A cura di:
Angelo Amato de Serpis, Carmine Minieri,
Pio Natalizio, Antonia Solpietro
Interventi di:
Franco Manganelli, Mario Palma, Vincenzo Quindici, Aristide
La Rocca, Antonio Minieri, Paolo Minieri, Luigi Rossi, Guido
D'Agostino, Filippo Renato de Luca, Giovanni Russo, Luigi
Simonetti e Ugo Tebaldini
Nola 1943:
un'epoca
ed il suo tramonto
In ricordo del Presidente Luigi Agostino Rossi
"L'esigenza di dare un contributo culturale alla Festa
dei Gigli è una delle prerogative dei maestri di festa
del Giglio del Sarto 1998.
Con entusiasmo abbiamo, pertanto, aderito alla pubblicazione
del meticoloso e frenetico lavoro svolto da valenti giovani,
che hanno raccolto scritti e testimonianze- anche inedite
- relative ad un periodo storico della nostra città
ed, in particolare, ad un evento tristissimo non solo per
Nola, ma per tutta l'umanità.
E' un contributo che si è inteso dare per la ricerca
della verità di un fatto controverso e poco conosciuto
dai più."
I
maestri di festa del Giglio del Sarto 1998
Gugliemo Del Piano, Antonio Vassallo,
Giuseppe Greco, Agostino Morisco.
Introduzione
Il pretesto per arricchire l'opuscolo
realizzato nel gennaio di quest'anno, riguardante un episodio
importante della storia della nostra città, quale l'Eccidio
di Nola del 1943, è scaturito dalla considerazione
che aprire "l'obiettivo" e focalizzare un intero
periodo della nostra storia, può avere una valenza
sicuramente non trascurabile.
A tale pretesto si è aggiunta la disponibilità
dei maestri di festa del Giglio del Sarto 1998, che hanno
creduto fermamente in un simile progetto, tanto da riuscire
a superare tutte le difficoltà d'organizzazione, di
tempi e di costi.
Il nostro obiettivo è stato quello, di riunire in un
unico volume diverse testimonianze e giudizi autorevoli, che
nel loro complesso hanno tracciato un profilo, da diversi
punti di vista, di un'epoca storica non tanto lontana dalla
nostra, poiché, spesse volte alcune testimonianze possono
essere raccolte direttamente da coloro che le hanno vissute
in prima persona.
L'Eccidio di Nola, perpetuato in Piazza d'Armi l'11 settembre
del 1943, diviene così il punto di partenza intorno
al quale sono evidenziati numerosi aspetti noti o meno noti
di quei terribili giorni che vanno dall'armistizio alla liberazione
alleata.
Le voci diverse inserite in tale lavoro possono anche non
coincidere e lasciare interrogativi inevasi, ma il nostro
obiettivo è di poter ascoltare pareri diversi ed opinioni
anche a volte contrastanti. Non abbiamo voluto dare risposta,
anzi abbiamo cercato di disegnare un quadro di quei giorni,
il più possibile variegato, proprio per far riflettere
il lettore e stimolare la formulazione di opinioni personali.
Abbiamo provato a far rivivere quegli anni difficili, che
hanno portato l'Italia, prima in guerra, poi alla catastrofe
ed infine, a numerosi lutti. Vogliamo inoltre, parlare ancora
dell'Eccidio di Nola, come un episodio che ha segnato la storia
della nostra città e che, in ogni modo, nonostante,
qualche opinione contraria, è stato in pratica dimenticato.
Uno dei primi atti di guerra contro l'occupazione nazista
in Italia, quale l'Eccidio di Nola, se fosse avvenuto in qualunque
posto, sarebbe stato probabilmente conosciuto da tutti. Non
basta che pochi studiosi locali sappiano cosa sia avvenuto
l'11 settembre a Nola, è invece, necessario che siano
tutti consapevoli che la nostra città è stata
protagonista di una vicenda che ha segnato non poco la vita
dell'intera nazione.
La strage di Marzabotto, l'Eccidio delle Fosse Ardeatine,
il sacrificio di Salvo D'Acquisto e tanti altri episodi della
storia di quegli anni sono conosciuti ai più, l'Eccidio
di Nola invece no. Non abbiamo, certamente, la pretesa di
poter colmare questa lacuna con una semplice pubblicazione,
a noi basta comunque l'aver lanciato un sassolino che possa
però provocare tante e tali onde da poter essere da
stimolo per una maggiore coscienza civile e storica delle
nostre genti. L'Eccidio di Piazza d'Armi, la sofferenza ed
i drammi che hanno vissuto le popolazioni in quelle tragiche
giornate, devono essere di monito per chi, come la nostra
generazione, non conosce tali stenti che potrebbero però
ricomparire senza nemmeno avere il tempo di accorgercene.
Sentiamo il dovere di ringraziare tutti coloro che hanno accolto
con grande entusiasmo il nostro invito e che, sacrificando
un po' del loro tempo hanno reso possibile questa pubblicazione.
Tale lavoro, non volendo essere un punto d'arrivo, e solo
un invito a guardare alle nostre spalle per scoprire le cose
positive, ma anche gli errori commessi da chi ci ha preceduto,
proprio per puntare ad una società con meno sofferenze
ed ingiustizie.
Ringraziamo i maestri di festa del Giglio del Sarto 1998;
Guglielmo Del Piano, Giuseppe Greco, Agostino Morisco, Antonio
Vassallo, gli autori; Guido D'Agostino, Filippo Renato de
Luca, Aristide La Rocca, Franco Manganelli, Paolo ed Antonio
Minieri, Mario Palma, Vincenzo Quindici, Luigi Agostino Rossi,
Giovanni Russo, Luigi Simonetti, Ugo Tebaldini; hanno, inoltre,
contribuito; Leonardo Avella, Salvatore Broda, P. Oreste Casaburo,
Nicola Castaldo, Italia Paternostro de Luca, Giacomo De Sena,
Guido Galdi, Giuseppe Mollo, Raffaele Napolitano, Antonio
Silvestri, Luigi Vecchione, l'Istituto Italiano per la Storia
della Resistenza, l'Ufficio di Segreteria del Comune di Nola,
i Verdi di Nola.
Angelo Amato de Serpis, Carmine Minieri,
Pio Natalizio, Antonia Solpietro
Il ventennio
fascista
Gli
anni del fascismo a Nola
La città di Nola non ha avuto
dei trascorsi prettamente fascisti. Infatti, nella cittadina
dei gigli, nei primi anni dell'avvento del regime, vi era
una certa tendenza nazionalista che si fece, sentire con manifestazioni
varie, e che ebbero una notevole influenza sull'amministrazione
in carica all'epoca. Nonostante ciò fin dall'Ottobre
del 1922 fu istituita nella città una "sede circondariale
dei fasci di combattimento", nella quale confluirono
tutte le sezioni del circondario: le più agguerrite
furono soprattutto quelle di Saviano, Marigliano, Cicciano,
Camposano, San Paolo Belsito, Palma C.
Tutte queste agitazioni portarono alla fusione, l'8 agosto
1923, tra nazionalisti (cioè i seguaci dell'onorevole
Greco), e i fascisti di Padovani (che perì tragicamente
a Napoli in seguito al crollo di un balcone).
Venne anche stampato un giornale fascista "Gente Nostra"
diretto da un nolano: Bruno Spampanato che in seguito si trasferì
nella capitale. Il fatto curioso era che questo giornale dichiaratamene
fascista (come del resto il suo direttore), sulla testata
portava: "Organo dei Nazionalisti di Nola".
D'altra parte, tutto quello che non facevano i fascisti a
Nola, era svolto dai paesi del circondario, che fin dal 1926
cercavano di svolgere una loro azione combinata, onde imporre
l'adesione di tutti i cittadini al nuovo credo fascista; infatti,
fissarono per la fine del 1926 un convegno di tutti i podestà.
Il fiduciario del comprensorio nolano il dottor Luigi Manzi,
quale nuovo comandante della Federazione Provinciale Fascista,
pronunziò per l'occasione un vibrante discorso inneggiando
alla patria, al Fascismo ed alla concordia di tutti i cittadini
(si ricorda che a Nola vi era sempre la lotta politica tra
Bianchi e Neri).
Il convegno si svolse nell'Aula Magna del Comune di Nola alla
fine di gennaio del 1927 (la riunione del 1926 fu rimandata
per ragioni contingenti). A quest'importante convegno (si
ricorda che era il 1° incontro che l'Agro Nolano abbia
avuto con il Fascismo) aderirono anche le sezioni nolane dei
combattenti e reduci mutilati di guerra.
In quell'occasione parlò il presidente, l'avvocato
Antonio de Luca, che inneggiò "al giubilo di vittoria,
poiché l'ultima roccaforte e la più tenace della
socialdemocrazia era smantellata nel nostro circondario
poiché il fascismo nolano, con un'opera fervida e costante,
aveva combattuto e vinto la nobile e santa battaglia
".
Da questo discorso si rileva come a Nola non fu abbastanza
facile l'opera di convincimento e di propaganda del regime
fascista!
Mentre una nota del "Roma" informava che a Nola
la cittadinanza attendeva la nomina del podestà (la
corrispondenza datava 24 febbraio 1927), nell'aprile dello
stesso anno, dopo molte richieste avanzate dal prefetto di
Napoli, poiché il circondario di Nola cessasse di appartenere
alla provincia di Caserta, cosiddetta "Terra di lavoro",
e passasse a quella di Napoli, fu deliberato il 24 giugno
1927 che il comune di Nola facesse parte a tutti gli effetti
della provincia di Napoli.
A Nola, poi, solo il 18 maggio 1928, dopo ben sei anni dalla
fatidica "Marcia su Roma", fu nominato un podestà
nella persona del Generale G.B. Raimondo; infatti, la città
fu uno degli ultimi comuni italiani a vedersi assegnarsi tale
carica.
Questa nomina fu inoltre preceduta da un manifesto, una sorta
di lettera aperta a Benito Mussolini da parte di cittadini
nolani, in cui si lamentava che da due anni in Italia era
stato istituita la carica di podestà, mentre il comune
di Nola subiva ancora l'onta dei commissari.
