|
Villa
Montesano
L'edificio,
con la sua mole austera e solenne, domina la piana
circostante dalla vetta di una modesta altura
che, per circa 80 m, s'innalza sulla verdeggiante
campagna poco fuori dell'abitato di San Paolo
Bel Sito, all'imbocco del Vallo di Lauro.
La collina, oggi denominata Montesano, in passato
era conosciuta con la variante Monte Santo, come
risulta da un documento relativo ai limiti territoriali
di Nola e dei suoi Casali, redatto nel 1639, dove
è riportata la citazione: "a mano
destra termina il territorio detto le vigne ,
il quale termina dalla parte di tramontana con
Montesanto" .
Le attestazioni del toponimo più antico
ricorrono per tutto il secolo XVII e in quello
successivo, per poi essere sostituite, nella prima
metà del secolo XIX, dal toponimo Montesano.
La villa o "casa palaziata" deve la
sua origine alla nobile famiglia dei Mastrilli,
ed in particolare a Pietro Antonio Mastrilli,
avvocato fiscale della Vicaria poi Presidente
della Regia Camera della Sommaria, vissuto tra
il XVI e il XVII secolo. Da questi passò,
nei primi decenni del '600, a Girolamo Mastrilli,
Marchese di S. Marzano e Cavaliere di Calatrava
"che trattò per più giorni
nel suo nobilissimo palazzo a Montesanto
il
Viucerè Duca di Ossuna con magnificenza
grandissima" ; a quest'epoca si deve l'intervento
di restauro alla struttura ad opera del noto architetto
Cosimo Fanzago, come documentano fonti d'archivio.
Dagli originari proprietari l'edificio passò,
per successione matrimoniale, dapprima alla famiglia
Capecelatro e, in seguito, a quella dei Della
Valle marchesi di Casanova. Proprio un'esponente
di quest'ultima casata, Alfonso Della Valle di
Casanova, patrizio colto e filantropo, del quale
il Manzoni rilevava la sua vita "consacrata
al miglioramento morale e materiale dei poveri
della sua Napoli" , nella villa trovò
riposo e poi la morte.
Nel 1910, gli ultimi eredi Della Valle alienarono
l'edificio cedendolo alla signorina Federica di
Benedetto la quale, a sua volta, nel 1913 lo vendette
alla Signora Luisa Santamaria Nicolini, vedova
di Enrico Contieri, che lo acquistò anche
a nome dei figli i cui eredi sono gli attuali
proprietari.
La villa è ricordata nelle cronache come
luogo di delizia e di riposo per artisti e nobili
della capitale partenopea. Verosimile appare la
notizia del soggiorno di Domenico Cimarosa nell'edificio,
mentre non trova invece conferma la tradizione
che il musicista avesse composto qui l'opera "Il
matrimonio segreto" , così come il
presunto assalto ad opera delle armate del Cardinale
Ruffo nel 1799, che, passando per Nola, avrebbero
saccheggiato la villa, proprio in ragione del
fatto che aveva ospitato il Cimarosa autore di
un inno in onore della Repubblica Partenopea .
Durante la seconda guerra mondiale nella villa
fu custodita la raccolta più pregiata dei
documenti dell'Archivio di Stato di Napoli e delle
opere d'arte del museo Filangieri, qui trasferite
per motivi di sicurezza, barbaramente distrutte
da un incendio appiccato per rappresaglia, il
30 settembre 1943, dalle truppe germaniche in
ritirata.
All'edificio, oggi disabitato e in rovina, si
accede dalla Via Provinciale per Liveri per un
ingresso segnato da due pilastri a forma di torrette
che danno inizio ad uno scenografico viale che
termina sul piazzale davanti al palazzo. La corte
è dominata da un platano secolare che con
la folta chioma ombreggia sullo spazio semicircolare,
composto da un emiciclo con ambienti a pianterreno
che in origine ospitavano stalle e abitazioni
per i coloni. Il Palazzo si affaccia, con il suo
imponente prospetto, sul piazzale fronteggiando
l'albero e l'edificio di servizio. Spicca, su
questo lato, il balcone su mensole con arcate
che si apre sulle stanze voltate del piano rialzato,
che conservano tracce di affresco alle volte .
