iniziare le pratiche perché quest'opera di evidente necessità pubblica diventi un fatto compiuto prima del maggio 1935 epoca fissata dal Duce per l'inaugurazione del ricordo marmoreo. Vista la deliberazione del 30 luglio e 29 novembre 1924 approvata dal G.P.A: il 26 marzo 1925 N° 76802…il cessato consiglio Comunale provvedette all'approvazione di un progetto di sistemazione di Piazza Duomo e alla contrattazione di un mutuo di £. 1.100.000 col Banco di Napoli, che aveva anche approvato la relativa concessione, la quale non ebbe seguito perché la sistemazione deliberata si limitava al solo abbattimento degli stabili ingombranti, senza alcuna cosa che eliminasse gli inconvenienti creatisi, o migliorasse la piazza dal lato estetico, che anzi la condizione si aggravava mediante lo scoprimento dei vicoli luridi adiacenti. Considerato che …i prezzi del mercato edilizio rende possibile con la stessa spesa, forse anche ridotta, non solo di sopprimere i fabbricati, ma di costruire sul suolo di risulta, opportunamente delimitato, la Torre Littoria, e due edifici di cui uno da destinarsi come sede del Fascio Locale.". Si affida, pertanto, all'Ing. Arch. Adolfo Avena di realizzare con la collaborazione dell'Ufficio Tecnico Comunale un progetto di sistemazione di Piazza Duomo.
Il 15 luglio 1933 viene approvato dall'Ufficio Comunale il progetto definitivo dell'opera che prevede l'abbattimento dei vecchi fabbricati esistenti, con una spesa, compresa l'espropriazione, di £.546.156,10, la costruzione di un corpo di fabbrica da destinarsi ad uffici ed abitazioni per l'ammontare di £. 330.000 e la creazione della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria per l'ammontare di £. 270.000 con un complessivo di £. 1.259.382,07 compreso le spese di direzione dei lavori. Sul fronte della Torre Littoria, poi, si sarebbe dovuto ubicare il bassorilievo dei Martiri del 1820. Il progetto definitivo prevede l'utilizzo di materiale di origine meridionale, nonché la pavimentazione della piazza, che grazie alla nuova sistemazione acquisterà un'ampiezza di circa 700 metri quadri, permettendo ai vicoli adiacenti di acquistare un maggior decoro.
Il Corpo Reale del Genio Civile di Caserta (12 agosto 1933, N°11789) e l'Alto Commissariato per la Provincia di Napoli (22 agosto 1933) deliberano di apportare delle modifiche relative alle strutture in cemento armato, alla determinazione del peso della Torre Littoria, ai calcoli di stabilità e alle modalità dell'appalto mediante licitazione privata, tra ditte che possono fornire garanzie di carattere tecnico ed economico, "…e che risultino iscritte nello speciale elenco dell'albo Commissariato di Napoli per le ditte ammesse alle licitazioni private…"
Nella deliberazione del 20 gennaio 1934 si evidenzia la necessità di realizzare delle sottofondazioni di sostegno e costipamento, che determinano un aumento della spesa della fabbrica da £.589.568,00 a £. 625.996,95, per un totale di £. 1.306.509,40.
Dalla deliberazione del 13 aprile 1934 emerge la necessità da parte del Comune di chiedere un mutuo al Banco di Napoli per la sistemazione della suddetta piazza, che dovrà essere: "… concesso per la somma di £. 1.250.000 al tasso del 4%, oltre ai diritti accessori, con un periodo di ammortamento di 30 anni estensibili a 35 e con prima ipoteca sul fondo Boscofangone e sugli altri stabili che saranno indicati dal Banco mutuante a completamento della garanzia…".