Ritornando al discorso precedente, l'opera del primo "sindaco
fascista" fu molto intensa sotto tutti i punti di vista,
ricordiamo il riattamento degli edifici scolastici, l'ampliamento
del cimitero.
Nel '31 lo sostituì Luciano De Santis, del quale vanno
ricordate, tra le sue opere, la costruzione e la sistemazione
di molte strade e piazze di Nola, e l'approvazione del progetto
riguardante Piazza Duomo (reso effettivo nel '36).
Sembra strano, ma un vero e proprio fervore fascista si delinea
proprio negli anni trenta. Dal 1933 vi fu una continua "adunata
fascista", anche per la fattiva opera del segretario
del fascio, il centurione Spampanato, che in una riunione
di maggio aveva elogiato l'opera del suo predecessore, il
preside Pietro Mundo, specialmente in campo organizzativo.
Per la cronaca al tempo (come risulta dalla relazione del
camerata Spampanato) la federazione giovanile di Nola contava
circa 200 iscritti, l'Opera Nazionale Balilla quasi mille,
il Nucleo Fascisti Universitari (N.U.F. che in seguito prese
il nome G.U.F.) circa 220 iscritti e l'opera nazionale dopolavoro
più di 250 iscritti.
Ma chi sovrintendeva a tutto ciò era il gerarca Ciccone
di Saviano, che aveva sotto il suo controllo tutte le organizzazioni
circondariali del regime fascista.
Come accennato già in precedenza, gli anni che seguirono
il 1933 furono tutti caratterizzati dallo sforzo comune di
porre Nola e dintorni all'avanguardia in ogni campo: sociale,
organizzativo e finanche sportivo, poiché verso la
fine di quello stesso anno fu nominato ispettore sportivo
della zona il camerata Felice Spampanato che, oltre al calcio,
dette nuovo impulso al campo motoristico e ciclistico, fece
installare perfino un "ring" per una palestra di
pugilato.
Gli anni trenta per Nola ebbero come momento di maggiore splendore
il 1935, quando le donne nolane donarono alla patria le loro
fedi nuziali d'oro e d'argento. Furono versati, per la cronaca,
anelli d'oro per kg. 4,400 e d'argento per Kg. 20,500.
Nello stesso anno, con un gesto simbolico, il nuovo podestà
di Nola, Luigi Ronga (che sostituì De Santis), partì
volontario per l'Africa orientale (fece le sue veci il vice-podestà
Spizuoco); allo stesso tempo il Vescovo di Nola tenne un vibrante
discorso che inneggiava al Duce, al Re Imperatore d'Etiopia
ed ai giovani nolani che avevano sacrificato la vita in terra
d'Africa, basti ricordare, tra questi, la medaglia d'oro Geremia
Trinchese.
Certamente gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale
(i podestà furono: nel 1938 Celestino De Sena; nel
1940 Eduardo Contieri) si ricordano come anni di intenso lavoro
e fervore di opere. Infatti, vi fu la realizzazione del campo
sportivo in località "Stella", la creazione
della "Colonia Elioterapica" (o "Colonia Solare")
in Via Seminario per i bambini orfani e gli indigenti dell'agro
nolano, l'incremento delle linee ferroviarie mercè,
il servizio delle "Littorine" che, per mezzo delle
ferrovie dello stato, raggiungevano Napoli in 32 minuti, ed
infine la costruzione della "Casa del Fascio", terminata
soltanto nel 1941.
Ci fu, poi, l'inaugurazione (non ufficiale) del monumento
ad Ottaviano Augusto il 1 maggio 1938. Questo dono di Mussolini
alla città di Nola era la risoluzione di una polemica
sorta tra Nola ed Ottaiano circa la residenza dell'imperatore.
Ma il Duce, pose fine alle polemiche, cambiando l'antico nome
della cittadina d'Ottaiano in Ottaviano e donando la statua
d'Augusto a Nola. L'inaugurazione ufficiale non avvenne mai
ed un lenzuolo, una volta bianco, copriva ancora la statua
il 1 ottobre 1943 all'arrivo delle truppe alleate a Nola,
i nolani si affrettarono insieme con gli alleati a far sparire
quel grigio mantello. Sono inoltre da ricordare: la realizzazione
dei monumenti ai caduti ed a Tommaso Vitale, per opera dello
scultore Pellegrini, e l'approvazione del nuovo regolamento
edilizio in data 10 novembre 1939. Proprio nell'anno in cui
il Duce doveva venire a Nola (a luglio del 1940 per l'anniversario
dei moti carbonari) vi fu la dichiarazione di guerra il 10
giugno.
Gli anni del fascismo furono tutto sommato anni positivi per
Nola; certamente, dopo la lettura di questo capitolo, qualcuno
potrebbe considerare, in modo ironico, questa una piccola
isola felice nell'Italia fascista. Ciò non lo fu senz'altro,
infatti, episodi d'intolleranza si registrarono anche nella
città dei gigli nei confronti dei non pochi antifascisti
nolani.
Purtroppo, senza voler dare alcuna giustificazione, i regimi
dittatoriali (di qualsiasi colore politico) hanno, tra le
tante cose, come lato negativo, quello di reprime
re le libertà. C'è sembrato superfluo soffermarci
su questi fatti che, in ogni caso, ci sono stati e non vanno
dimenticati, perché la libertà è un bene
che va tutelato. Nel descrivere la cronaca di quegli anni
si è preferito evidenziare gli aspetti più concreti,
per non rischiare di essere considerati retorici e ripetitivi.
Antonio e Carmine Minieri
Bibliografia
AVELLA L., Nola 1926-43, in "Documenti
- Cronaca, libro VII, Napoli 1980.
DE ANTONELLIS G., La fine del fascismo a Napoli, Ares, Milano
1967.
MINIERI A., Compendio della Terra di Nola, Nola, 1973.
MINIERI A., Testimonianze ed opere, Nola 1990.
MINIERI G., Storia di Nola, Nola 1983.
PRETI L., Giovinezza, giovinezza, Mondadori, Milano 1964.
L'urbanistica
e l'architettura fascista
Il
ventennio fascista ha promosso la realizzazione di un elevato
numero di opere pubbliche che costituiscono vere e proprie
testimonianze della sua presenza concreta, capillare ed innovativa
nel tessuto territoriale nazionale.
Fin dal discorso proclamato in Campidoglio da Benito Mussolini
il 31 dicembre 1925 vengono enucleati i punti cardine del
programma di trasformazione urbana di Roma in capitale del
fascismo:
"Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti del
mondo: vasta, ordinata, potente come fu nei tempi del primo
impero di Augusto. Voi continuerete a liberare il tronco della
grande quercia da tutto ciò che ancora l'aduggia...Tutto
ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza
deve scomparire...i monumenti millenari della nostra storia
devono giganteggiare nella necessaria solitudine".
L'intento di affermare un modello ideale di città nella
quale si sarebbe dovuto armonizzare il "vecchio"
con il "nuovo", le metropoli, con i borghi rurali,
fa si che in Italia si diffonda una nuova cultura architettonica
ed urbanistica, che risente negli anni trenta del secolo della
diretta influenza delle idee di Le Corbusier, il cui interesse
per l'Italia fascista deriva dalla convinzione che nel paese
vi è un'autorità realmente interessata a dare
spazio all'architettura moderna.
Quest'idea si rafforza negli anni fra il 1933 e il 1936, quando
in Italia si afferma l'architettura razionalista.
Il razionalismo, infatti, nasce nel nostro paese fra il 1926
e il 1927 a opera di giovani architetti che a Milano fondano
il Gruppo 7 alcuni di questi come, Giuseppe Terragni, Luigi
Figini, Gino Pollini, Adalberto Libera diventano negli anni
successivi le figure di spicco della nuova architettura italiana,
e a loro non mancano occasioni di lavoro da parte del partito
nazionale fascista, per il quale realizzano numerose costruzioni
di edifici pubblici: scuole, colonie marine, stazioni, uffici
postali e Case del fascio, la più nota, delle quali,
è quella di Giuseppe Terragni.
Nel 1928 Libera organizza a Roma la prima Esposizione italiana
di architettura razionale, ove sono presenti i giovani razionalisti
di Milano, Torino e Roma. Tre anni dopo, sempre a Roma si
apre la seconda Esposizione di architettura razionale, organizzata
dal MIAR (Movimento italiano per l'architettura razionale)
ed inagurata da Mussolini che dichiara l'architettura razionalista
la vera espressione del fascismo. L'anno successivo per celebrare
il X anniversario della marcia su Roma, viene allestita nella
città eterna la Mostra della rivoluzione fascista.
Fra il 1936 e il 1937, la svolta impressa da Mussolini con
la conquista dell'Etiopia e la fondazione dell'Impero (9 maggio
1936), l'alleanza con la Germania di Hitler (1937) e la guerra
di Spagna (1937) impone a questi architetti di interpretare
in maniera più aulica il nuovo supposto ruolo dell'Italia
in Europa, legandosi direttamente alla tradizione di Roma
antica.
La preparazione dell'Esposizione a Roma prevista per il 1942,
prende il via con la costruzione dell'E42 (EUR), in cui il
linguaggio classicista si afferma come meglio rispondente
alle ambizioni imperialistiche del paese.
Marcello Piacentini diviene l'architetto più noto del
Regime e dirige l'intera operazione nel disporre centinaia
di colonne e di archi romani sulle facciate degli edifici,
in maniera non dissimile da quanto avviene contemporaneamente
in altre capitali, da Washington a Parigi, da Berlino a Mosca.
Nella seconda metà degli anni trenta trionfano, dunque,
i classicismi più retorici e i monumentalismi, segno
di regimi totalitari, che pur con differenti espressioni politiche
sentono il bisogno di affermare, in un momento critico, la
propria autorità e stabilità. Infatti, in architettura
ne risulta un enfatico monumentalismo che ricorda, proprio,
quelle monarchie assolute e quella dittatura fascista che
contrassegna quel periodo storico. Alcuni edifici e ambienti
urbani sono concepiti come scenario di celebrazioni di riti,
atti ad esaltare i fasti del nazional-socialismo e del fascismo.
