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NECROPOLI
ETA' DEL BRONZO (inglese -
francese)
MONTICELLO - LA STARZA: UNA NECROPOLI DEL BRONZO ANTICO
(testi di Giuseppe Vecchio, Claude Albore Livadie,
Nicola Castaldo)
Sulle
colline della Vigna, di Montesano e sulla zona intermedia
a quota più bassa della Starza era insediata, già
nella prima metà del II millennio a.C., gente della
facies detta di Palma Campania, dal nome della località
dove è avvenuto il primo rinvenimento relativo a tale
cultura. Com'è ormai ben noto, i siti pertinenti a
tale facies sono stati ricoperti dai prodotti di un eruzione
pliniana del Somma- Vesuvio che li ha sigillati, permettendo
così una loro perfetta conservazione. Quest'evento
eruttivo, detto delle "pomici di Avellino", dall'area
di dispersione dei prodotti piroclastici in tutto il territorio
che si estende tra il versante settentrionale del vulcano
fino all'entroterra irpino, è datato attraverso misure
radiometriche, tra il 1880 e il 1680 a.C.
Sulla collina della Vigna, durante la campagna di scavo del
1995, nella quale furono messe in luce numerose testimonianze
della lunga occupazione del sito, erano stati trovati gli
scheletri di due individui, un uomo e una donna, morti poco
dopo l'inizio dell'eruzione. La loro posizione documentava
la drammaticità del momento in cui li ha colti la morte.
Erano distesi su un deposito formatosi durante le prime ore
della catastrofe, ambedue con le mani aperte a protezione
del viso.
L'intervento di scavo effettuato nel 2000, a valle della collina,
ha esplorato parte di una necropoli dove erano stati seppelliti
gli altri abitanti del villaggio, morti prima dell'eruzione.
L'interesse scientifico di tale scoperta è notevole
in quanto le testimonianze inerenti alla tipologia e al rituale
funerario del Bronzo antico (2100-1600 circa a .C.) in Campania
sono una recentissima acquisizione derivante in gran parte
da scavi ancora in corso. Inoltre lo studio sui resti umani
permetterà, effettuando, ad esempio, un'analisi comparativa
della composizione chimica del tessuto osseo rispetto a quello
dentario, tramite gli elementi in traccia che si rivelano
informativi del fattore metabolico, di evidenziare il tipo
di dieta praticato ed eventuali carenze fisiologiche dovute
a stress, legati all'alimentazione o ad episodi di natura
infettiva. Infatti, gli elementi in traccia possono fornire
anche dati legati alla componente sociale, economica e culturale
del gruppo in termini di mobilità all'interno dello
stesso (eventuali raggruppamenti per sesso o classi di età
differenziati per tessuto osseo o dentario). La possibilità
di arrivare a risultati che permettano di ricostruire il quadro
economico e sociale di un gruppo umano si rivela quanto mai
essenziale per un'epoca come l'antica età del Bronzo,
per la quale lo sviluppo dell'aspetto sociale rappresenta
uno degli elementi maggiormente caratterizzanti.
LE NECROPOLI DEL BRONZO ANTICO IN CAMPANIA
Al
momento ci sembra di potere sottolineare che nell'area campana,
verso la fine dell'Eneolitico, si esaurisce il rituale di
seppellimento plurimo in grotticelle artificiali e si diffonde
quello con deposizioni singole in fosse.
Infatti si constata un generale abbandono del rituale funerario
attestato nelle culture del III millennio a. C. - nelle tombe
del Gaudo e in alcune sepolture del facies di Laterza (tombe
a grotticella con pozzetto d'accesso scavate nel tufo, nel
travertino e/o nel calcare tenero) - ad eccezione forse delle
deposizioni in grotta.
Fino alla scoperta degli imponenti tumuli della necropoli
di S. Paolo Belsito, si conoscevano per il Bronzo antico solo
deposizioni in fossa o ad enchytrismos, come attestano dai
rinvenimenti di Frattaminore, di Gricignano (US Navy, Treno
Alta Velocità), di Aversa (Ist. Tec. Ind. St.), di
S. Abbondio (Pompei), di S. Pietro Torre d'Elia (Mirabella
Eclano) e di Capua. Fa eccezione una tomba rinvenuta in prossimità
della stazione ferroviaria di Gricignano, con circolo superiore
di pietra, forse posto a delimitazione di un piccolo tumulo.
