PUBBLICAZIONI MERIDIES  


Angelo Amato de Serpis

LA DONNA NEL MEDIOEVO
(tappa di una conquista sociale)


INTRODUZIONE

Parlare della donna del medioevo, nei primi anni del nuovo millennio, potrebbe sembrare un vacuo esercizio di introspezione nei confronti di un tempo ormai remoto che appare, ad occhi forse un po' distratti, veramente molto distante da noi. Tutto ciò potrebbe però risultare molto interessante se andassimo ad osservare le varie sfaccettature che tale operazione culturale potrebbe serbare, in particolare dando il giusto valore ad una società nelle quale la donna aveva un ruolo sicuramente marginale, nei confronti di quella attuale, ma, nonostante le apparenze ed a volte i luoghi comuni, molto più rilevante ed evoluto di quello che si potrebbe immaginare.
Nel mondo antico, in particolare quello romano e greco, alle donne non veniva riservato grande spazio. Infatti se, normalmente, tra i greci esse venivano "confinate" nei ginecei (nonostante le aperture che, in particolare nella cultura, non mancano: vedi la poetessa Saffo), il mondo romano appare alquanto maschilista, tanto da considerare la donna una proprietas che passava dalla potestas del padre, a quella del marito. In particolare, nelle epoche più remote, il marito aveva addirittura il diritto di vita o di morte sulla moglie (come per gli schiavi) ed il diritto di ripudio, che si verificava sovente in caso di sterilità, anche se spesso in realtà non solo per "colpa" della moglie.
Anche se la donna nella società romana, nonostante tutto, risulta essere lievemente meno emarginata rispetto a quella greca, ciò non toglie che il ruolo a lei riservato è praticamente da comparsa (poche le eccezioni come ad esempio Livia, moglie di Augusto, Cornelia, madre dei Gracchi, o Agrippina, madre di Nerone).
Tra le società antiche più evolute, in tale ottica, possono essere considerate quella etrusca (famosa la raffigurazione di banchetti a cui prendevano parte anche le donne) e quella egizia, con la presenza di numerose donne anche a capo dello stato.

LA DONNA "MEDIOEVALE"

In età medioevale la società era suddivisa in tre "ordini" fondamentali - cavalieri, chierici e contadini - senza prevedere nessuno spazio per la "condizione femminile". La donna, a prima vista, non sembra migliorare granché il proprio status, anche a causa dell'influenza negativa della religione cattolica; anzi la figura femminile è spesso associata a quella del diavolo, del peccato, della tentazione. Il passo biblico della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso punta l'indice sulle istigazioni tentatrici di Eva nel far prendere ad Adamo la mela del peccato.
La visione mistica e simbolica della religione nel medioevo comporta un continuo accostamento delle donne al peccato, con conseguenze anche tragiche per l'accusa di stregoneria che poteva piombare, da un momento all'altro, sul capo di qualche donna, spesso solo a causa di indizi, come la detenzione di oggetti particolari, di gatti o altre cose simili. In molti casi la donna sospettata di stregoneria doveva superare prove "divine", come l'essere gettata in una piscina e, se la donna galleggiava era colpevole, se affondava era innocente, ma in pratica moriva lo stesso annegata. Era il fuoco, come per gli eretici, che puniva le streghe, poiché si riteneva che l'azione del fuoco purificasse la terra dal loro influsso maligno.
Già Tertulliano, nei primi anni del cristianesimo, invitava a stare lontani dalle donne, indicando quale esempio il solitario eremitaggio orientale. Solo la triade femminile virgo, vidua, mater (la vergine, la vedova e la madre) era considerata degna di stima e rispetto agli occhi della società medioevale.