Molte fabbriche architettoniche si richiamano senza originalità,
ai soliti modelli classici, con un rigoroso rispetto della
simmetria, l'uso di materiali comuni, come il travertino e
i mattoni, facciate caratterizzate da lastre piane, fredde
superfici marmoree e forme essenziali, finestre di predeterminate
dimensioni, particolari ricorrenti, quali l'attacco a terra
dell'edificio e il suo coronamento.
La nuova città fascista, pertanto, diviene testimonianza
di ciò che è perenne e non contingente, proiettando
il cittadino in una concezione di vita eroica e collettiva
da contrapporre a quell'individualista borghese.
L'impianto urbano è impostato su uno schema radiocentrico,
con la grande piazza centrale, la casa comunale affiancata
dall'alta torre littoria, la chiesa, il mercato coperto, le
scuole, i campi sportivi, la fascia periferica delle borgate
e la zona dei villini residenziali.
L'Urbanistica
e l'Architettura a Nola nel periodo fascista.
Regolamenti
Edilizi dal 1930 al 1939
La città di Nola, così
come l'intero agro nolano, conosce un periodo di intensa attività
urbanistica ed architettonica durante il regime fascista,
numerose sono le sistemazioni dei centri abitati, pavimentazioni
di strade, costruzioni di edifici pubblici, centri assistenziali,
interventi di consolidamento e restauro di edifici preesistenti.
Basti pensare alle Case del Fascio e alle Colonie Elioterapiche
realizzate a Marigliano, Roccarainola, Visciano, Castelcisterna,
Cicciano.
In particolar modo per la città di Nola, l'esame delle
Delibere Comunali dagli anni trenta agli anni quaranta ci
consente di delineare il quadro urbanistico delle trasformazioni
del territorio, sulle indicazioni prescritte dai Regolamenti
Edilizi Comunali.
La delibera del 7 ottobre 1930 (DGC 134) prescrive il Regolamento
Edilizio da applicarsi "... al perimetro dell'abitato,
nelle vie esterne di circonvallazione, a quelle di comunicazione
con Saviano, Cimitile, San Paolo Belsito, fatta eccezione
per le norme di nuova costruzione da applicarsi per tutte
le opere che si eseguono nel territorio del Comune
".
La Commissione Edilizia presieduta dal Podestà, e costituita
dall'Ingegnere comunale, dall'Ufficiale sanitario, da un legale,
da un Ingegnere civile o Architetto e da un Geometra , tiene
conto dell'approvazione di progetti che devono rispondere
a determinate norme:
"... Chiunque voglia costruire, ricostruire e modificare
sostanzialmente edifici nei siti suindicati dovrà presentare
denunzia in carta libera. Alla denunzia nel caso di nuove
costruzioni, dovrà essere allegata una planimetria
generale della località a piccola scala e una planimetria
a scala 1:100, per ogni piano, oltre il prospetto della facciata
principale alla stessa scala 1:100 e questa con l'indicazione
dei laterali livelli di cornici e vani se all'erigendo casamento
ce ne sono altri contigui. Nel caso in cui si tratta di restauro
o ampliamento necessita corredare la denunzia della planimetria
del solo piano o dei diversi piani ove si eseguirà
l'opera, oltre il prospetto principale nel quale con diverse
tinte deve essere precisata la parte che va ricostruita ed
aumentata rispetto a quella che resta inalterata...
... Ogni proprietario che voglia costruire, restaurare il
suo edificio nell'ambito dell'articolo 1, è tenuto
al rispetto delle seguenti norme nonché a quelle degli
articolo seguenti:
a) l'estetica del fabbricato deve essere in armonia con la
sua destinazione e non contraddire ai precetti elementari
dell' architettura,
b) i coloramenti esterni dovranno eseguirsi con tinte secondarie
e pallide, escludendo quelli che possono offendere la vista
o riuscire indecorosi,
c) i vani saranno su una medesima verticale con opportuna
distribuzione sul fronte dell'edificio, che sarà terminato
superiormente, da cornicioni di coronamento, in armonia con
l'importanza, destinazione e stile del fabbricato,
d) l'altezza dei fabbricati deve essere di regola uguale a
due volte la larghezza delle strade. Per gli edifici prospicienti
sulle piazze pubbliche e strade di rimarchevole larghezza
l'altezza degli stessi non deve superare i metri 18. Per gli
edifici prospicienti sui vicoli è concessa un'altezza
massima di m. 9. Nelle vie in pendenza le misure d'altezza
saranno fatte sull'asse verticale centrale del fabbricato
da costruirsi. Per gli edifici ad angolo fra piazza e via
e fra due strade sarà permesso che la casa possa raggiungere
l'altezza consentita in proporzione alla via più larga
anche sul fronte prospettante quella più angusta per
una estensione che non oltrepassi il terzo della lunghezza
del corpo di fabbrica costruito sulla via più larga.
e) gli ambienti tutti debbono ricevere aria e luce direttamente
dall'esterno a mezzo di regolari vani di balcone o finestre
o mai a mezzo di lanternini superiori o pozzi di luce, i quali
sono permessi per le sole scale e acquai o latrine...
f) i fabbricati si svilupperanno in corpo di fabbrica, atti
a permettere il libero gioco del sole all'interno...
...Al confine della pubblica via, le intercapedini fra due
casamenti contigui non saranno permesse, se non hanno la larghezza
minima di m.4 tra il vivo delle mura opposte, in maniera che
per due zone contigue ciascuno dei proprietari deve distanziarsi
m.2 dalla linea di confine. Tali intercapedini devono essere
munite di inferriate verso la strada e piazza.
... E' vietato nelle facciate verso la pubblica via o piazza
qualsiasi condotto per cessi, acqua di Serino, fumo ed acqua
lurida o anche semplicemente di ventilazione. Le grondaie
debbono essere risaltate ed in metallo, e la parte inferiore,
per l'altezza di m. 2.50, di ghisa o di ferro e debbono versare
con appositi rametti nella pubblica fogna.
Nessuno potrà, senza licenza del Podestà, abbassare,
alzare o in altro modo alterare il lastricato o il suolo delle
strade, ne piantarvi colonnine, scansaruote, scalini ed altri
simili ingombri.
... E' vietato costruire edifici sul ciglio o al piede degli
appicchi, su terreni franosi o comunque atti a scoscendere,
sul confine fra terreni di natura o resistenza diversa, o
sopra un suolo a forte pendio, salvo il caso che le fondazioni
appoggino su roccia viva o compatta.
... Le murature debbono essere eseguite secondo le migliori
regole d'arte con buoni materiali e con accurata manodopera...
Quando il pietrame non presenti piano di posa regolari dovrà
prescriversi che la muratura stessa venga interrotta da corsi
orizzontali di mattoni a due filari a da fasce continue di
calcestruzzo di cemento dello spessore non inferiore a cm.
12 estesi a tutta la larghezza del muro, e che la distanza
reciproca di tali corsi o fasce non sia superiore a m. 1.50.
... Nei piani superiori a quello terreno dovranno essere vietate
le strutture spingenti contro i muri ove non siano munite
di robuste catene. I tetti dovranno essere costruiti in modo
da escludere ogni spinta orizzontale. Le travature dei solai
dovranno essere incastrate nei muri perimetrali per non meno
di m. 0.25.
... Nelle strutture di cemento armato dovranno essere strettamente
osservate le prescrizioni per l'accettazione degli aggiornamenti
idraulici e per l'esecuzione delle opere di conglomerato cementizio
semplice ed armato approvato con D. R. presidenziale 15-6-1925
ed eventuali successive modificazioni.
... I proprietari, per i lavori edilizi da eseguirsi fuori
delle località indicate all'art.1, hanno l'obbligo
di presentare la denunzia prima che siano iniziate le opere,
al Podestà, il quale procederà agli opportuni
accertamenti a mezzo dell'Ufficio Tecnico Comunale.
Salve le disposizioni vigenti in materia non potrà
eseguirsi alcun lavoro negli edifici aventi pregio artistico
o storico senza darne previo avviso al Podestà presentandogli
ove occorra il progetto. Il Podestà, udito il parere
della Commissione edilizia, può impedire l'esecuzione
di quelle opere che fossero riconosciute contrarie al decoro
pubblico e alle regole d'arte. Se nel restaurare o nel demolire
un edificio qualsiasi si venisse a scoprire qualche avanzo
di pregio artistico o storico, il Podestà ordinerà
i provvedimenti che siano richiesti dalle urgenti necessità
della conservazione del monumento o oggetto scoperto.
Quando l'ampiezza della strada, a parere della Commissione
edilizia, lo consente, sono permessi i tavoloni di balconi,
con lo sporto maggiore del normale e mai superiore a m. 0.70,
ma dovranno essere costruiti con la dovuta solidità
e d'altezza minima non inferiore a m. 5 dal livello del suolo
per gli esistenti casamenti. Detti tavoloni debbono essere
o con voltino a gattoni di ferro o essere di marmo spesso
cent.4 poggianti su appositi gattoni a telaio di ferro, se
di sporto maggiore di m.0.60 debbono essere rafforzati con
squadri.
E' vietata l'apertura delle porte delle case o botteghe verso
le vie e piazze pubbliche, tutti gli infissi devono spiegare
negli interni dei vani.
Le Amministrazioni ed i privati debbono collocare a loro cura
e spese i numeri plateali accanto i vani dei loro edifici
prospicienti sulle pubbliche vie con l'ordine e modelli prescritti
dal Municipio.
...Non possono collocarsi tende sporgenti sopra il suolo pubblico
senza lo speciale permesso dell'autorità comunale.
Le tende dovranno essere disposte con sostegni pensili metallici,
dovranno essere di forma e stoffa decorata e sotto nessun
aspetto disdicevole al pubblico ornato e non dovranno mai
discendere con le loro parti più basse ad un'altezza
minore di m. 2.20 dal piano del marciapiede o della strada
sottostante.