Nessuna delle necropoli è stata indagata sistematicamente
e i dati a disposizione non consentono di formulare ipotesi
sulla loro reale estensione.
Il numero delle sepolture nei settori cimiteriali ad oggi
esplorati ammonta a meno di 200 di cui 13 a S. Paolo Belsito,
70 nella necropoli di S. Abbondio e circa 95 nelle necropoli
di Gricignano.
LA
NECROPOLI DI MONTICELLO (VIA CIMITERO)
Durante
i lavori per una fognatura nell'estate e nell'autunno 2000,
si sono rinvenute 13 sepolture a valle della collina della
Vigna.
Queste sepolture costituiscono parte di una più vasta
necropoli, databile in una fase non terminale del Bronzo antico,
che doveva occupare il modesto dosso tra la Vigna e la collina
di Montesano.
Durante l'esplorazione si sono individuati due nuclei di tombe,
separati topograficamente da una depressione allungata, forse
un paleoalveo.
Si tratta di tombe a fossa con scheletro in posizione rannicchiata.
Le braccia sono generalmente ripiegate all'altezza del torace
e le mani unite, spesso chiuse, sotto il mento. La copertura
delle tombe è, a volte, contrassegnata da pietre calcaree
poste, probabilmente, con funzione di segnacolo. In ambedue
i gruppi è presente un grande tumulo di pietre calcaree
realizzato accuratamente con blocchi e blocchetti sovrapposti
e marginato da grossi massi, alcuni di forma quasi triangolare.
Ricoprivano una fossa terragna sulla quale si doveva stendere
un piccolo accumulo di terreno.
Il gruppo settentrionale presenta essenzialmente fosse con
orientamento N-S, la testa posta a S o a N e il volto rivolto
sia ad E che ad O, mentre l'altro gruppo e costituito da tombe
orientate E-O con il volto rivolto a S.
Tracce di offerta di cibo ed uno o più vasi sono presenti
nella maggioranza delle tombe. Dagli esigui corredi non provengono,
fino ad ora, armi in metallo. Nelle offerte alimentari, trovate
sopra o all'interno delle tombe, sembrano predominare, per
le fasi più antiche, quelle capro-ovine mentre, per
la fase più recente, quelle bovine. Sono a volte associate
a parti di vasi (olle e tazze) che fanno pensare ad una frammentazione
rituale connessa alla cerimonia funeraria.
In questo settore della necropoli si sono distinte almeno
tre tipologie di sepolture. La prima tipologia (tombe 2 e
13), forse quella più antica, presenta le fosse, non
molto ampie, con forma ovaleggiante dove l'inumato e deposto
con orientamento S-N.
La testa è posta a S, con il volto rivolto ad E tomba
(tomba 2) o a N, con il volto che guarda a O (tomba 13).
La seconda tipologia (tombe 1, 3 e 10) presenta delle fosse
ad andamento "piriforme", abbastanza ampie e allungate,
con il lato verso la testa più ampio rispetto al lato
dei piedi; l'inumato in posizione rannicchiata ha le gambe
maggiormente distese; è orientato verso S-N con il
volto che guarda a O (tombe 1e10).
La terza (tombe 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 12), corrisponde, forse,
alla fase più tarda della necropoli. Le fosse hanno
una forma rettangolare tendente all'ovaleggiante con gli angoli
molto arrotondati; gli inumati in posizione rannicchiata con
le gambe piu distese e orientati verso E-O con il volto rivolto
a S.
QueIle della "prima fase" si dispongono all'interno
della necropoli in modo più rado e distanziato; la
posizione dell'inumato non sembra apparentemente seguire una
"regola" (è possibile però che la
diversità della posizione e degli orientamenti sia
legata al sesso degli inumati).
Le sepolture della "seconda fase" sono disposte
ravvicinate e allineate secondo un ipotetico percorso all'interno
della necropoli, sul lato N del paleoalveo.
Quelle della "terza fase", la più "recente",
si concentrano in un'area ben delimitata a Sud del paleoalveo
(forse in un settore di espansione della necropoli), con gli
inumati rigorosamente disposti secondo lo stesso orientamento,
attorno ad un'unica grande sepoltura (è probabile che
l'area era destinata allo stesso gruppo. familiare).
Gli indicatori di distinzione sociale sono rari e derivano
essenzialmente dalla tipologia delle tombe.
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