La discendenza in linea maschile (maggiorascato), se aveva il privilegio di non disperdere il patrimonio familiare, escludeva automaticamente la possibilità di adeguata emancipazione del soggetto femminile, in particolare per la considerazione di inferiorità, di fragilità e debolezza che erano prerogative del "sesso debole"; inoltre le donne erano considerate false e volubili: "…tutti i grandi disonori, vergogne, peccati e spese s'acquistano per femine…". A ciò si doveva aggiungere la non totale disponibilità dei beni in caso di vedovanza.
Anche sotto l'aspetto, per così dire coniugale, il medioevo lascia trasparire un esacerbato proibizionismo, non solo prima del matrimonio, ma anche dopo. Infatti, da un'attenta lettura di manuali per confessori (penitenziali), si evince che la castità era probabilmente la normalità della vita coniugale, a causa dei lunghi periodi di astinenza prescritti, anche se poi quasi mai messi realmente in pratica.
L'immagine costante della donna medioevale è comunque sempre legata al suo ruolo custode della casa e, quindi, di madre. Il numero di gravidanze e di parti è molto elevato rispetto a quelli odierni, anche a causa dell'alta mortalità natale ed infantile, e può facilmente superare la decina di unità.
Ma, nonostante tutto, un progresso nella condizione della donna verso la parità e l'uguaglianza prende origine proprio in ambiente cristiano, non solo nei confronti del mondo mussulmano, come ben testimoniano anche le sacre scritture: Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Genesi, I, 27).
Ancora merito spesso proprio della Chiesa è la lenta, ma progressiva, attenzione, nei casi di matrimonio, a dare la giusta rilevanza (almeno formale) al consenso degli sposi all'unione (nella maggior parte imposti dalle famiglie) e dall'evitare matrimoni tra persone troppo giovani, cosa che avveniva particolarmente nelle famiglie aristocratiche (anche a 12-13 anni), il cui consenso non avrebbe alcuna rilevanza. Casi però di rapimenti, di matrimonio imposti e di vocazioni monacali forzate se diminuirono, non scomparvero del tutto, nemmeno in epoca rinascimentale.
Ma la partecipazione attiva della donna nella società medioevale prende il via già negli ultimi secoli dell'Impero Romano, come è testimoniato dal ruolo importante che le donne ebbero nell'assistenza ai malati, ai poveri ed ai bisognosi. Il primo ospedale fu infatti fondato da una donna, Fabiola.
Ancora più rilevante è l'apporto femminile nella vita religiosa, sia sotto il profilo spirituale che quello temporale. Non si può a tal proposito non ricordare l'attività convinta di Terasia, compagna di Paolino, vescovo di Nola, nel dirigere uno dei più antichi cenobi femminili occidentali, nei pressi della tomba di S. Felice a Cimitile, accanto alla comunità religiosa fondata dallo stesso Paolino. Nei secoli successivi grande importanza ebbero i numerosi monasteri femminili, guidati da autoritarie e, in alcuni casi, potenti badesse, che ebbero, spesso, ruoli anche politici, oltre che religiosi, di grande rilevanza.
In tale contesto favorevole al mondo femminile, non potevano non svilupparsi studi ed attività culturali per le donne, un tempo esclusivo privilegio degli uomini. Le fonti ci hanno tramandato infatti figure femminili di grande spessore culturale, politico o religioso che, spesse volte, non avevano nulla da invidiare ai "colleghi" maschi. E' vero che non tutte le donne avevano la possibilità di imparare a leggere ed a scrivere, ma è altresì vero che la maggior parte del popolo, con scarse capacità economiche, non aveva la possibilità di far studiare nemmeno i propri figli maschi, figurarsi poi le femmine. Nonostante tutto però bisogna allo stesso tempo sottolineare le differenze sostanziali in positivo della società medioevale nei riguardi di quella antica.