... Il Podestà, per ragioni di decenza e d'igiene pubblica,
può costringere i proprietari a restaurare, intonacare
ed attintare tanto le facciate esterne degli edifici, le mure
di cinta degli orti e dei giardini che danno sulle pubbliche
vie, nonché a quelle facciate laterali dell'edificio
visibili dal suolo pubblico. All'obbligo della tinteggiatura
fanno eccezione quegli edifici il cui stile non comporti una
speciale coloritura e cioè per quelli costruiti in
pietra a vista od in laterali a lavori quadri...
... Se un edificio è posseduto da più proprietari
la tinta della facciata dev'essere uniforme e generale e non
indicare il modo onde è distribuita la proprietà.
La scelta della tinta, se tutti non sono d'accordo, spetterà
di diritto a colui o a coloro che ne posseggono la maggior
parte.
... I proprietari di fabbricati, ovunque situati, non potranno
per qualsiasi motivo o pretesto rifiutarsi all'apposizione
dei numeri civici nel punto indicato dall'Autorità
Municipale nonché dalle tabelle indicando il nome delle
vie e piazze.
Le località in cui da privati o da pubbliche Amministrazioni
si eseguono le opere edilizie sono sempre accessibili alle
Autorità Municipali, al personale tecnico da queste
all'uopo ed agli agenti di polizia urbana, ogni volta che
occorre verificare l'osservanza delle disposizioni del presente
regolamento... ".
Questo Regolamento Edilizio, approvato dal Comune con la suddetta
deliberazione, e sottoposto al vaglio dell'Alto Commissariato
per la Provincia di Napoli in data 13 marzo 1931, N°28629,
è restituito dal Ministero dei Lavori Pubblici senza
omologazione perché alcune disposizioni in esso contenute
sono: " ...contrarie alle massime che secondo la dottrina,
la giurisprudenza e la prassi amministrativa formano la materia...".
La modifica, riguarda la disposizione relativa all'altezza
dei fabbricati, indicata all'art.5, lettera d, del presente
Regolamento Edilizio. Questi è ulteriormente rivisto
nella deliberazione del 2 luglio 1932 N° 112 con l'aggiunta
di altre norme: "
qualunque sia la larghezza della
strada e tranne pei vicoli molto ristretti e non superiore
a m. 3 - è sempre consentito la sopraelevazione fino
a tre piani, compresi il pianterreno. In questo caso l'altezza
minima della facciata e dei prospetti della fabbrica non devono
superare i metri 14. Tutte le sopra richiamate misure d'altezza
vanno fatte per la linea della gronda dell'edificio e il piano
o marciapiede stradale nell'immediata vicinanza dell' edificio
stesso...".
Il Regolamento Edilizio del 1932 è approvato dal G.P.A.
(Giunta Provinciale Amministrativa) nella seduta del 20 gennaio
1933 N° 74695 fermo restante la modifica degli articoli
5 e 8.
L'aumento della popolazione e la necessità di provvedere
a creare strutture rispondenti alle nuove esigenze di un centro
in espansione, fa sì che nel 1933, venga redatto il
progetto del Piano Regolatore per l'ampliamento e la sistemazione
della città, mai reso esecutivo, ma tuttavia importante,
perché rispondente a quei criteri dell'urbanistica
razionalista che nel ventennio fascista diventa il simbolo
dell'ideologia del Regime.
Il progetto prevede l'espansione della città verso
la periferia e la creazione di un efficiente sistema viario
per meglio defluire l'intenso traffico cittadino, nonché
la realizzazione di sotto servizi, quali, fognature ed acquedotti.
Redatto dall'Ing. Luigi Galeone il Piano Regolatore è
ispirato a criteri di urbanistica moderna " ... è
pregevole per dati statici e statistici...e si adegua altresì
alla conservazione di alcune caratteristiche della città
di Nola che ha tradizioni pre-romane...".
Pertanto, il Galeone riceve, con la delibera del 2 settembre
del 1933 N° 185, l'incarico di completare in ogni sua
parte il progetto.
Il Piano Regolatore del 1933, purtroppo, non è mai
stato reso esecutivo, né la documentazione ci consente
di sapere se il progetto è stato mai ultimato, poiché
le delibere successive per quanto riguardano le sistemazioni
urbanistiche fanno riferimento al precedente Regolamento Edilizio
del '32, al quale vengono apportate delle modifiche nelle
deliberazioni dal 1935 al 1937.
La fase conclusiva di questa intensa attività di assetto
e di trasformazione urbanistica della città nel ventennio
fascista, si concretizza con il Regolamento Edilizio del 1939
che rappresenta la piena attuazione di quei principi dell'Architettura
razionalista, che troveranno, poi, piena applicazione negli
edifici, simbolo del Regime, quali la Casa del Fascio e la
Colonia Elioterapica.
Nel Testo Unico di suddetto Regolamento emergono delle disposizioni
ben precise, anche, riguardo alla tariffa di bollo per ottenere
l'autorizzazione ad eseguire i lavori: "
Tale domanda
essendo diretta a promuovere un vero e proprio provvedimento
o concessione amministrativa, assume carattere di ordinaria
istanza o petizione ed è soggetta alla tassa di bollo
di £ 4,00
dall'art. 6 lett. B della tariffa del
bollo. Gli allegati sono soggetti al bollo, secondo la loro
misura
in quanto compilati per quella tassa dalla tariffa
A annessa alla legge tributaria 30 -12-1923 N° 3268. Anche
in carta da bollo di £ 4,00 e sempre a carico dell'interessato
deve essere compilato il nulla osta del Podestà
".
Inoltre il Regolamento del 1939 si caratterizza, per l'uso
di un linguaggio più scientifico, rispondente alle
nuove tecniche e norme costruttive, che si diffondono in questi
anni in Italia. Si delinea anche, la presenza di figure professionali
che rivestono ruoli e responsabilità ben precise durante
l'esecuzione delle opere.
"
1-Prima di iniziare i lavori l'interessato, pur
avendo già ottenuto il nulla osta di concessione, è
espressamente tenuto a comunicare al Podestà l'impresa
appaltatrice, il suo numero di posizione assicuratrice ed
il tecnico cui è affidata la direzione dei lavori che
controfirmerà la comunicazione per accettazione. 2-
Nel caso che i lavori si eseguissero
detta comunicazione
conterrà il nome del committente con la sua posizione
assicurativa e quella del direttore dei lavori. 3- Per tutta
la durata dei lavori il committente dovrà tener esposta
in fronte visibile, all'esterno del cantiere una tabella con
l'indicazione del suo nome, dell'impresa appaltatrice e del
direttore dei lavori. 4- Qualora durante l'esecuzione dell'opera
risulti che il direttore dei lavori non presta effettivamente
la sua opera sarà senz'altro revocata la licenza e
disposta la sospensione dei lavori
".
I progetti devono essere sempre redatti e firmati da un professionista
autorizzato ai sensi della legge 1213 del 29 luglio 1933,
concernente i leganti idraulici e la realizzazione di strutture
in conglomerato cementizio.
Il richiamo ai principi dell'architettura razionalista, alle
sue linee essenziali e ai criteri di ordine, semplicità,
decoro ed igiene, è chiaramente espresso nel documento:
"
c) Le aperture di passaggio di aria e luce, nei
vari piani del fronte dell'edificio si ubicheranno in verticale,
salvo per ragione di architettura razionale. L'edificio terminerà
superiormente con cornicioni di coronamento, in armonia, con
l'importanza, destinazione e stile del fabbricato, salvo che
per ragioni di architettura razionale. d) L'elevazione delle
facciate e dei prospetti delle fabbriche non deve sorpassare
una volta e mezzo la larghezza del tratto di strada e piazza
sul quale fronteggiano, da non sorpassare il limite massimo
di metri venti. In caso di trasformazione, modificazione e
miglioramenti importanti di vecchi stabili siti in strade
antiche nell'interesse dell'estetica cittadina, dell'igiene
e del miglioramento edilizio, è permesso deroga dai
limiti d'altezza predetti
".
Le indicazioni per i lavori da apportarsi ai vecchi fabbricati,
già prescritte nella deliberazione del 24 febbraio
del 1936, vengono ulteriormente specificate riguardo la sporgenza
dei balconi in rapporto all'ampiezza della strada che per
i nuovi fabbricati non è mai superiore 0,70: "
fatta eccezione per i vecchi fabbricati per i quali tale sporgenza
può essere anche superata, quando i tavoloni ed i balconi
già esistenti nello stesso stabile superano tale dimensione.
I tavoloni in parte devono essere costruiti con la dovuta
solidità ed all'altezza minima non inferiore di metri
quattro dal livello stradale, devono inoltre essere o di soletta
di cemento armato o di lastra di marmo bianco, di spessore
non inferiore a centimetri quattro, sostenuti da appositi
gattoni di ghisa o ferro, in conformità d'ogni buona
regola di statica
".
Nella costruzione delle fabbriche, si devono tener presenti
delle precise norme igienico sanitarie: "
prescritte
dal R.D. del 27 -7-1934 N°1265 T.U. delle leggi sanitarie,
nonché le norme tutte del regolamento in vigore di
igiene del Comune. Le prescrizioni di tali norme nei progetti
che vengono presentati al Comune e la sorveglianza della loro
esecuzione spetta di diritto all'Ufficiale Sanitario, membro
della Commissione edilizia.".
Un'ultima disposizione aggiuntiva del Regolamento del 1939
riguarda le prescrizioni a cui è soggetto il proprietario,
qualora non si attenga al progetto approvato dalla Commissione
Edilizia e alle norme stabilite dal Regolamento Comunale:
"
Il Podestà fatti gli accertamenti del caso,
ne ordina la sospensione. Contro l'ordinanza del Podestà
da notificarsi al proprietario nel domicilio detto sulla domanda
di autorizzazione è ammesso il ricorso al Prefetto,
il quale decide su provvedimento definitivo. Il ricorso non
ha effetto sospensivo. Qualora vengono iniziati i lavori senza
autorizzazione ovvero vengono proseguiti questi per i quali
sia stata notificata l'ordinanza di sospensione, il Podestà
ordina la demolizione a spese del contravventore
L'ordinanza
ha carattere di provvedimento definitivo".
