Ha camminato a piedi nudi sul fango dell'alluvione che ha inondato la zona subito dopo l'eruzione del Vesuvio, detta delle «pomici di Avellino»: le impronte di un uomo, orme nitide, ben definite nonostante rappresentino la traccia di una passeggiata avvenuta 4000 anni fa. Le hanno scoperte, a Palma Campania, gli archeologi della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei nel corso dei sondaggi preliminari alla costruzione della strada a scorrimento veloce che dovrà collegare il vallo di Lauro con l'autostrada Caserta-Salerno. Per gli addetti ai lavori si tratta di un rinvenimento «straordinario», di quelli destinati a scrivere un'altra importante pagina della storia antica dell'area nolana. Le tracce del passaggio di un essere umano che ha affondato i piedi nel fango non lasciano spazio ad altre ipotesi: gli abitanti dei villaggi, costretti a scappare a causa della pioggia di cenere e lapilli, sono stati lontani dalle proprie abitazioni pochi giorni, giusto il tempo che il pericolo cessasse. «Le capanne abbandonate per sfuggire alle ire del Vesuvio - spiega l'archeologo Nicola Castaldo, cui si deve la scoperta - dovevano in parte emergere dal deposito eruttivo-alluvionale. Gli uomini scampati alla catastrofe forse erano in cerca di riparo oppure tentavano di recuperare masserizie e provviste alimentari. Un po' insomma come evidenziato di recente per gli abitati rinvenuti ad Afragola. È singolare anche la circostanza territoriale. Sempre a Palma Campania nel 1972 fu registrato un altro importante ritrovamento che sancì l'inizio dello studio sulla facies culturale del bronzo antico, detta proprio di Palma Campania». Ormai i dubbi sulle sequenze che hanno caratterizzato il periodo dell'eruzione vulcanica avvenuta nella seconda metà del III millennio a.C. sono praticamente tutti fugati: le comunità preistoriche tornarono ad insediarsi nei luoghi che avevano lasciato, nonostante i danni prodotti dai fenomeni vulcanici. Le impronte di Palma Campania rappresentano dunque una conferma. Una spiegazione scientifica a un'altra scoperta effettuata a Nola, dove sorge l'importante villaggio con le capanne risalenti all'età del Bronzo antico. D'altra parte "spunti" analoghi erano già emersi in un'altra zona di Nola, a via Cimitile. Nei pressi del presidio dei vigili del fuoco sorge un insediamento risalente alla fase finale del Bronzo antico ed anche lì, nel 1999, «in prossimità del tetto di una capanna - spiega ancora Castaldo - furono trovati resti di suppellettili e la lama di un pugnale in bronzo». «I ritrovamenti di via Isernia a Palma Campania - sottolinea il coordinatore dello scavo e responsabile della soprintendenza, Giuseppe Vecchio - contribuiscono a far luce sul passato dell'area nolana e regalano nuove occasioni anche scientifiche allo studio degli effetti delle eruzioni vulcaniche sul territorio». L'eccezionalità del ritrovamento ha già comportato l'allargamento dello scavo per consentire agli studiosi di effettuare ulteriori ricerche. In ogni caso, almeno per il momento, si esclude che la scoperta possa costituire un impedimento al progetto che prevede la realizzazione dello strategico percorso stradale. (Fonte: Il Mattino)