La facciata principale, sul lato occidentale,
che prospetta sull'ampio e verde giardino terrazzato,
è modulata da una serie di aperture simmetriche
e da una serliana che si affaccia sulla lunga
balconata sorretta da pilastri.
La Cappella, dapprima "sub tit(ol)o S(ancti)
Iannariy" poi di San Giuda Taddeo, si presenta
a pianta unica e con abside dietro la quale si
trova un piccolo vano con due nicchie affrescate
con le immagini del Santo titolare, l'apostolo
San Giuda Taddeo, ed un Santo Vescovo , entrambi
raffigurati come statue lignee su basi dorate,
databili alla seconda metà del XVIII secolo.
Nel complesso l'esterno dell'edificio, pur nella
disomogeneità strutturale dovuta ai successivi
rimaneggiamenti, rimanda alle ville rurali-signorili
dell'area napoletana del XVII secolo, come rivela
l'aspetto decorativo-architettonico più
rilevante e palese: la fascia merlata con elementi
di gusto "moresco".
Recentemente una serie d'indagini archeologiche
hanno rilevato, nell'area della villa e delle
zone limitrofe, una successione insediamentale
con evidenze del Bronzo antico (XIX- XVII sec.
a. C.) e finale (XI-X sec. a.C.), al periodo sannitico
e romano.
Nicola Castaldo
-------------------------
1.
Estratto da Nicola Castaldo, Villa Montesano a
San Paolo Belsito - Breve nota preliminare, Maddaloni,
1999.
2.
Con tale toponimo localmente è indicata
un'altra piccola altura (m 60 s.l.m.), posta in
prossimità di Montesano, dove sono state
rinvenute testimonianze archeologiche che vanno
dal Bronzo antico e finale ad epoca romana. Numerosi
a riguardo gli studi di riferimento:
P. Petrone-F. Fedele, Un'eruzione di 4000 anni
fa, in Le Scienze, Rivista mensile, numero 331-marzo
1996.
AA.VV. Recenti scavi a San Paolo Belsito, (catalogo
della mostra archeologica inaugurata il 1 maggio
1996), Salerno, 1996.
Albore Livadie C. - Vecchio G., San Paolo Belsito
(Nola) - Località La Vigna, in AA.VV.,
I Greci in Occidente. La Magna Grecia nelle collezioni
del Museo Archeologico di Napoli, Napoli 1996.
AA.VV., Un'eruzione vulcanica durante il Bronzo
antico-Ricerche a San Paolo Belsito e nel suo
terriorio, (dépliant della mostra documentaria
inaugurata il 5 giugno 1997), Salerno, 1997.
C. Albore Livadie, Archeologia sotto il vulcano.
Gli insediamenti della regione vesuviana e l'attività
vulcanica, in Mons Vesuvius-Sfide e catastrofi
tra paura e scienza, a cura di Giuseppe Luongo,
Napoli, 1997.
AA.VV, Evidence of the adverse impact of the "Avellino
Pumices" eruption of Somma-Vesuvius on old
Bronze age sites in the Campania region (Southern
Italy), in Quaternaire, International Journal
of the French Quaternary Association, Volume 9-Numero
1, 1998.
C. Albore Livadie-G. Mastrolorenzo-G. Vecchio,
Eruzioni pliniane del Somma-Vesuvio e siti archeologici
dell'area nolana, in Archeologia e Vulcanologia
in Campania, Napoli 1998.
AA.VV, Sulla datazione dell'eruzione delle "Pomici
di Avellino" e il suo impatto sui siti archeologici
del Bronzo antico della Campania, in Le Scienze
della Terra e L'Archeometria, a cura di C. D'Amico
- C. Albore Livadie, Napoli 1998.
C. Albore Livadie, Territorio e insediamenti nell'agro
Nolano durante il Bronzo antico (facies di Palma
Campania): Nota preliminare, in L'eruzione Vesuviana
delle "Pomici di Avellino" e la facies
di Palma Campania (Bronzo antico), a cura di Claude
Albore Livadie, Bari 1999.