In seguito all'ispezione fatta nel 1934 dall'Alto Commissariato di Napoli "… si rileva l'opportunità di provvedere alla modificazione del progetto, (già approvato da tempo) nel senso di eliminare la costruzione del fabbricato in prossimità del Duomo e di limitare la spesa alla costruzione della Torre Littoria e della Casa del Fascio mettendo a disposizione della iniziativa privata il suolo disponibile… e la necessità di mantenere quella organica armonia fra le diverse costruzioni progettate, così che all'iniziativa privata sia da imporsi l'esecuzione della costruenda opera secondo la linea esterna del progetto, liberi di dividere gli interni a seconda della migliore convenienza e ciò anche perché più che alle esistenti costruzioni prive di ogni elemento d'arte la Torre Littoria e le altre nuove costruzioni devono riferirsi alla bellezza artistica del rinnovato Duomo…" . Le disposizioni, pertanto, prevedono l'espropriazione di tutti i fabbricati compresi fra via G. Bruno, Corso T. Vitale e Piazza Duomo, nonché di un nuovo preventivo di spesa redatto dall'Ufficio Tecnico (fig. p. 6)
Inoltre, il mutuo richiesto al Banco di Napoli di L.1.250.000 viene approvato per sole £.1.000.000. "… Considerato che … si è venuti alla decisione di eseguire solo parzialmente i lavori di cui al progetto approvato per un preventivo di £.850.000…", si riconosce la necessità di contrattare con la Sezione dei Prestiti Fondiari del Banco di Napoli un mutuo di £.850.000 con l'interesse del 4% all'anno, da estinguersi in trent'anni e con la garanzia ipotetica sul fondo di Boscofangone di proprietà del Comune.
Viene, inoltre, modificato il Capitolato dell'11 agosto 1934, approvato il 10 settembre dello stesso anno, che fissava il termine di sei mesi per l'esecuzione dei lavori: "… Ritenuto a tal riguardo che trattasi di una costruzione in cemento armato, che deve essere eseguita da ditta specializzata che per l'attrezzatura necessaria e i fondi disponibili per provvedere alla esecuzione con la necessaria rapidità, il termine massimo per l'esecuzione, tenendo specialmente presente che le demolizioni possono eseguirsi in brevissimo tempo, può essere ridotta a giorni 135…il tempo utile per l'ultimazione dei lavori…".
La sistemazione dell'area include, come previsto già nel primo progetto, la pavimentazione della piazza che deve essere realizzata contemporaneamente a quella di via Anfiteatro Laterizio. Si delibera: "… 1) di autorizzare l'esecuzione dei lavori per la nuova pavimentazione di Piazza Duomo giusta progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per l'ammontare di £.117.366,85- 2) di autorizzare l'esecuzione dei lavori di riparazione del basolato in via Anfiteatro Laterizio giusta progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per l'ammontare di £.74.533- 3) di riunire i due progetti con un unico capitolato e con un unico appalto… 5) … l'obbligo di eseguire prima i lavori in Piazza Duomo per i quali il termine è fissato in giorni 75…".
In seguito alla definitiva approvazione del progetto, viene conferito all'Ing. Adolfo Avena l'incarico di provvedere alla costruzione di un plastico in gesso della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria, "… e ciò in conformità del parere dell'ingegnere progettista e direttore dei lavori, dovendo tale modello servire per la consegna alla ditta fornitrice della pietra da taglio delle precise dimensioni dei blocchi, dei profili delle cornici, delle mensole e di quanto il disegno non potrà … dare con questa esattezza assoluta che l'importanza dell'opera richiede e che soltanto il plastico in gesso può dare…". L'Amministrazione delibera, pertanto, la spesa di £. 3.349,40 da destinarsi alla realizzazione del plastico.
Nel 1937 il Comune approva la misura fiscale dei lavori di sistemazione di Piazza Duomo che ammontano a £.14723,35 al netto del ribasso d'asta di £. 266.90,2 e liquida a favore dell'impresa dell'Ing. Ugo Milone la differenza di £. 389,75 dovuta a saldo dell'indennità corrisposta per la risoluzione del contratto.