Interventi urbanistici e sistemazioni di edifici
Come si è detto con l'avvento
del Regime fascista, comincia per la città di Nola
un periodo di riordino e sviluppo urbanistico, nonché
una serie di interventi di consolidamento statico, manutenzione
ed abbellimento di edifici preesistenti. D'altro canto la
città assume un ruolo storico importante, anche in
considerazione del suo prestigioso passato e delle sue numerose
testimonianze storico-artistiche ed archeologiche.
Non bisogna dimenticare, poi, che l'ideologia fascista è
legata, proprio, all'esaltazione dei fasti della Roma augustea,
e che proprio in quegli anni inizia, per la città eterna,
un'intensa attività archeologica tesa a riportare alla
luce le antiche testimonianze del passato, che tornano a giganteggiare
come espressione del nuovo Regime. Essendo Nola una tra le
più importanti città dell'Impero Romano ed essendovi,
secondo alcuni storici, morto Ottaviano Augusto, è
naturale che questa rappresenti il centro più importante
dell'Agro nolano durante il ventennio fascista. Non a caso
il 1 maggio del 1938 viene inaugurato il monumento ad: "Ottaviano
Augusto / simbolo / dell'Italia Imperiale / nella città
millenaria / ov'egli chiuse la sua vita radiosa. / Dono del
Duce / maggio 1938 - XVI e.f.".
Fra le prime opere inaugurate, nella città il 21 settembre
1924, sono da ricordare: il Monumento ai Caduti, in Piazza
Vittoria (oggi Piazza Matteotti) e il Monumento a Tommaso
Vitale, nella Villa comunale.
Il Palazzo Comunale, poi, è stato più volte,
oggetto di interventi eseguiti sia per il completamento della
struttura, sia per la rifinitura di alcune sale interne, che
per la pavimentazione del cortile. I lavori di sistemazione
dell'edificio sono affidati alla ditta Iorio Gennaro. Durante
l'esecuzione vengono apportate alcune modifiche al progetto,
specialmente riguardo la demolizione: "
delle ritirate
pensili esistenti nel cortile del palazzo municipale che rappresentavano
un'offesa al decoro e alla decenza
". I lavori della
pavimentazione del cortile su progetto dell'Ufficio Tecnico
Comunale vengono affidati con trattativa privata al signor
Moriseo Carmine, con l'obbligo del completamento in 30 giorni.
La sistemazione dei pavimenti di alcune sale d'aspetto del
Comune, è resa necessaria, perchè questi risultano
sconnessi. Pertanto, si dispone di sovrapporre a quelli attuali
una pavimentazione in Linoleum, sicuramente più solida,
più duratura e più economica. L'esecuzione dei
lavori è affidata alla ditta Agenzia Italiana sul Commercio
di Linoleum.
Nel 1936 vengono eseguiti dei lavori di restauro e di adattamento
di alcuni locali a pianterreno del Palazzo Municipale, adibiti
a sede del Fascio, affidati all'Impresa di Carmine Morisco
per la somma di £. 5.500.
Dall'esame delle delibere di Giunta Comunale dagli anni trenta
agli anni quaranta emerge che sono stati realizzati, più
volte interventi su edifici religiosi, aventi un certa importanza
storica; quali la Chiesa di S. Chiara, la Chiesa di S. Maria
La Nova e l'ex Convento delle Rocchettine.
Nello stesso periodo si eseguono i lavori per le Carceri Mandamentali,
del Cimitero, nonché per alcuni edifici scolastici,
in particolare il Liceo Ginnasio.
Il progetto per la realizzazione del Campo sportivo in località
Stella, ha seguito, invece, un lungo iter burocratico prima
di essere approvato.
"
Considerato che, malgrado fossero stati a tale
oggetto praticati appositi stanziamenti nei bilanci del 1928-29,
la costruzione non si effettuò, perché si pensò
ad un impianto più completo mediante la creazione di
un Campo Polisportivo su una vasta zona di terreno
La
ritardata concessione da parte del Ministero della Guerra
non rese possibile l'immediata attuazione del piano progettato.
la privata iniziativa si sostituì al Comune e
dotò la Città di un Campo sportivo provvisorio
che a distanza di tre anni funziona ancora mirabilmente e
rappresenta l'unica palestra presente in queste contrade,
dove le manifestazioni sportive hanno assunto uno sviluppo
meravigliato
". Nel 1939 viene deliberato un nuovo
progetto per la costruzione del Campo sportivo, che rappresenta
una nobile ed antica aspirazione degli sportivi nolani. Questo
viene realizzato dall'Ing. Carlo Minieri che si impegna a
completarlo in ogni sua parte. Il Comune mette a disposizione
sei ettari di terreno e con nuova deliberazione vengono affidati
i lavori all'Ing., De Sena che procede alla stesura di un
nuovo progetto in conformità a quello analogo realizzato
dall'Ing. Minieri per l'ammontare delle spese a £.171.600.
Il progetto prevede la costruzione di: "
un muro
di cinta di pietrame calcareo in fondazione e di pietre di
tufo fuori terra,
e attintato sulle due facce e con
l'orlo superiore ricoperto da un bauletto di cemento
costruzione del prospetto esterno verso l'ingresso come risulta
dal disegno allegato
Sistemazione e livellamento del
campo per il giuoco del calcio. Costruzione della pista per
corse a piedi a sei corsie di m.ti 25 di lunghezza per m.
7.50 di larghezza
costruzione della recinzione regolamentare
composta di rete di ferro di m. 2 d'altezza
costruzione
delle righe, fosse e pedane per i salti in alto e con l'asta
in lungo
e pel lancio dei pesi. Costruzione del porticato
per spogliatoi, composto di un unico terraneo della lunghezza
di m. 19.80 e largo internamente m. 4
".
Sicuramente gli interventi che contribuiscono a migliorare
l'estetica, il decoro e l'igiene della città sono la
sistemazione di strade e di piazze, nonché la realizzazione
di impianti di illuminazione pubblica.
Riportiamo, soltanto, alcuni interventi tra i più significativi.
Nel 1929 vengono deliberati i lavori di pavimentazione in
basolato del vicolo Ottaviano Augusto, affidati all'Imprenditore
Ferrara Eugenio e del viale adiacente al Teatro Umberto I.
"
Considerato che l'esecuzione è della massima
urgenza, non essendo possibile rimandare la inaugurazione
del Teatro, già fissata. Riconosciuta pertanto la convenienza
e l'opportunità di eseguire i lavori mediante conferimento
a trattativa privata.
il progetto compilato dall'Ufficio
Tecnico (Ing. Piciocchi)
fa scendere la spesa a £.1993,20.
Vista, inoltre, l'offerta presentata dal signor Ferrara il
quale accetta di eseguire i lavori con il ribasso del 5 %
e in un termine non superiore a 10 giorni
". La
sistemazione dei marciapiedi di Piazza Principe Umberto su
progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale, viene affidata all'appaltatore
De Falco Biagio "
il quale giusta verbale di licitazione
privata del 29 ottobre 1929 ebbe ad offrire il ribasso del
22,75 %. Letta la misura finale redatta dall'Ing. Comunale
Andrea Piciocchi dalla quale rilevasi che la spesa è
scesa a £. 6.158,85 ridotta a £. 4.758,50 con
la deduzione del ribasso di asta
". Successivamente
vengono eseguiti i lavori di sistemazione e pavimentazione
della suddetta Piazza "
Considerato che i lavori
come sopra progettati rispondono a necessità impellenti
riconosciute dal detto Ufficio Tecnico
Si autorizza
l'esecuzione dei lavori occorrenti alla sistemazione e pavimentazione
della Piazza Principe Umberto in base a progetto dell'Ufficio
Tecnico per £. 6.722. Si affida l'esecuzione di tale
lavoro mediante licitazione privata con l'obbligo dell'esecuzione
in giorni 30 e con l'applicazione della multa di £.5
per ogni giorno di ritardo
".
Nel 1932 vengono approvati i lavori di pavimentazione e smaltimento
delle acque del vicolo Marciano su progetto dell'Ufficio Tecnico
Comunale per £ 11.542,30 ridotte a £ 7.733,30
con il ribasso del 33% ed affidati all'impresa di Vitale Felice.
Ancora l'intervento di sistemazione di Piazza Collegio e del
prolungamento di via Ambrogio Leone. "
Riconosciuta
la necessità di provvedere con la maggiore urgenza
alla esecuzione dei lavori
della Piazza del Collegio
e ciò sia per ragione d'igiene, perché attualmente
il pavimento è completamente sterrato e in tempo di
pioggia si rende un pantano, sia per ragioni di decenza perché
detta piazza è prospiciente all'edificio scolastico
di recente costruzione
". Su progetto dell'Ufficio
Tecnico Comunale si autorizza, pertanto, l'esecuzione dei
lavori, per l'ammontare di £. 52.538,50.
Nel 1937 si procede, poi, alla sistemazione delle vie comunali
esterne mediante una squadra di operai reclutati tramite l'Ufficio
di Collocamento, che esegue i lavori sotto il controllo del
Direttore dell'Ufficio Tecnico Comunale.
Nello stesso periodo si eseguono le pavimentazioni dei marciapiedi
di Piazza Principe Umberto e di Piazza Principe di Napoli,
su progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per la spesa di
£.25.512,25. Successivamente si realizzano, ulteriori,
interventi sistemazione e ampliamento della suddetta Piazza
Principe di Napoli.
Importante, poi, è, la pavimentazione di Piazza Geremia
Trinchese, per l'imminente visita "
a Nola del
Capo del Governo Duce del Fascismo per l'inaugurazione di
una stele marmorea a ricordo dei precursori nolani del Risorgimento
italiano
".