AA.VV, Un'eruzione vesuviana 4000 anni fa. Reperti
provenienti dal sito archeologico di San Paolo
Belsito, (catalogo della mostra inaugurata al
Museo di Antropologia di Napoli il 20 novembre
1999), Napoli, 1999.
C. Albore Livadie - N. Castaldo Mastrolorenzo
- G. Vecchio, Effetti delle eruzoni del Somma-Vesuvio
sul territorio di Nola dall'età del Bronzo
all'epoca romana tardiva, in Tephras-chronologie
et archéologie, Congrès "Téphrochronologie
et coexistence hommes-volcans", Brivs-Charensac
24-29 agosto 1998, Dossiers de l'Archéo-Logis
n°1, Clermont-Ferrand, 2001.
C. Albore Livadie, Nola: la Pompéi Préhistoire.
Recherches en cours sur un site du Bronze ancien
détruit par l'éruption des Ponces
d'Avellino (3500 B.P.), in Hommes et Volcans/De
l'éruption à l'objet. Actes du symposium
15.2 organisé par la Commission 31 de l'Union
des Sciences Préhistoriques et Protohistoriques
dans le cadre du XIVe Congrès, UISPP, Université
de Liège, Belgique, 2-8 septembre 2001.
Dossiers de l'Archéo-Logis n°2, 2001.
G. Vecchio-C. Albore Livadie-N. Castaldo, Archeologia
a S. Paolo Belsito-Monticello/La Starza: una necropoli
del Bronzo antico, (dépliant della mostra
documentaria "Ritrovamenti archeologici nel
territorio S. Paolo Belsito", inaugurata
il 10 maggio 2002), Nola, 2002.
AA.VV., Nola Quattromila anni fa. Il villaggio
del Bronzo Antico distrutto dal Vesuvio, (catalogo
della mostra inaugurata a Nola il 20 giugno 2002),
Nola, 2002.
C. Albore Livadie, Abella e l'Ager Nolanus tra
Paleolitico ed età del Bronzo, in Clanius,
Anno VI n. 1-2 Gennaio-Dicembre 1999, Dicembre
2002.
3.
Leonardo Avella, Presentazione di una copia manoscritta
inedita relativa ai confini territoriali della
Città di Nola nel 1639 con i suoi Casali
il cui originale venne distrutto nell'incendio
di Villa Montesano il 30 settembre 1943, Marigliano,
1977.
4. G.S. Remondini, Della Nolana Ecclesiastica
Historia, III Tomi, Napoli, 1747-1757.
5. Vincenzo Spampanato, Nola e dintorni, in Le
Cento Città d'Italia - Supplemento mensile
illustrato del Secolo, Anno XXXIV, Venerdì
31 Marzo, Supplemento al N. 11834, Milano, 1899.
6. L'opera infatti, fu scritta a Vienna nel 1791.
7. La notizia è riportata in un articolo
di S. Allocca apparso sul Corriere di Napoli del
5-7-1957, ma finora non ha trovato riscontro nelle
pur dettagliate cronache del viaggio del Cardinale
Ruffo e delle travagliate vicende della Repubblica
Partenopea.
8. Si tratta dei resti di una decorazione, poco
conservata, dove, sul fondo bianco, risaltano
festoni e nastri retti da putti secondo le consuete
tipologie delle "grottesche", ispirate
alla pittura antica e nate nel Cinquecento ma
protrattesi nei secoli successivi.
9. L'immagine, non identificata, potrebbe riferirsi
a S. Gennaro Vescovo e Martire, primitivo titolare
della chiesa; manca, però, nella nostra
versione l'attributo delle ampolline con il sangue,
che accompagna solitamente le raffigurazioni del
Santo che presenta, tra l'altro, un aspetto maturo
con folta barba bianca, altro particolare insolito
nelle rappresentazioni del Martire beneventano.
Potrebbe trattarsi, più verosimilmente,
di San Paolino Vescovo, con il quale il dipinto
a più spiccate attinenze iconografiche.
10. C. Albore Livadie-N. Castaldo, Territorio
e archeologia a S. Paolo Belsito, in Vincenzo
Vecchione, San
Paolo Bel Sito - Storia civile e religiosa (in
stampa).
|
 |