E' interessante, infine, rilevare la controversia sorta tra l'Amministrazione Comunale e l'Ing. Arch. Giovanni Sepe, circa la realizzazione di un progetto che questi afferma di aver realizzato su incarico ricevuto: "…di fare un progettino di massima per un edificio che avrebbe dovuto sorgere in Piazza Duomo…Considerato che la pretesa dell'Ing. Sepe non ha fondamento principalmente perché l'incarico a cui accenna non è stato mai né deliberato né tantomeno conferito, e non poteva esserlo perché il Comune data l'esistenza di un altro ingegnere regolarmente nominato per la sistemazione di Piazza Duomo, non poteva revocare questo incarico senza incorrere in responsabilità verso l'Ing. Avena…". Il malinteso sarebbe scaturito dal fatto che l'Ingegnere Direttore dell'Ufficio Tecnico Comunale avrebbe prospettato al Sepe l'eventualità di una collaborazione con il suddetto ufficio nel caso che il Comune avesse revocato l'incarico all'Ingegnere Avena. Pertanto, l'Amministrazione per porre fine alla controversia, decide di acquistare il progetto completo dall'Ingegnere Sepe e di rimborsare a costui le spese.
In realtà la sistemazione di Piazza Duomo, non è mai stata realizzata, secondo quanto previsto dal progetto, ma si è limitata all'abbattimento del fabbricato in prossimità del Duomo e alla pavimentazione della piazza, mentre la costruzione della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria non è mai stata realizzata, perché circostanze particolari, rendevano, sicuramente, più idonea l'area di Piazza Giordano Bruno per edificare una struttura che rispondesse ad una precisa ideologia del Regime.
Come si è detto, l'altra importante sistemazione urbanistica del periodo fascista è quella di Piazza Giordano Bruno.
I primi interventi realizzati in quest'area sono effettuati nel 1932, in occasione dell'arrivo in città dei Principi di Piemonte, per la festività di San Paolino, per cui si provvede a restaurare l'Arco del Gesù, che si trova in condizioni precarie. I lavori vengono affidati all'imprenditore Agostino De Sena per la spesa di £. 1912,45. Nel 1939 L'Ingegnere Capo del Genio Civile di Caserta predispone degli accertamenti tecnici per i lavori di sistemazione che si devono eseguire in Piazza Principe di Napoli e Piazza Giordano Bruno, dove si trova: "…l'antico monumentale palazzo … adibito a sede del Distretto Militare, (l'area) trovasi ancora poco curata, in quanto i piazzali principali sono pavimentati molto superficialmente con detrito calcareo e la via che la circonda in tre lati è ancora pavimentata molto superficialmente con detrito calcareo ed sminuzzato… Visto che in tale località è in corso di costruzione la Casa del Fascio con annessa Torre Littoria, dove saranno raccolte tutte le istituzioni del Regime. Riconosciuta pertanto tale necessità di procedere ad una radicale sistemazione della piazza stessa rendendola adatta e preparata ai nuovi usi a cui è destinata e rispondente ai requisiti urbanistici ed estetici…", si provvede a stilare il progetto da parte dell'Ufficio Tecnico Comunale per la spesa di £. 163.162,95 con ribasso d'asta a £. 152.485,00 da stanziarsi nei bilanci del 1940-41-42, inoltre i lavori devono essere affidati a licitazione privata. Si prevede, inoltre, lo sbancamento generale con il taglio della massicciata stradale e del battuto di detrito calcareo, e la realizzazione di piazzali con quadrati di cemento e di strade con basoli vesuviani. Gli articoli del Capitolato riportano le norme a cui attenersi per l'esecuzione dei lavori, in particolare l'art. 19 riguarda i materiali da utilizzarsi e le modalità di messa in opera: "…I lavori tutti saranno portati innanzi a perfetta regola d'arte secondo le prescrizioni che verranno impartite volta per volta dalla Direzione la quale avrà la facoltà di non accettare quelle opere e quei materiali che a suo giudizio non siano rispondenti alle condizioni tutte del presente contratto. Le malte da adoperarsi nelle varie specie di opere saranno le seguenti: 1) malta comune costituita da 0.50 di calce in parte, 0.50 di arena e 0.50 di pozzolana di cava; 2) la malta semi idraulica sarà costituita da terzi uguali di