Sistemazioni di Piazza Duomo e di Piazza Giordano Bruno
La prima deliberazione relativa alla
sistemazione della principale area della città, risale
al 16 febbraio 1933. "
è una piazza che
è una offesa all'edilizia e un attentato all'igiene
stessa, infatti, è di forma irregolare, con pavimentazione
sconnessa, con adiacenza di vicoli luridi ed antigienici,
mentre il monumentale Duomo e il Palazzo di Città,
due costruzioni moderne di gran valore, sono nascosti e deturpati
dai fabbricati dall'aspetto indecente o antiestetico
",
pertanto per ridare decoro all'antica e storica città
di Nola è necessario trasformare radicalmente l'area,
con provvedimento di estrema urgenza: "
rappresentata
dalla costruzione del Monumento ai Precursori Nolani che è
un ordine del Duce e della costruzione della Torre Littoria
che tutti i comuni sono obbligati ad erigere
Riconosciuta
pertanto l'opportunità d'iniziare le pratiche perché
quest'opera di evidente necessità pubblica diventi
un fatto compiuto prima del maggio 1935 epoca fissata dal
Duce per l'inaugurazione del ricordo marmoreo. Vista la deliberazione
del 30 luglio e 29 novembre 1924 approvata dal G.P.A: il 26
marzo 1925 N° 76802
il cessato consiglio Comunale
provvedette all'approvazione di un progetto di sistemazione
di Piazza Duomo e alla contrattazione di un mutuo di £.
1.100.000 col Banco di Napoli, che aveva anche approvato la
relativa concessione, la quale non ebbe seguito perché
la sistemazione deliberata si limitava al solo abbattimento
degli stabili ingombranti, senza alcuna cosa che eliminasse
gli inconvenienti creatisi, o migliorasse la piazza dal lato
estetico, che anzi la condizione si aggravava mediante lo
scoprimento dei vicoli luridi adiacenti. Considerato che
i
prezzi del mercato edilizio rende possibile con la stessa
spesa, forse anche ridotta, non solo di sopprimere i fabbricati,
ma di costruire sul suolo di risulta, opportunamente delimitato,
la Torre Littoria, e due edifici di cui uno da destinarsi
come sede del Fascio Locale.". Si affida, pertanto, all'Ing.
Arch. Adolfo Avena di realizzare con la collaborazione dell'Ufficio
Tecnico Comunale un progetto di sistemazione di Piazza Duomo.
Il 15 luglio 1933 viene approvato dall'Ufficio Comunale il
progetto definitivo dell'opera che prevede l'abbattimento
dei vecchi fabbricati esistenti, con una spesa, compresa l'espropriazione,
di £.546.156,10, la costruzione di un corpo di fabbrica
da destinarsi ad uffici ed abitazioni per l'ammontare di £.
330.000 e la creazione della Casa del Fascio con annessa Torre
Littoria per l'ammontare di £. 270.000 con un complessivo
di £. 1.259.382,07 compreso le spese di direzione dei
lavori. Sul fronte della Torre Littoria, poi, si sarebbe dovuto
ubicare il bassorilievo dei Martiri del 1820. Il progetto
definitivo prevede l'utilizzo di materiale di origine meridionale,
nonché la pavimentazione della piazza, che grazie alla
nuova sistemazione acquisterà un'ampiezza di circa
700 metri quadri, permettendo ai vicoli adiacenti di acquistare
un maggior decoro.
Il Corpo Reale del Genio Civile di Caserta (12 agosto 1933,
N°11789) e l'Alto Commissariato per la Provincia di Napoli
(22 agosto 1933) deliberano di apportare delle modifiche relative
alle strutture in cemento armato, alla determinazione del
peso della Torre Littoria, ai calcoli di stabilità
e alle modalità dell'appalto mediante licitazione privata,
tra ditte che possono fornire garanzie di carattere tecnico
ed economico, "
e che risultino iscritte nello speciale
elenco dell'albo Commissariato di Napoli per le ditte ammesse
alle licitazioni private
"
Nella deliberazione del 20 gennaio 1934 si evidenzia la necessità
di realizzare delle sottofondazioni di sostegno e costipamento,
che determinano un aumento della spesa della fabbrica da £.589.568,00
a £. 625.996,95, per un totale di £. 1.306.509,40.
Dalla deliberazione del 13 aprile 1934 emerge la necessità
da parte del Comune di chiedere un mutuo al Banco di Napoli
per la sistemazione della suddetta piazza, che dovrà
essere: "
concesso per la somma di £. 1.250.000
al tasso del 4%, oltre ai diritti accessori, con un periodo
di ammortamento di 30 anni estensibili a 35 e con prima ipoteca
sul fondo Boscofangone e sugli altri stabili che saranno indicati
dal Banco mutuante a completamento della garanzia
".
In seguito all'ispezione fatta nel 1934 dall'Alto Commissariato
di Napoli "
si rileva l'opportunità di provvedere
alla modificazione del progetto, (già approvato da
tempo) nel senso di eliminare la costruzione del fabbricato
in prossimità del Duomo e di limitare la spesa alla
costruzione della Torre Littoria e della Casa del Fascio mettendo
a disposizione della iniziativa privata il suolo disponibile
e la necessità di mantenere quella organica armonia
fra le diverse costruzioni progettate, così che all'iniziativa
privata sia da imporsi l'esecuzione della costruenda opera
secondo la linea esterna del progetto, liberi di dividere
gli interni a seconda della migliore convenienza e ciò
anche perché più che alle esistenti costruzioni
prive di ogni elemento d'arte la Torre Littoria e le altre
nuove costruzioni devono riferirsi alla bellezza artistica
del rinnovato Duomo
" . Le disposizioni, pertanto,
prevedono l'espropriazione di tutti i fabbricati compresi
fra via G. Bruno, Corso T. Vitale e Piazza Duomo, nonché
di un nuovo preventivo di spesa redatto dall'Ufficio Tecnico
(fig. p. 6)
Inoltre, il mutuo richiesto al Banco di Napoli di L.1.250.000
viene approvato per sole £.1.000.000. "
Considerato
che
si è venuti alla decisione di eseguire solo
parzialmente i lavori di cui al progetto approvato per un
preventivo di £.850.000
", si riconosce la
necessità di contrattare con la Sezione dei Prestiti
Fondiari del Banco di Napoli un mutuo di £.850.000 con
l'interesse del 4% all'anno, da estinguersi in trent'anni
e con la garanzia ipotetica sul fondo di Boscofangone di proprietà
del Comune.
Viene, inoltre, modificato il Capitolato dell'11 agosto 1934,
approvato il 10 settembre dello stesso anno, che fissava il
termine di sei mesi per l'esecuzione dei lavori: "
Ritenuto a tal riguardo che trattasi di una costruzione in
cemento armato, che deve essere eseguita da ditta specializzata
che per l'attrezzatura necessaria e i fondi disponibili per
provvedere alla esecuzione con la necessaria rapidità,
il termine massimo per l'esecuzione, tenendo specialmente
presente che le demolizioni possono eseguirsi in brevissimo
tempo, può essere ridotta a giorni 135
il tempo
utile per l'ultimazione dei lavori
".
La sistemazione dell'area include, come previsto già
nel primo progetto, la pavimentazione della piazza che deve
essere realizzata contemporaneamente a quella di via Anfiteatro
Laterizio. Si delibera: "
1) di autorizzare l'esecuzione
dei lavori per la nuova pavimentazione di Piazza Duomo giusta
progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per l'ammontare di
£.117.366,85- 2) di autorizzare l'esecuzione dei lavori
di riparazione del basolato in via Anfiteatro Laterizio giusta
progetto dell'Ufficio Tecnico Comunale per l'ammontare di
£.74.533- 3) di riunire i due progetti con un unico
capitolato e con un unico appalto
5)
l'obbligo
di eseguire prima i lavori in Piazza Duomo per i quali il
termine è fissato in giorni 75
".
In seguito alla definitiva approvazione del progetto, viene
conferito all'Ing. Adolfo Avena l'incarico di provvedere alla
costruzione di un plastico in gesso della Casa del Fascio
con annessa Torre Littoria, "
e ciò in conformità
del parere dell'ingegnere progettista e direttore dei lavori,
dovendo tale modello servire per la consegna alla ditta fornitrice
della pietra da taglio delle precise dimensioni dei blocchi,
dei profili delle cornici, delle mensole e di quanto il disegno
non potrà
dare con questa esattezza assoluta
che l'importanza dell'opera richiede e che soltanto il plastico
in gesso può dare
". L'Amministrazione delibera,
pertanto, la spesa di £. 3.349,40 da destinarsi alla
realizzazione del plastico.
Nel 1937 il Comune approva la misura fiscale dei lavori di
sistemazione di Piazza Duomo che ammontano a £.14723,35
al netto del ribasso d'asta di £. 266.90,2 e liquida
a favore dell'impresa dell'Ing. Ugo Milone la differenza di
£. 389,75 dovuta a saldo dell'indennità corrisposta
per la risoluzione del contratto.
E' interessante, infine, rilevare la controversia sorta tra
l'Amministrazione Comunale e l'Ing. Arch. Giovanni Sepe, circa
la realizzazione di un progetto che questi afferma di aver
realizzato su incarico ricevuto: "
di fare un progettino
di massima per un edificio che avrebbe dovuto sorgere in Piazza
Duomo
Considerato che la pretesa dell'Ing. Sepe non ha
fondamento principalmente perché l'incarico a cui accenna
non è stato mai né deliberato né tantomeno
conferito, e non poteva esserlo perché il Comune data
l'esistenza di un altro ingegnere regolarmente nominato per
la sistemazione di Piazza Duomo, non poteva revocare questo
incarico senza incorrere in responsabilità verso l'Ing.
Avena
". Il malinteso sarebbe scaturito dal fatto
che l'Ingegnere Direttore dell'Ufficio Tecnico Comunale avrebbe
prospettato al Sepe l'eventualità di una collaborazione
con il suddetto ufficio nel caso che il Comune avesse revocato
l'incarico all'Ingegnere Avena. Pertanto, l'Amministrazione
per porre fine alla controversia, decide di acquistare il
progetto completo dall'Ingegnere Sepe e di rimborsare a costui
le spese.