Sono numerose le donne che hanno lasciato il "segno" nell'età di mezzo con opere ed attività che le hanno rese degne di stima, come il caso di Christine de Pisan, prima donna scrittrice "professionista", Rosvita, badessa dell'abbazia di Gandersheim e notevole scrittrice e drammaturga; oppure di Trotula, rinomata ginecologa della Scuola Medica Salernitana, o ancora Radegonda, regina e santa merovingia.
Inoltre altissime figure di religiose che, con il loro esempio e con la loro santità hanno lasciato una grande eredità spirituale, non sono mancate in questo periodo, come S. Chiara, S. Cunegonda, S. Brigida, S. Scolastica, ecc.
"Invenzioni" al femminile non sono state poche, come la prima enciclopedia illustrata realizzata dalla badessa di Monte Saint-Odile Errada di Landberg, mentre numerose sono state le donne amanti e protettrici delle arti, come Ildegarda di Bingen, autrice di testi di vario genere, oppure Eleonora d'Aquitania, moglie prima del re di Francia, poi quello d'Inghilterra, che accolse poeti e scrittori. Non mancano inoltre, accanto ai più consueti trovatori, le trobairitz.
Figure femminili di rilievo sono emerse sicuramente anche nelle arti figurative, forse con un po' di difficoltà in più, ma hanno sicuramente preparato "il campo", nel loro anonimato, ad esperienze più significative in epoche posteriori, come è avvenuto ad esempio per la pittrice Artemisia Gentileschi. Una donna però è emersa nella pittura già in piena epoca medioevale, si tratta di Ende (pintrix et Dei adjutrix, pittrice e serva di Dio) che, nella seconda metà del X secolo, la troviamo, insieme al monaco Emeterio, ad illustrare, con splendide miniature, i Commentari dell'Apocalisse del Beato di Liébana, conservati a Gerona in Spagna.
Anche nella vita di tutti i giorni non mancano esempi di donne attive, in particolare, nel settore del commercio dell'abbigliamento e dei commestibili, al fianco dei propri parenti maschi o in proprio.
Un'attività commerciale tipicamente femminile, anche se non esclusiva, era quella della "treccola" o "trecca" che consisteva nella compravendita di generi alimentari come uova, latte, pollame, formaggi, ed altro. Il loro ruolo era quello di comprare i prodotti dai contadini della zona e rivenderli al "dettaglio", tale attività portava anche ad azioni di forte speculazione, in particolare in caso di carestia e penuria di beni, che costrinsero più volte le autorità cittadine ad intervenire a tutela dei compratori. Per tali speculazioni le treccole furono sempre mal viste, tanto da essere, nella maggior parte dei casi, considerate becere, bugiarde, avare, pronte a vendere anche prodotti avariati pur di far soldi; infatti, nell'ottocentesco Dizionario della Lingua Italiana di Tommaseo Bellini, treccare equivaleva ad imbrogliare, ingannare.
Numerose erano le donne inoltre che gestivano locande, forni e taverne, oppure che facevano scarpe, cappelli e guanti. Spesso era la vedova che proseguiva in proprio l'attività del marito deceduto.
E' però giusto dire che la stragrande maggioranza delle donne svolgeva il compito tradizionali di curatrice delle faccende domestiche, cosa anche abbastanza impegnativa, sotto il profilo organizzativo, nelle case più ricche. Rimaneva preminente comunque il ruolo delle donne in cucina ed in tutti i compiti e le faccende domestiche. Rilevante era anche la presenza femminile nei campi, dove il ruolo della donna, anche se poteva a prima vista apparire complementare a quello degli uomini, era sicuramente importante e necessario.
Anche sotto il profilo giuridico qualche miglioramento, in particolare riguardo alle epoche precedenti, lo possiamo sicuramente registrare.


Ad esempio il marito aveva il diritto di picchiare la moglie "solo" a scopo disciplinare, ma non poteva farlo in stato di ubriachezza o per ira. Punizione di bruniana memoria invece l'uso di un morso che teneva ferma la lingua in caso di donne che avevano oltraggiato in pubblico familiari o vicini.
Nell'ambito familiare la società continuava ad essere di tipo patriarcale, visto che la donna doveva obbedire al padre prima ed al marito dopo e le scelte di vita importanti (come quella del matrimonio) erano prese dal capo famiglia maschio (singolare la norma vigente a Nola, all'epoca della signoria degli Orsini, che vietava i matrimoni di donne nolane con persone non del posto, per evitare la dispersione economica, attraverso le doti, dei beni della comunità). Spesse volte i matrimoni (e quindi la donna) servivano a mantenere o a stipulare un'alleanza o la pace tra famiglie, cosa che avveniva tra re, ma anche tra famiglie meno importanti. Non inconsueto era il matrimonio effettuato con lo scopo di aumentare il prestigio familiare, grazie all'unione con una donna di lignaggio superiore, viste le ricchezze che portava in dote.


BIBLIOGRAFIA

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