calce idraulica, sabbia e pozzolana; 3) malta per intonaco, sarà costituita da 0.50 di calce in parte e 0.80 di arena o pozzolana; 4) malta di cemento, costituita da 0.65 di sabbia e pozzolana e Kg. 600 di cemento a lenta presa. Lo spegnimento della calce viva e la manipolazione della malta si farà con i migliori metodi suggeriti dall'arte. Gli impasti della malta saranno adoperati nello stesso giorno della loro formazione. Le murature di pietrame calcareo in fondazione saranno eseguite con ogni diligenza, con malta semi idraulica e scapoli di cava delle maggiori dimensioni consentite dalla grossezza delle murature e di forma meno irregolare che sia possibile. Ogni pietra dev'essere bene assestata cantonandola con schegge e ben avviluppate di malta, in modo che la muratura si faccia perfettamente compatta ed omogenea. Le murature in tufo saranno eseguite a perfetta regola d'arte. Le pietre dovranno essere avviluppate con piccole scaglie negli interstizi per riempire qualsiasi vuoto…I solai saranno del sistema misto di laterizio e cemento armato… Nelle pavimentazioni con basoli di 2ª classe, otto basoli che saranno perfettamente lavorati, formeranno la superficie con misure di due mq. Ogni basolo senza essere spezzato, né incavato, avrà la grossezza in coda non meno di cm.20. Gli assetti di eguale altezza in tutti i lati saranno di cm.11 di cm 8 perfettamente lavorati a scalpello, con sotto squadro non eccedente i mm.5. La faccia superiore di ogni basolo sarà… perfetta… e lavorata accuratamente di sabbia… I basoli tutti proverranno solo ed esclusivamente dalle cave di Villa Inglese,… saranno messi in opera sopra abbondante letto di ottima malta, la quale salirà a ribocco, ricoprendo tutto il sotto squadro e gli assetti. Nelle pavimentazioni di pietrini detti cementite… ogni pezzo dev'essere a forma rettangolare di lati intorno a 0.18 x 0.36 e di spessore da mm.33 x 35 tutto lo spessore deve essere costituito da impasto unico di arena e cemento in proporzioni regolamentari. Saranno posti in opera con malta comune o cemento… ogni pietrino dovrà avere lo spessore di cm.3 e per lo meno cm.11/2 dev'essere di impasto di arena e cemento…".
Nella deliberazione dell'8 gennaio 1940 si ribadisce che i lavori di sistemazione della suddetta piazza devono essere ultimati entro il mese di aprile dello stesso anno, perché prossimamente ci sarà l'inaugurazione della Casa Littoria, cui presenzierà il Capo del Governo.
Nonostante ciò, difficoltà di carattere economico impediscono l'inizio dei lavori, perché le imprese che avrebbero dovuto partecipare alla gara d'appalto disertano l'asta a causa dei prezzi troppo bassi previsti dal progetto. Riconosciuta, pertanto, la necessità che i lavori siano completati entro i termini sopra indicati, l'Amministrazione Comunale non ha altro rimedio se non quello di migliorare i prezzi del 20%, in modo da indurre le imprese a partecipare alla nuova gara d'appalto, che, tuttavia, viene nuovamente disertata. Si decide, pertanto, di provvedere ad appalti parziali mediante stralci dal progetto principale, affidando i lavori a trattativa privata e ad imprese locali. La parte riguardante la pavimentazione dei piazzali innanzi al Distretto Militare viene commissionata all'Impresa di Carmine D'Amore per la spesa di £. 23.854,00, mentre la sistemazione delle fognature in muratura, intonaco e copertura dei fognoli, viene affidata all'Impresa di Gennaro Iorio per l'ammontare di £. 26,087,70.
Una singolare testimonianza a ricordo del patriottismo risorgimentale è offerta dall'altorilievo raffigurante i "Precursori Nolani", realizzato negli anni trenta dallo scultore Francesco Parente.
Con la deliberazione del 13 novembre 1934, viene affidato all'artista l'incarico di eseguire l'opera marmorea, da ultimare entro il 24 maggio 1935, per l'occasione dell'inaugurazione della Casa del Fascio a piazza Duomo, cui presenzierà il Capo del Governo. Il bozzetto eseguito dal Parente, di sua spontanea iniziativa, trova il consenso dell'Ing. Arch. Avena, progettista della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria, sulla cui facciata deve essere collocato il gruppo scultoreo.