In realtà la sistemazione di Piazza Duomo, non è
mai stata realizzata, secondo quanto previsto dal progetto,
ma si è limitata all'abbattimento del fabbricato in
prossimità del Duomo e alla pavimentazione della piazza,
mentre la costruzione della Casa del Fascio con annessa Torre
Littoria non è mai stata realizzata, perché
circostanze particolari, rendevano, sicuramente, più
idonea l'area di Piazza Giordano Bruno per edificare una struttura
che rispondesse ad una precisa ideologia del Regime.
Come si è detto, l'altra importante sistemazione urbanistica
del periodo fascista è quella di Piazza Giordano Bruno.
I primi interventi realizzati in quest'area sono effettuati
nel 1932, in occasione dell'arrivo in città dei Principi
di Piemonte, per la festività di San Paolino, per cui
si provvede a restaurare l'Arco del Gesù, che si trova
in condizioni precarie. I lavori vengono affidati all'imprenditore
Agostino De Sena per la spesa di £. 1912,45. Nel 1939
L'Ingegnere Capo del Genio Civile di Caserta predispone degli
accertamenti tecnici per i lavori di sistemazione che si devono
eseguire in Piazza Principe di Napoli e Piazza Giordano Bruno,
dove si trova: "
l'antico monumentale palazzo
adibito a sede del Distretto Militare, (l'area) trovasi ancora
poco curata, in quanto i piazzali principali sono pavimentati
molto superficialmente con detrito calcareo e la via che la
circonda in tre lati è ancora pavimentata molto superficialmente
con detrito calcareo ed sminuzzato
Visto che in tale
località è in corso di costruzione la Casa del
Fascio con annessa Torre Littoria, dove saranno raccolte tutte
le istituzioni del Regime. Riconosciuta pertanto tale necessità
di procedere ad una radicale sistemazione della piazza stessa
rendendola adatta e preparata ai nuovi usi a cui è
destinata e rispondente ai requisiti urbanistici ed estetici
",
si provvede a stilare il progetto da parte dell'Ufficio Tecnico
Comunale per la spesa di £. 163.162,95 con ribasso d'asta
a £. 152.485,00 da stanziarsi nei bilanci del 1940-41-42,
inoltre i lavori devono essere affidati a licitazione privata.
Si prevede, inoltre, lo sbancamento generale con il taglio
della massicciata stradale e del battuto di detrito calcareo,
e la realizzazione di piazzali con quadrati di cemento e di
strade con basoli vesuviani. Gli articoli del Capitolato riportano
le norme a cui attenersi per l'esecuzione dei lavori, in particolare
l'art. 19 riguarda i materiali da utilizzarsi e le modalità
di messa in opera: "
I lavori tutti saranno portati
innanzi a perfetta regola d'arte secondo le prescrizioni che
verranno impartite volta per volta dalla Direzione la quale
avrà la facoltà di non accettare quelle opere
e quei materiali che a suo giudizio non siano rispondenti
alle condizioni tutte del presente contratto. Le malte da
adoperarsi nelle varie specie di opere saranno le seguenti:
1) malta comune costituita da 0.50 di calce in parte, 0.50
di arena e 0.50 di pozzolana di cava; 2) la malta semi idraulica
sarà costituita da terzi uguali di calce idraulica,
sabbia e pozzolana; 3) malta per intonaco, sarà costituita
da 0.50 di calce in parte e 0.80 di arena o pozzolana; 4)
malta di cemento, costituita da 0.65 di sabbia e pozzolana
e Kg. 600 di cemento a lenta presa. Lo spegnimento della calce
viva e la manipolazione della malta si farà con i migliori
metodi suggeriti dall'arte. Gli impasti della malta saranno
adoperati nello stesso giorno della loro formazione. Le murature
di pietrame calcareo in fondazione saranno eseguite con ogni
diligenza, con malta semi idraulica e scapoli di cava delle
maggiori dimensioni consentite dalla grossezza delle murature
e di forma meno irregolare che sia possibile. Ogni pietra
dev'essere bene assestata cantonandola con schegge e ben avviluppate
di malta, in modo che la muratura si faccia perfettamente
compatta ed omogenea. Le murature in tufo saranno eseguite
a perfetta regola d'arte. Le pietre dovranno essere avviluppate
con piccole scaglie negli interstizi per riempire qualsiasi
vuoto
I solai saranno del sistema misto di laterizio
e cemento armato
Nelle pavimentazioni con basoli di
2ª classe, otto basoli che saranno perfettamente lavorati,
formeranno la superficie con misure di due mq. Ogni basolo
senza essere spezzato, né incavato, avrà la
grossezza in coda non meno di cm.20. Gli assetti di eguale
altezza in tutti i lati saranno di cm.11 di cm 8 perfettamente
lavorati a scalpello, con sotto squadro non eccedente i mm.5.
La faccia superiore di ogni basolo sarà
perfetta
e lavorata accuratamente di sabbia
I basoli tutti proverranno
solo ed esclusivamente dalle cave di Villa Inglese,
saranno messi in opera sopra abbondante letto di ottima malta,
la quale salirà a ribocco, ricoprendo tutto il sotto
squadro e gli assetti. Nelle pavimentazioni di pietrini detti
cementite
ogni pezzo dev'essere a forma rettangolare
di lati intorno a 0.18 x 0.36 e di spessore da mm.33 x 35
tutto lo spessore deve essere costituito da impasto unico
di arena e cemento in proporzioni regolamentari. Saranno posti
in opera con malta comune o cemento
ogni pietrino dovrà
avere lo spessore di cm.3 e per lo meno cm.11/2 dev'essere
di impasto di arena e cemento
".
Nella deliberazione dell'8 gennaio 1940 si ribadisce che i
lavori di sistemazione della suddetta piazza devono essere
ultimati entro il mese di aprile dello stesso anno, perché
prossimamente ci sarà l'inaugurazione della Casa Littoria,
cui presenzierà il Capo del Governo.
Nonostante ciò, difficoltà di carattere economico
impediscono l'inizio dei lavori, perché le imprese
che avrebbero dovuto partecipare alla gara d'appalto disertano
l'asta a causa dei prezzi troppo bassi previsti dal progetto.
Riconosciuta, pertanto, la necessità che i lavori siano
completati entro i termini sopra indicati, l'Amministrazione
Comunale non ha altro rimedio se non quello di migliorare
i prezzi del 20%, in modo da indurre le imprese a partecipare
alla nuova gara d'appalto, che, tuttavia, viene nuovamente
disertata. Si decide, pertanto, di provvedere ad appalti parziali
mediante stralci dal progetto principale, affidando i lavori
a trattativa privata e ad imprese locali. La parte riguardante
la pavimentazione dei piazzali innanzi al Distretto Militare
viene commissionata all'Impresa di Carmine D'Amore per la
spesa di £. 23.854,00, mentre la sistemazione delle
fognature in muratura, intonaco e copertura dei fognoli, viene
affidata all'Impresa di Gennaro Iorio per l'ammontare di £.
26,087,70.
Una singolare testimonianza a
ricordo del patriottismo risorgimentale è offerta dall'altorilievo
raffigurante i "Precursori Nolani", realizzato negli
anni trenta dallo scultore Francesco Parente.
Con la deliberazione del 13 novembre 1934, viene affidato
all'artista l'incarico di eseguire l'opera marmorea, da ultimare
entro il 24 maggio 1935, per l'occasione dell'inaugurazione
della Casa del Fascio a piazza Duomo, cui presenzierà
il Capo del Governo. Il bozzetto eseguito dal Parente, di
sua spontanea iniziativa, trova il consenso dell'Ing. Arch.
Avena, progettista della Casa del Fascio con annessa Torre
Littoria, sulla cui facciata deve essere collocato il gruppo
scultoreo.
La successiva realizzazione della Casa del Fascio in piazza
G. Bruno, fa sorgere il problema di una nuova collocazione
dell'altorilievo che: "
avrebbe dovuto, secondo
il primitivo progetto, essere addossato alla facciata del
Palazzo, attuale sede del Distretto Militare; che a tal riguardo
la R. Soprintendenza all'arte medioevale e moderna, pur esprimendo
parere favorevole sul valore artistico dell'altorilievo e
alla progettata approvazione di esso sul prospetto del Palazzo
Orsini, rilevò che ciò avrebbe alterato le linee
architettoniche del monumentale edificio ed avrebbe reso necessaria
la esportazione di grosse marmoree con danno dell'immobile
per cui esprimeva l'avviso di collocare la targa su di uno
stelo; Che in seguito ad insistenza del Comune, la Soprintendenza
dette il nulla osta senza riserve; Che prima di iniziare la
messa in opera della targa, venne accertata la grande difficoltà
della incastonatura di essa sul prospetto e la cui non sicurezza
dell'addossamento da farsi ad una altezza di metri 3 che avrebbe
richiesto altri mensoloni e delle grosse staffe di bronzo
con una spesa rilevante; Che in queste condizioni si ritiene
opportuno di indire
una riunione dei membri della Consulta,
del Direttorio del Fascio, dei Tecnici e Critici d'arte e
si ebbe da questa il suggerimento di attenersi al primitivo
parere della Soprintendenza e cioè quello di collocare
la targa su di uno stelo
alto sei metri con regolare
zoccolatura, fusto con pilastri, lapide centrale con iscrizione
sistemazione
della targa sul fusto con plinto ed infine coronamento in
cima della targa
".
Nel 1940 l'altorilievo è stato incastonato sul prospetto
frontale dell'attuale Torre Littoria dove tuttora si trova.
Iconograficamente riproduce il moto rivoluzionario che scoppiò
nel luglio del 1820 a Nola. In primo piano sono raffigurati
un gruppo di civili: uomini, donne e bambini che aderirono
all'insurrezione, fra questi grandeggiano le figure a cavallo
dei due sottotenenti Morelli e Silvati e dell'abate Minichini.
Sullo sfondo, invece, si intravedono alcuni civili e soldati
del reggimento cavalleria Real Borbone di stanza nel Distretto
Militare, che si unirono ai rivoltosi.
