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Mariangela Parisi

I GESUITI A NOLA E LA MEMORIA DI UN MARTIRE



Nella suggestiva cornice della Chiesa del Gesù in Nola, chiesa un tempo sede della Congregazione della Trinità e di S. Luigi, si è svolto nel febbraio 2007, per iniziativa della locale sezione dell’Archeoclub, un interessante convegno, sul tema “La Compagnia di Gesù a Nola: storia con documenti inediti del gesuita nolano P. F. Palliola”.
L’incontro ha avuto inizio con l’intervento di mons. Luigi Macerino che ha delineato i contorni dell’insula gesuitica nolana, nel riconoscimento di una funzione storica, culturale e religiosa da essa svolta in almeno 350 anni di vita.


P. Francesco Palliola, martire in Mindanao

Al centro dell’attenzione, il carteggio familiare di P. Francesco Palliola, martire in Mindanao, con la presentazione per la prima volta al pubblico di documenti inediti e delle lettere inviate alla madre dal missionario dal lontano paese orientale. E’ stata la dott.ssa Maria Chiara Grauso, nipote del compianto prof. Giuseppe Grauso (Pinotto), nonché discendente del religioso nolano, a raccontare la storia del suo antenato, nato a Nola il 10 maggio 1612, entrato nella Compagnia di Gesù all’età di 26 anni, sull’esempio di un altro gesuita nolano, il nobile Marcello Mastrilli. Spinto dal desiderio di diffondere il Vangelo nelle lontane terre asiatiche, raggiunse le Filippine dopo una lunga e difficile traversata oceanica, e subì il martirio nell’isola di Mindanao il 19 gennaio del 1648, per mano di indigeni ostili all’evangelizzazione.
Non meno interessanti i documenti d’archivio che attestano il diritto di cappellanìa e di sepoltura nella Cattedrale di Nola della famiglia Palliola, che nel Palazzo di Via S. Paolino, attualmente di proprietà degli eredi Grauso, possedeva un altare di gran pregio, con facoltà di celebrarvi Messa due volte nella settimana.


Il complesso della Chiesa del Gesù a Nola

Dopo un ampio excursus sulla Compagnia, fondata da S. Ignazio di Loyola, il prof. Antonio Caccavale si è soffermato sulla storia e sull’attività culturale e religiosa svolta dal Collegio gesuitico nolano, dalle origini alla soppressione (1767). Ha preso, poi, la parola la dott.ssa Antonia Solpietro, che ha illustrato il complesso monumentale della Chiesa del Gesù Nuovo di Nola sotto il profilo storico – architettonico. L’edificio fu costruito secondo i canoni dell’architettura gesuitica, in dipendenza dai modelli romani, ma con tratti di novità, dovuti all’esigenza di adattamento all’attiguo palazzo comitale ed al contesto urbanistico della città.
“Una presenza, quella del palazzo”, ha precisato la Solpietro, “che ha comportato anche una modifica del progetto originario della Pianta a croce greca, redatto dall’architetto gesuita Giovanni de Rosis”. L’impianto, infatti, fu corretto da Giovanni Tristano, anch’egli architetto gesuita, e ridimensionato secondo le possibilità economiche ed adattato al sito, dominato dalla presenza del palazzo quattrocentesco della famiglia Orsini. La tipologia privilegiata dal Tristano fu quella ad aula, caratterizzata da una forte accentuazione della longitudinalità, con una sequenza di cappelle laterali per la celebrazione contemporanea di più messe, con il transetto poco sporgente, la crociera priva di cupola, la facciata con due ordini sovrapposti, raccordati da volute, realizzata con i lastroni recuperati dal palazzo Orsini.


La contessa Maria Sanseverino

La lunga vicenda costruttiva, ad opera dei due architetti dell’Ordine, Tristano e De Rosis, avvicendatisi nelle complesse fasi progettuali, per la realizzazione di uno dei complessi che meglio interpreta la Regola Ignaziana ed il “modo” progettuale gesuitico, vide come principale interprete la contessa Maria Sanseverino, figlia di Diadora Piccolomini e Bernardino, conte di Tricarico e Principe di Bisignano, sposa dal 1513 di Enrico Orsini, ultimo conte di Nola. Questi, schieratosi con i Francesi nel tempo in cui il generale Odet de Foix, visconte di Lautrec, invadeva le nostre contrade, accusato di fellonìa, era stato condannato a morte, dopo la vittoria di Carlo V. Privato di tutti i suoi beni, moriva nel 1528, nel suo letto, di morte naturale, con indosso l’abito francescano, prima che i soldati imperiali potessero eseguire la sentenza di morte. Convinta che la presenza dei padri gesuiti fosse il modo migliore per ricambiare la gratitudine manifestatale dai Nolani, la Contessa intraprese, su consiglio di padre Salmeron, una fitta corrispondenza con Giacomo Laynez, vicario della Compagnia, riuscendo ad ottenere in tempi brevi l’apertura del primo collegio esterno alla città di Napoli.
Maria Sanseverino, cacciata dalla casa nolana, dove aveva conosciuto anni felici da signora del luogo, amata dai sudditi, celebrata dai poeti come “la bella donna, ch’oggi il mondo onore” ( Tansillo), si ritirò a Napoli presso la sua dimora, posta accanto a quella del Principe di Salerno, “la Reggia dei Sanseverino”, trasformata poi nella Chiesa del Gesù Nuovo. Ma, essendo donna coraggiosa e tenace, ricca di fede e di pietas, Maria non si arrese al triste destino e maturò nella sua mente il progetto di fondare un collegio gesuitico “in quella città, sua un tempo”, convinta che questo fosse il modo migliore per ricambiare l’affetto e la gratitudine manifestatagli dai Nolani. Provvide, quindi, a riscattare a sue spese il Palazzo Orsini, donato da Carlo V a Francesca Mombel, principessa di Sulmona, ereditato dal figlio Don Ferrante Lanoy e ceduto successivamente a Donna Ippolita Castriota, ed a concederlo in dono alla Compagnia di Gesù. Dal Generale dell’Ordine riuscì ad ottenere la costituzione del Collegio di Nola. I primi gesuiti giunsero in città il 18 dicembre 1558, accolti calorosamente dalla nobiltà e dal popolo “a suon di campane e con giubilo universale”, essendo vescovo Antonio Scarampo, nella circostanza assente perché ammalato. Alloggiati provvisoriamente nella casa di Gerolamo Ma strilli, diedero inizio alle attività formative e didattiche sotto la guida di P. Giovanni Montoya, primo rettore del nuovo Collegio, che divenne ben presto centro di diffusione di fede religiosa in Città e nell’Agro.
Maria Sanseverino morì all’età di 74 anni, il 5 marzo 1565, tre anni prima che fosse posta la prima pietra per la costruzione ex novo della Chiesa del Gesù, nel giardino a sinistra del Collegio, opera per la quale tanto si era prodigata con raccolta di fondi ed elargizioni personali. In essa troverà la sua sepoltura con effigie marmorea ed iscrizione tombale, per volontà dei Padri Gesuiti, che in segno di gratitudine e riconoscenza, provvidero a trasportare le sue spoglie mortali da Napoli a Nola.

Vincenzo Quindici