La successiva realizzazione della Casa del Fascio in piazza G. Bruno, fa sorgere il problema di una nuova collocazione dell'altorilievo che: "… avrebbe dovuto, secondo il primitivo progetto, essere addossato alla facciata del Palazzo, attuale sede del Distretto Militare; che a tal riguardo la R. Soprintendenza all'arte medioevale e moderna, pur esprimendo parere favorevole sul valore artistico dell'altorilievo e alla progettata approvazione di esso sul prospetto del Palazzo Orsini, rilevò che ciò avrebbe alterato le linee architettoniche del monumentale edificio ed avrebbe reso necessaria la esportazione di grosse marmoree con danno dell'immobile per cui esprimeva l'avviso di collocare la targa su di uno stelo; Che in seguito ad insistenza del Comune, la Soprintendenza dette il nulla osta senza riserve; Che prima di iniziare la messa in opera della targa, venne accertata la grande difficoltà della incastonatura di essa sul prospetto e la cui non sicurezza dell'addossamento da farsi ad una altezza di metri 3 che avrebbe richiesto altri mensoloni e delle grosse staffe di bronzo con una spesa rilevante; Che in queste condizioni si ritiene opportuno di indire… una riunione dei membri della Consulta, del Direttorio del Fascio, dei Tecnici e Critici d'arte e si ebbe da questa il suggerimento di attenersi al primitivo parere della Soprintendenza e cioè quello di collocare la targa su di uno stelo…alto sei metri con regolare zoccolatura, fusto con pilastri, lapide centrale con iscrizione…sistemazione… della targa sul fusto con plinto ed infine coronamento in cima della targa…".
Nel 1940 l'altorilievo è stato incastonato sul prospetto frontale dell'attuale Torre Littoria dove tuttora si trova.
Iconograficamente riproduce il moto rivoluzionario che scoppiò nel luglio del 1820 a Nola. In primo piano sono raffigurati un gruppo di civili: uomini, donne e bambini che aderirono all'insurrezione, fra questi grandeggiano le figure a cavallo dei due sottotenenti Morelli e Silvati e dell'abate Minichini. Sullo sfondo, invece, si intravedono alcuni civili e soldati del reggimento cavalleria Real Borbone di stanza nel Distretto Militare, che si unirono ai rivoltosi.
Stilisticamente l'altorilievo è caratterizzato da un vivo risalto plastico-volumetrico delle figure che esprimono nei volti e negli atteggiamenti un sincero e profondo patriottismo. L'episodio è costruito intorno ai tre protagonisti principali allineati su di un unico piano e leggermente disposti in prospettiva, intorno a questi si concentrano altrettanti gruppi di personaggi costruiti secondo uno schema triangolare, mentre sullo sfondo si intravedono appena accennate le figure di soldati e di cittadini.
Tipico edificio realizzato per assolvere a funzioni sociali, la Colonia Elioterapica di via Seminario costituisce un esempio di architettura razionalista e funzionale.
Immersa nel verde, circondata da un ameno paesaggio collinare, caratterizzato dalla presenza di pregevoli esempi di architettura religiosa, la colonia accoglieva nei periodi estivi i fanciulli che in questo luogo potevano beneficiare degli effetti della elioterapia. Oggi l'area è completamente alterata, gran parte del verde è scomparso per far posto all'edilizia sia residenziale, che pubblica. Basti ricordare che adiacente alla suddetta struttura sorge l'Ospedale Civile.
L'edificio progettato e realizzato dall'Ing. Paolino De Sena, originariamente ad un unico piano, presenta un impianto planimetrico quadrangolare, dagli angoli smussati. La facciata di forme essenziali è definita da una rigorosa simmetria, dall'apertura di finestre squadrate e prive di ornamenti e da un prospetto caratterizzato da due corpi di fabbrica simmetricamente disposti ed avanzati rispetto a quello centrale.