Stilisticamente l'altorilievo è caratterizzato da un
vivo risalto plastico-volumetrico delle figure che esprimono
nei volti e negli atteggiamenti un sincero e profondo patriottismo.
L'episodio è costruito intorno ai tre protagonisti
principali allineati su di un unico piano e leggermente disposti
in prospettiva, intorno a questi si concentrano altrettanti
gruppi di personaggi costruiti secondo uno schema triangolare,
mentre sullo sfondo si intravedono appena accennate le figure
di soldati e di cittadini.
Tipico edificio realizzato per assolvere a funzioni sociali,
la Colonia Elioterapica di via Seminario costituisce un esempio
di architettura razionalista e funzionale.
Immersa nel verde, circondata da un ameno paesaggio collinare,
caratterizzato dalla presenza di pregevoli esempi di architettura
religiosa, la colonia accoglieva nei periodi estivi i fanciulli
che in questo luogo potevano beneficiare degli effetti della
elioterapia. Oggi l'area è completamente alterata,
gran parte del verde è scomparso per far posto all'edilizia
sia residenziale, che pubblica. Basti ricordare che adiacente
alla suddetta struttura sorge l'Ospedale Civile.
L'edificio progettato e realizzato dall'Ing. Paolino De Sena,
originariamente ad un unico piano, presenta un impianto planimetrico
quadrangolare, dagli angoli smussati. La facciata di forme
essenziali è definita da una rigorosa simmetria, dall'apertura
di finestre squadrate e prive di ornamenti e da un prospetto
caratterizzato da due corpi di fabbrica simmetricamente disposti
ed avanzati rispetto a quello centrale.
L'inaugurazione della "Colonia Solare" risale agli
anni 40, un articolo del "Roma", riporta la celebrazione
dell'avvenimento: "
Con una semplice ed austera
cerimonia si è inaugurata la Colonia Elioterapica Permanente
"Maria Gabriella di Savoia" alla presenza del Reggente
federale avv. Staly, dell'Ecc. il Vescovo Mons. Camerlengo,
dell'Ispettore Federale, Commissario al Fascio dott. Arcangelo
de Sarno, del comm. Prefettizio cav. Edoardo Contieri,
del Ten. Col. Mascolo in rappresentanza del Comandante il
Presidio dell'Ispettrice Federale Femminile della zona nolana
sig.ra Nappi, della segretaria del FF.FF. dott.sa Rina Arienzo,
dello comandante dei reparti Femminili dott.sa Emanuela Borromeli
,
dei Segretari politici della zona e di un forte nucleo di
lavoratori pronti per partire alla volta della Germania con
a capo l'Ispettore Pilotta. Il Vescovo ha celebrato la Messa
al campo. Hanno rivolto brevi parole ai piccoli il Vescovo
e il Reggente Federale dicendosi lieti di rivederli dopo la
sana vita che svolgeranno in seno alla colonia. Dopo il saluto
al Duce ordinato dal Reggente Staly, il Vescovo si è
accomiato dai bambini impartendo la benedizione
Era
presente all'inaugurazione l'ideatore di questa superba opera
del Regime che resterà a dimostrare l'azione propulsiva
che il Fascismo va svolgendo in questa zona, il camerata ing.
Paolino De Sena, il quale era lieto di poter vedere compiuta
un'opera da lui voluta e creata. Opera che sarà incrementata
e potenziata nella zona per lo sviluppo della razza come vuole
il Duce."
Primo Direttore della Colonia Elioterapica è stato
il dott. Luigi Vecchione, mentre nel luglio 1942, la prof.ssa
Italia Paternostro de Luca ha sostituito il direttore assente,
Erasmo Caccavale. Nel giugno del 1943 viene eletta direttrice
Enrichetta Taurisano e vice direttrice la prof.ssa Paternostro
de Luca. La colonia cessa la sua attività a metà
del luglio del '43 per i continui bombardamenti.
Certamente l'edificio più rappresentativo del Regime
è la Casa del Fascio, oggi sede dell'Ufficio del Registro.
Nella deliberazione del 7 luglio 1938 e nella successiva del
10 dicembre dello stesso anno, si mette in evidenza la: "
necessità
di modificare in parte il primitivo progetto, sia a riguardo
dell'entità della costruzione; sia a riguardo della
sua ubicazione; che infatti, secondo la primitiva concessione,
la Casa del Fascio avrebbe dovuto sorgere quasi alla periferia
della Città, in località poco adatta in una
piazza non lastricata, brutta dal lato estetico e poco decente
dal lato edilizio, che avrebbe richiesto una spesa di sistemazione
di oltre 300mila lire a carico del Comune, senza per questo
soddisfare per nulla le esigenze del Fascio che ha bisogno
di una sede decorosa, centrale facilmente accessibile e con
il prospetto principale su di una piazza; Che dopo diligenti
ricerche si è finalmente trovata la località
adatta, che risponde al criterio della centralità,
della capacità e anche del decoro perché sorge
nella migliore piazza della Città storicamente importante,
esteticamente bella e rispondente a tali esigenze. Che S.E.
il Vescovo possessore dello stabile sito in piazza Giordano
Bruno, attualmente adibito a "Casa dei Preti " è
disposto a cedere il locale perché si possa adattarlo
e trasformarlo in guisa da farne una Casa Littoria ideale,
ma reclama un altro stabile per destinarlo allo stesso uso;
che in seguito a trattative svolte S.E il Vescovo accetterebbe
la permuta del locale con un altro di proprietà del
Comune attualmente adibito come succursale del Liceo Ginnasio
e per rendere possibile l'attuazione immediata della permuta
accetterebbe di consegnare subito il locale di sua proprietà
ottenendo il tempo necessario perché il Comune possa
consegnargli l'altro locale, dopo di aver provveduto ad allocare
le classi che attualmente occupano alcune aule del locale
stesso; che in queste condizioni si presenta al Comune l'opportunità
di dare il suo concorso per la costruenda Casa del Fascio,
una forma più concreta e consistente, nel senso che,
oltre alla somma già deliberata sia fatta alla Federazione
il dono dello stabile che dovrà trasformarsi in una
Casa Littoria della importanza e delle tradizioni della storica
Città di Nola; considerato a tal riguardo che il progetto
risponde al triplice concetto della opportunità, della
convenienza e della spiritualità, della opportunità
perché la Casa del Fascio per ubicazione e per bellezza
sarà una delle prime della Provincia e conferirà
maggior decoro alla piazza sulla quale sorgerà; della
convenienza perché non occorrono tutti quei lavori
di miglioramento edilizio, igienico ed estetico che sarebbero
occorsi nell'altra località, della spiritualità
perché consente al Comune di fare un dono al Partito
e conferisce alla Città l'orgoglio di provvedere una
Casa Littoria che per grandiosità gareggia con tutte
le altre finora costruite; Ritenuto per quanto riguarda più
specificamente la permuta dei locali che il Comune pur facendo
un dono che è ragione di legittimo orgoglio consegue
una grande utilità, perché acquista uno stabile
che ha il pregio della ubicazione al centro ed è in
ottimo stato di conservazione e lo cambia con un locale pressoché
inservibile, che però conviene agli acquirenti unicamente
perché essendo situato alla periferia
lontano
dai rumori si presta bene per l'uso religioso a cui dev'essere
destinato; Ritenuto d'altro canto che non tutto il locale
ma soltanto una parte di esso dev'essere trasformato ed utilizzato
per la Casa del Fascio, mentre il lato posteriore sarà
lasciato a disposizione del Comune
Con la progettata
permuta il Comune fa un buon affare, in quanto, pur dovendo
alla Federazione la parte del locale di cui si ha bisogno
per la costruzione della Casa del Fascio, migliora la sua
rendita e compie insieme un atto di doveroso omaggio; Accertato,
dunque, che condizioni morali, economiche e spirituali concorrono
a dare alla determinazione del Comune il carattere di utilità
resta da esaminare tale determinazione dal lato strettamente
amministrativo e giuridico; Ritenuto a tal riguardo che lo
stabile di cui si è convenuti l'acquisto in base a
perizia compilata dall'Ufficio Tecnico Comunale ha il valore
di 195mila di fronte al valore di 183.243,10 attribuito dalla
stessa perizia allo stabile di proprietà Comunale e
quindi la permuta pura e semplice
è a tutto
vantaggio del Comune
Ritenuto che essendo pienamente
garantita la provenienza, la proprietà e la libertà
del fabbricato nulla si oppone, anche da lato giuridico, che
si provvede alla prospettata permuta. Riconosciuta la convenienza
della permuta che consente l'acquisto di un fabbricato utilissimo
in cambio di un locale inservibile e che rende possibile e
sollecita l'attuazione del programma della Federazione che
si propone di dotare la Città di una Casa del Fascio
e che a parte il lato spirituale concorre a migliorare l'edilizia
cittadina; Riconosciuto che nulla si oppone nè dal
lato giuridico, nè dal lato economico all'attuazione
di tale programma, che anzi il Comune, come si è dimostrato
pur facendo dono alla Federazione di una parte del fabbricato
realizza vantaggi immensi rappresentati dall'utilizzazione
della parte del fabbricato che non sarà occupato dalle
organizzazione del Regime; Delibera: 1) Di autorizzare la
permuta del locale di proprietà del Comune denominato
Palazzo Piccolo Marchese della Schiava con l'altro locale
di proprietà di S.E. Egisto Domenico Melchiori, già
Vescovo di Nola, e che la permuta sia fatta senza alcun corrispettivo
né da una parte né d'altra, con l'assunzione
reciproca degli oneri che gravano sui fabbricati e che il
locale del Vescovo sia immediatamente occupato mentre quello
del Comune sarà consegnato fra tre anni; 2) Di donare
alla Federazione Provinciale Fascista la parte del fabbricato
dal lato della Piazza G. Bruno che occorre per la creazione
della Casa del Fascio con annessa Torre Littoria e ricordo
marmoreo dei precursori nolani, con che il locale sia destinato
a