L'inaugurazione della "Colonia Solare" risale agli anni 40, un articolo del "Roma", riporta la celebrazione dell'avvenimento: "…Con una semplice ed austera cerimonia si è inaugurata la Colonia Elioterapica Permanente "Maria Gabriella di Savoia" alla presenza del Reggente federale avv. Staly, dell'Ecc. il Vescovo Mons. Camerlengo, dell'Ispettore Federale, Commissario al Fascio dott. Arcangelo de Sarno, del comm. Prefettizio cav. Edoardo Con
tieri, del Ten. Col. Mascolo in rappresentanza del Comandante il Presidio dell'Ispettrice Federale Femminile della zona nolana sig.ra Nappi, della segretaria del FF.FF. dott.sa Rina Arienzo, dello comandante dei reparti Femminili dott.sa Emanuela Borromeli…, dei Segretari politici della zona e di un forte nucleo di lavoratori pronti per partire alla volta della Germania con a capo l'Ispettore Pilotta. Il Vescovo ha celebrato la Messa al campo. Hanno rivolto brevi parole ai piccoli il Vescovo e il Reggente Federale dicendosi lieti di rivederli dopo la sana vita che svolgeranno in seno alla colonia. Dopo il saluto al Duce ordinato dal Reggente Staly, il Vescovo si è accomiato dai bambini impartendo la benedizione… Era presente all'inaugurazione l'ideatore di questa superba opera del Regime che resterà a dimostrare l'azione propulsiva che il Fascismo va svolgendo in questa zona, il camerata ing. Paolino De Sena, il quale era lieto di poter vedere compiuta un'opera da lui voluta e creata. Opera che sarà incrementata e potenziata nella zona per lo sviluppo della razza come vuole il Duce."
Primo Direttore della Colonia Elioterapica è stato il dott. Luigi Vecchione, mentre nel luglio 1942, la prof.ssa Italia Paternostro de Luca ha sostituito il direttore assente, Erasmo Caccavale. Nel giugno del 1943 viene eletta direttrice Enrichetta Taurisano e vice direttrice la prof.ssa Paternostro de Luca. La colonia cessa la sua attività a metà del luglio del '43 per i continui bombardamenti.
Certamente l'edificio più rappresentativo del Regime è la Casa del Fascio, oggi sede dell'Ufficio del Registro. Nella deliberazione del 7 luglio 1938 e nella successiva del 10 dicembre dello stesso anno, si mette in evidenza la: "…necessità di modificare in parte il primitivo progetto, sia a riguardo dell'entità della costruzione; sia a riguardo della sua ubicazione; che infatti, secondo la primitiva concessione, la Casa del Fascio avrebbe dovuto sorgere quasi alla periferia della Città, in località poco adatta in una piazza non lastricata, brutta dal lato estetico e poco decente dal lato edilizio, che avrebbe richiesto una spesa di sistemazione di oltre 300mila lire a carico del Comune, senza per questo soddisfare per nulla le esigenze del Fascio che ha bisogno di una sede decorosa, centrale facilmente accessibile e con il prospetto principale su di una piazza; Che dopo diligenti… ricerche si è finalmente trovata la località adatta, che risponde al criterio della centralità, della capacità e anche del decoro perché sorge nella migliore piazza della Città storicamente importante, esteticamente bella e rispondente a tali esigenze. Che S.E. il Vescovo possessore dello stabile sito in piazza Giordano Bruno, attualmente adibito a "Casa dei Preti " è disposto a cedere il locale perché si possa adattarlo e trasformarlo in guisa da farne una Casa Littoria ideale, ma reclama un altro stabile per destinarlo allo stesso uso; che in seguito a trattative svolte S.E il Vescovo accetterebbe la permuta del locale con un altro di proprietà del Comune attualmente adibito come succursale del Liceo Ginnasio e per rendere possibile l'attuazione immediata della permuta accetterebbe di consegnare subito il locale di sua proprietà ottenendo il tempo necessario perché il Comune possa consegnargli l'altro locale, dopo di aver provveduto ad allocare le classi che attualmente occupano alcune aule del locale stesso; che in queste condizioni si presenta al Comune l'opportunità di dare il suo concorso per la costruenda Casa del Fascio, una forma più concreta e consistente, nel senso che, oltre alla somma già deliberata sia fatta alla Federazione il dono dello stabile che dovrà trasformarsi in una Casa Littoria della importanza e delle tradizioni della storica Città di Nola; considerato a tal riguardo che il progetto risponde al triplice concetto della opportunità, della convenienza e della spiritualità, della opportunità perché la Casa del Fascio per ubicazione e per bellezza sarà una delle prime della Provincia e conferirà maggior decoro alla piazza sulla quale sorgerà; della convenienza perché non occorrono tutti quei lavori di miglioramento edilizio, igienico ed estetico che sarebbero occorsi nell'altra località, della spiritualità perché consente al Comune di fare un dono al Partito e conferisce alla Città l'orgoglio di provvedere una Casa Littoria che per grandiosità gareggia con tutte le altre finora costruite; Ritenuto per quanto riguarda più specificamente la permuta dei locali che il Comune pur facendo un dono che è ragione di legittimo orgoglio consegue una grande utilità, perché acquista uno stabile che ha il pregio della ubicazione al centro ed è in ottimo stato di conservazione e lo cambia con un locale pressoché inservibile, che però conviene agli acquirenti unicamente perché essendo situato alla periferia… lontano dai rumori si presta bene per l'uso religioso a cui dev'essere destinato; Ritenuto d'altro canto che non tutto il locale ma soltanto una parte di esso dev'essere trasformato ed utilizzato per la Casa del Fascio, mentre il lato posteriore sarà lasciato a disposizione del Comune…Con la progettata permuta il Comune fa un buon affare, in quanto, pur dovendo alla Federazione la parte del locale di cui si ha bisogno per la costruzione della Casa del Fascio, migliora la sua rendita e compie insieme un atto di doveroso omaggio; Accertato, dunque, che condizioni morali, economiche e spirituali concorrono a dare alla determinazione del Comune il carattere di utilità resta da esaminare tale determinazione dal lato strettamente amministrativo e giuridico; Ritenuto a tal riguardo che lo stabile di cui si è convenuti l'acquisto in base a perizia compilata dall'Ufficio Tecnico Comunale ha il valore di 195mila di fronte al valore di 183.243,10 attribuito dalla stessa perizia allo stabile di proprietà Comunale e quindi la permuta pura e semplice … è a tutto vantaggio del Comune…Ritenuto che essendo pienamente garantita la provenienza, la proprietà e la libertà del fabbricato nulla si oppone, anche da lato giuridico, che si provvede alla prospettata permuta. Riconosciuta la convenienza della permuta che consente l'acquisto di un fabbricato utilissimo in cambio di un locale inservibile e che rende possibile e sollecita l'attuazione del programma della Federazione che si propone di dotare la Città di una Casa del Fascio e che a parte il lato spirituale concorre a migliorare l'edilizia cittadina; Riconosciuto che nulla si oppone nè dal lato giuridico, nè dal lato economico all'attuazione di tale programma, che anzi il Comune, come si è dimostrato pur facendo dono alla Federazione di una parte del fabbricato realizza vantaggi immensi rappresentati dall'utilizzazione della parte del fabbricato che non sarà occupato dalle organizzazione del Regime; Delibera: 1) Di autorizzare la permuta del locale di proprietà del Comune denominato Palazzo Piccolo Marchese della Schiava con l'altro locale di proprietà di S.E. Egisto Domenico Melchiori, già Vescovo di Nola, e che la permuta sia fatta senza alcun corrispettivo né da una parte né d'altra, con l'assunzione reciproca degli oneri che gravano sui fabbricati e che il locale del Vescovo sia immediatamente occupato mentre quello del Comune sarà consegnato fra tre anni; 2) Di donare alla Federazione Provinciale Fascista la parte del fabbricato dal lato della Piazza G. Bruno che occorre per la creazione della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria e ricordo marmoreo dei precursori nolani, con che il locale sia destinato a